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Dalla Casa Bianca arriva una definizione che suona quantomeno generosa: Truth Social sarebbe “la piattaforma social più potente e popolare del mondo”. A pronunciarla è stato il portavoce Davis Ingle, e basta guardare i numeri sugli utenti attivi dei grandi social per capire che la distanza tra l’affermazione e la realtà è parecchio ampia.
I dati sulle piattaforme più diffuse raccontano infatti un’altra storia. In cima alla classifica globale c’è YouTube, con 2,65 miliardi di utenti attivi mensili. Subito dietro Facebook, che si ferma a 2,39 miliardi, poi TikTok con 2,21 miliardi e Instagram con 1,99 miliardi. Truth Social, semplicemente, non compare nella top 10. E non è che quella lista si chiuda con nomi di nicchia: in fondo ci sono X di Elon Musk con 450 milioni di utenti e Threads di Meta con 223 milioni. Perfino Pinterest, con i suoi 579 milioni di utenti nel mondo, sta davanti a entrambi.
Truth Social: il traffico che scende invece di salire
C’è poi un dettaglio che stride ancora di più con l’idea di piattaforma dominante: il traffico di Truth Social sta calando. A luglio il numero di visitatori mensili è sceso del 36 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Guardando l’andamento su un arco più lungo, tra gennaio e luglio 2025 la media era di 28 milioni di visitatori al mese, mentre nei primi sette mesi del 2026 la cifra è scivolata a 25 milioni. Numeri rispettabili per un social di nicchia, certo, ma lontanissimi da qualsiasi definizione di primato mondiale.
Il mese scorso la piattaforma ha lanciato un abbonamento dal prezzo fuori scala: circa 90.000 euro al mese per ottenere accesso anticipato ai post di Donald Trump e di altri utenti di primo piano. Un’iniziativa che ha subito sollevato dubbi e accuse di corruzione, visto che a pagare quella cifra sarebbero soggetti interessati a leggere in anteprima quello che scrive un presidente in carica. Non si tratta di un servizio pensato per il pubblico generico, evidentemente, e la struttura stessa dell’offerta ha alimentato le critiche.
Immagini generate dall’AI e “voce autentica”
Buona parte dell’attività di Trump sulla piattaforma passa da contenuti visivi creati con l’intelligenza artificiale. Tra i post più citati ce n’è uno in cui la sua testa viene montata sul corpo di Hulk Hogan, e un altro in cui colpisce una sagoma dell’Iran con un martello decorato con la bandiera americana. Materiale che circola parecchio, che genera reazioni, ma che difficilmente basta a spostare gli equilibri di un mercato dominato da piattaforme con miliardi di utenti.
La giustificazione offerta da Ingle si appoggia proprio sulla figura del presidente. Secondo il portavoce, la popolarità di Truth Social deriverebbe dalla “voce autentica” di Trump, dal fatto che lì “comunica direttamente con il popolo americano e con il mondo senza che i media di parte lo estrapolino dal contesto”. Un argomento che sposta il discorso dal terreno dei numeri a quello del valore politico della piattaforma, che è poi l’unico su cui il confronto con YouTube o TikTok può reggere.
Resta il fatto che il social di proprietà di Trump viene descritto dall’amministrazione come leader globale mentre i suoi indicatori di traffico vanno nella direzione opposta. Il divario tra i 25 milioni di visitatori mensili registrati nel 2026 e i miliardi di utenti attivi delle grandi piattaforme non è una questione di metodologie diverse o di conteggi discutibili: sono ordini di grandezza completamente differenti. E l’abbonamento da 90.000 euro al mese, arrivato proprio mentre il traffico scendeva, ha aggiunto un ulteriore motivo di discussione attorno a un progetto che continua a muoversi in un perimetro molto più piccolo di quello che gli viene attribuito.








