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Treni merci autonomi: ex ingegneri SpaceX sfidano i camion

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Il trasporto ferroviario delle merci potrebbe cambiare in modo profondo nei prossimi anni grazie ai treni merci autonomi, un’idea in apparenza semplice che prevede di sostituire i tradizionali convogli lunghi centinaia di metri con piccoli mezzi elettrici capaci di muoversi senza conducente. In Italia un progetto del genere rischia di sembrare quasi fantascienza, soprattutto guardando alle condizioni in cui si trovano molte linee nazionali. Messe da parte le polemiche però la proposta merita attenzione perché punta a sciogliere un nodo che il settore si porta dietro da tempo.

Dietro questa visione c’è infatti un obiettivo preciso, cioè rendere la ferrovia competitiva anche dove oggi fatica di più. I binari hanno sempre dato il meglio sulle lunghe percorrenze, quando un unico treno carico all’inverosimile riesce a distribuire i costi su grandi quantità di merce. Sulle distanze ridotte invece il discorso cambia parecchio e i camion finiscono quasi sempre per avere la meglio.

Il nodo delle tratte brevi

I numeri aiutano a capire la portata della questione. Solo negli Stati Uniti circa il 60% delle spedizioni di merci si sviluppa su percorsi inferiori agli 800 chilometri. Parliamo quindi della maggior parte dei viaggi, eppure proprio su questi tragitti il trasporto su gomma risulta spesso più conveniente rispetto alla rotaia.

Il motivo è legato alla natura stessa dei grandi convogli merci. Per funzionare in modo sostenibile hanno bisogno di infrastrutture adeguate e di personale dedicato, ma soprattutto di volumi di carico abbastanza elevati da giustificare la spesa. Quando la quantità di merce da spostare non basta o il tragitto è troppo corto, far partire un treno di quelle dimensioni smette di avere senso dal punto di vista economico. Ed è esattamente in questo spazio che i mezzi pesanti su strada trovano terreno fertile, sfruttando una flessibilità che le ferrovie tradizionali faticano a offrire.

Ridurre le dimensioni dei convogli e togliere il conducente dalla cabina potrebbe spostare questo equilibrio. Mezzi più piccoli richiedono carichi minori per mettersi in viaggio, mentre l’automazione interviene su una delle voci di costo legate al personale. Almeno questa è la scommessa su cui si regge l’intera idea.

Parallel Systems e il progetto Panther

A provarci è Parallel Systems, startup nata nel 2020 per iniziativa di alcuni ex ingegneri di SpaceX. Tra i fondatori figura Matt Soule, che oggi guida l’azienda nel ruolo di amministratore delegato. Un gruppo cresciuto nel mondo aerospaziale ha quindi scelto di misurarsi con un ambito molto diverso come quello ferroviario, con l’ambizione di ripensare il modo in cui le merci si spostano sui binari e di recuperare quelle tratte che oggi la rotaia lascia quasi del tutto alla strada.

Il cuore della proposta si chiama Panther, un sistema ferroviario elettrico completamente autonomo. Niente locomotive gigantesche né file interminabili di vagoni ma piccoli convogli pensati per viaggiare da soli lungo la rete, proprio sulle distanze dove il treno classico perde terreno nei confronti dei camion. Un approccio che rovescia la logica dei grandi volumi e prova a portare la ferrovia su un terreno finora poco battuto.

Per dare gambe al progetto la società ha appena chiuso un nuovo finanziamento da circa 89 milioni di euro. Il capitale raccolto sarà destinato ad accelerare la produzione di Panther, il sistema con cui la startup fondata dagli ex ingegneri di SpaceX intende portare i treni merci autonomi sulle tratte brevi.

Fonte: TecnoAndroid

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