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Trump Phone aumenta, prezzo su del 50%: ora costa circa 690 euro

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Il rincaro che ha colpito il Trump Phone racconta bene quanto la crisi dei chip di memoria stia mordendo l’intero mercato, perché nelle scorse ore il sito di Trump Mobile è stato aggiornato in sordina con un ritocco al listino di circa 230 euro. Si passa dai 460 euro iniziali a circa 690 euro, vale a dire un 50% in più, senza comunicati, senza annunci, senza nemmeno una riga a spiegare il perché. Chi era passato sul sito qualche settimana fa e ha rifatto lo stesso giro adesso ha trovato semplicemente un altro numero accanto al dispositivo.

Va detto che il T1 Phone partiva da una posizione di vantaggio, almeno sulla carta. La scheda tecnica era piuttosto competitiva rispetto alla cifra richiesta, anche se la piattaforma di base è un po’ datata e il telefono, sostanzialmente, è un HTC U24 Pro rimarchiato. Il punto che oggi pesa più di tutti riguarda proprio la memoria: 12 GB di RAM e 512 GB di archiviazione sono numeri generosi, e sono esattamente i componenti il cui costo è schizzato verso l’alto negli ultimi mesi. Difficile immaginare che un piccolo operatore riesca ad assorbire una pressione del genere sui margini.

Un aumento annunciato a mezza voce

La cosa curiosa è che l’aumento non arriva del tutto a sorpresa. Già nei mesi successivi al lancio alcuni dirigenti di Trump Mobile avevano definito i 460 euro come un prezzo introduttivo, quindi un livello destinato a non durare. Poi anche il sito ufficiale aveva cambiato registro, descrivendo quella cifra come prezzo promozionale, almeno per un certo periodo. Insomma, i segnali c’erano tutti, mancava solo la data.

Per quanto possa suonare strano, con i listini attuali una cifra vicina ai 690 euro risulta perfino più coerente con quel tipo di configurazione rispetto ai 460 euro di partenza. Il mercato si è mosso, i costi dei componenti sono saliti, e diversi produttori stanno rivedendo i propri prezzi in modo analogo. Sul fronte hardware, quindi, la logica commerciale regge. Sul fronte software, invece, il discorso cambia parecchio e non in meglio.

Il vero tallone d’Achille resta il software

Le vendite del Trump Phone sono partite a maggio, con un ritardo talmente esteso che per mesi e mesi si era rafforzata l’ipotesi che il progetto restasse sulla carta, un caso di vaporware in piena regola. Poi il telefono è arrivato davvero, ma il supporto successivo è stato tutt’altro che brillante. Da quel momento il dispositivo ha ricevuto un solo aggiornamento, che ha portato le patch di sicurezza Android da febbraio 2026 a maggio 2026. Uno. In tutto questo tempo.

C’è poi la questione della versione di sistema. Il terminale continua a girare su Android 15, una release che rispetto a quanto offrono oggi i concorrenti mostra già chiaramente i segni del tempo. Per un prodotto che chiede quasi 690 euro, la mancanza di un percorso di aggiornamenti chiaro e regolare diventa un problema concreto, perché è proprio su quel terreno che si misura la differenza tra uno smartphone e un oggetto destinato a invecchiare in fretta.

Il quadro complessivo, quindi, è quello di un dispositivo che si allinea al mercato dal lato dei costi ma continua a restare indietro dal lato dell’assistenza. La combinazione di 12 GB di RAM, 512 GB di spazio e un prezzo rivisto verso l’alto racconta soprattutto quanto la crisi dei chip stia riscrivendo i listini un po’ ovunque, dai grandi marchi fino ai progetti più di nicchia. E il T1 Phone, con il suo aumento silenzioso comparso da un giorno all’altro sul sito ufficiale, ne è la dimostrazione più recente.

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