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TSMC, ex ingegnere arrestato per una rete clandestina di valuta

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Un ex ingegnere TSMC è finito nelle mani della polizia taiwanese dopo aver gestito per anni una rete clandestina di cambio valuta tra Taiwan e Corea del Sud, un giro d’affari costruito con la stessa precisione metodica che di solito si applica ai processi produttivi in fabbrica. L’uomo, indicato con il cognome Chang, aveva lasciato il colosso dei semiconduttori per problemi di salute. Nel frattempo, però, il suo secondo lavoro andava avanti da parecchio tempo.

Le indagini sono partite a febbraio, quando alle autorità è arrivata una segnalazione su una società di logistica sospettata di movimentare denaro tra i due Paesi. Da lì gli investigatori hanno tirato il filo, scoprendo che dietro quell’insegna apparentemente banale si nascondeva una struttura di riciclaggio di denaro attiva addirittura dal 2018.

TSMC: come funzionava la rete di cambio clandestino

Il meccanismo serviva soprattutto alle aziende taiwanesi del settore abbigliamento che acquistano merce in Corea del Sud. Una volta concluso l’acquisto, i rappresentanti delle società in Taiwan versavano il dovuto al circuito valutario sotterraneo, che poi provvedeva a saldare i fornitori coreani senza mai passare dai canali bancari ufficiali. Un sistema comodo, veloce, e completamente fuori dai radar.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia di Taiwan, alcuni operatori di questo mercato parallelo non si limitano a spostare denaro. Incassano anche le spese di spedizione e si occupano del trasporto fisico della merce verso Taiwan. Ed è qui che entra in gioco la società di logistica usata come facciata, che dalla Corea portava i prodotti a destinazione.

Il guadagno arrivava dalla differenza tra i tassi di cambio. Quelli del mercato nero, di norma, sono più alti di quelli ufficiali, e su ogni transazione restava un margine. Margine che veniva poi diviso con la società di logistica coinvolta nell’operazione.

Criptovalute, Binance e cold wallet per confondere le tracce

Il gruppo non si è fermato ai bonifici transfrontalieri tradizionali. Parte dei fondi finiva su un exchange di criptovalute taiwanese, per poi essere spostata verso la Corea del Sud attraverso piattaforme internazionali come Binance e Bybit, oltre che tramite cold wallet personali. Un percorso volutamente frammentato, spiegano gli investigatori, pensato proprio per disperdere le tracce e rendere più difficile ricostruire i flussi.

L’apporto dell’ex tecnico è stato tutt’altro che marginale. Chang aveva messo a punto formule per il calcolo dei profitti e studiato metodi per sfruttare al meglio gli scarti tra i tassi di cambio, trasformando quella che poteva essere un’attività artigianale in qualcosa di molto più strutturato. Competenze da ingegnere applicate a un business illegale, in sostanza.

Tre blitz, quattordici perquisizioni e una Tesla sequestrata

L’operazione della polizia si è sviluppata in tre ondate, il 14 luglio, il 22 luglio e il 29 luglio, in diversi distretti taiwanesi, per un totale di quattordici perquisizioni. Il bilancio finale parla dell’arresto dell’ex dipendente TSMC insieme a undici complici.

Il materiale recuperato dà l’idea delle dimensioni del giro. Gli investigatori hanno messo le mani su 2,55 milioni di dollari taiwanesi in contanti, 1.078 tether, 1,71 milioni di won coreani e altri beni provenienti da vari Paesi per un controvalore di 1,03 milioni di dollari taiwanesi. Nell’elenco dei beni sequestrati compaiono anche tre orologi Piguet, un Rolex e una Tesla Model S Plaid, che di certo non passa inosservata in un garage.

Dopo l’arresto, l’ingegnere è stato rilasciato su cauzione, fissata in EUR 427.387 taiwanesi. La ricostruzione della polizia resta quella di una rete capace di combinare vecchi metodi del mercato nero valutario con strumenti digitali moderni, sfruttando entrambi i mondi per far muovere il denaro tra Taiwan e Corea del Sud senza lasciare impronte nei registri bancari.

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