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Le auto ibride stanno vivendo negli Stati Uniti il momento più fortunato della loro storia recente, e il paradosso è che il gruppo che ci ha investito meno di tutti è proprio quello che aveva puntato con più convinzione sull’elettrico puro. La quota di mercato delle ibride è passata dal 16 percento di febbraio al 19 percento di agosto, spinta dall’impennata dei prezzi della benzina seguita allo scoppio della guerra in Iran. Chi aveva scommesso sul motore termico abbinato a quello elettrico ora incassa. Chi aveva promesso listini solo a batteria, un po’ meno.
Vale la pena tornare indietro alla fine degli anni Dieci, quando l’intera industria sembrava convinta che il futuro fosse scritto. Marchi che annunciavano la fine dei motori a combustione entro il 2030, miliardi spostati sulle piattaforme a batteria, normative sempre più severe. In quel clima le ibride venivano trattate come un ripiego, una tappa intermedia. Mary Barra, numero uno di GM, nel 2019 le definì proprio così, una soluzione ponte. Sette anni dopo i numeri delle vendite americane raccontano una storia diversa, perché l’ibrido non è affatto una fase di passaggio ma una scelta stabile per milioni di automobilisti.
Toyota incassa i frutti della pazienza
La grande vincitrice è Toyota, che nel primo trimestre si è assicurata il 49,2 percento del mercato ibrido statunitense. Metà del segmento, praticamente. E parliamo di un segmento che continua a crescere, con un analista che prevede una quota del 34 percento entro il 2031. Un dato notevole se si pensa a quanti anni la casa giapponese ha passato sotto accusa per la sua lentezza sull’elettrico, con il Prius indicato come simbolo di una tecnologia superata.
Il confronto tra i due colossi è eloquente. La quota di GM sul mercato americano è scesa dal 17,6 percento del primo semestre 2025 al 16,8 percento dello stesso periodo di quest’anno, mentre Toyota è salita dal 15,5 al 15,8 percento. Non un crollo, ma una direzione chiara. Chi ha mantenuto una gamma ibrida ampia sta raccogliendo clienti che vogliono consumare meno senza cambiare abitudini, senza colonnine, senza pianificare i viaggi.
Sull’altro fronte, le auto elettriche negli Stati Uniti stanno arretrando. La loro quota è passata dal 14,4 percento di settembre 2025 al 7,1 percento di maggio, un dimezzamento che ha molto a che fare con la cancellazione degli incentivi federali voluta dall’amministrazione Trump. In Europa, dove il costo del carburante brucia allo stesso modo, succede l’opposto: un’auto nuova su quattro è elettrica. Due mercati, due traiettorie.
Le uniche ibride di GM costano come una casa
Qui arriva la parte difficile per Detroit. Se GM vuole rientrare in partita, deve portare in fretta nuove ibride ad affiancare i modelli a benzina che, per fortuna sua, ha continuato a produrre. Il problema è che al momento l’intera offerta ibrida del gruppo negli Stati Uniti si riduce a due Corvette, la E-Ray da circa 95.000 euro e la ZR1X da circa 195.000 euro. Due sportive, nessuna famiglia che le possa considerare. In passato il gruppo aveva in listino berline e SUV ibridi, e continua a venderne in Cina, ma sul mercato americano oggi il vuoto è quasi totale.
Quando arriveranno modelli ibridi con più di due posti in Nord America? L’azienda non conferma date e non commenta le indiscrezioni, ma fonti del settore indicano che gli showroom americani potrebbero restare senza ibride accessibili fin quasi alla fine del decennio. Una prospettiva che ai concessionari non piacerà affatto, considerando quanto velocemente si muove la domanda in questa fase.
Fonte: TecnoAndroid








