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Toyota C-HR elettrica, richiamo software per 8.521 auto

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Un richiamo appena partito riguarda Toyota C-HR, il crossover tornato per il 2026 in versione completamente elettrica, e l’origine della vicenda è quantomeno curiosa: tutto è nato durante i test di un futuro modello a batteria di cui la casa giapponese non ha voluto svelare il nome. Da lì è partita una verifica a catena sulle centraline di altri veicoli elettrici del gruppo, e il risultato è stato l’individuazione di un difetto software che può portare la batteria a sovraccaricarsi e a interrompere l’erogazione di potenza mentre la vettura è in movimento.

I numeri sono contenuti ma non trascurabili: 8.521 veicoli coinvolti, tutti riconducibili a un errore di programmazione. Il problema era emerso ad aprile, durante le prove del misterioso modello elettrico non ancora annunciato, e solo in un secondo momento la revisione interna ha portato a includere anche C-HR nell’elenco delle vetture da sistemare.

Toyota C-HR elettrica’ cosa succede alla batteria e in quali condizioni

Il cuore della faccenda sta nella logica di protezione della batteria, quella che dovrebbe mettere un tetto alla ricarica e impedire che la cella superi i limiti previsti. A causa dell’errore nel codice, in alcune circostanze specifiche quel limite non viene rispettato e si arriva al sovraccarico.

Le condizioni che possono innescare il difetto sono piuttosto particolari. Serve una combinazione di basse temperature, batteria già molto carica e un uso prolungato della modalità rigenerativa. Tradotto in uno scenario concreto: una vettura ricaricata al massimo durante la notte in un ambiente di montagna, seguita da una lunga discesa verso valle con la frenata rigenerativa che lavora quasi ininterrottamente. È un esempio, certo, ma rende bene l’idea di quanto sia raro che tutti i fattori si presentino insieme.

Non a caso Toyota afferma di non essere a conoscenza di richieste in garanzia o di segnalazioni sul campo collegate al problema. Nel caso in cui la situazione si verificasse davvero, comunque, il conducente verrebbe avvisato da spie luminose e da un segnale acustico che accompagnano la perdita di potenza motrice. Nessun intervento meccanico complicato all’orizzonte: essendo un difetto puramente software, i concessionari si limiteranno ad aggiornare la centralina elettronica. Le comunicazioni ai proprietari sono in programma a partire dal 18 ottobre.

Il secondo richiamo riguarda un’etichetta sbagliata

In parallelo, la casa giapponese ha avviato una seconda campagna che tocca appena 135 veicoli e che con l’elettrico non c’entra nulla. Qui il problema riguarda l’etichetta relativa alla capacità di carico modificata, quella che indica quanto peso il mezzo può portare dopo l’installazione di accessori.

L’elenco dei modelli è variegato e spazia tra pick up e SUV: Tacoma del 2024, Tundra del 2025, oltre a 4Runner e RAV4 dell’anno modello 2026. L’errore non nasce da un difetto costruttivo ma da un banale inserimento sbagliato di dati in uno dei sistemi interni, con i valori di peso di alcuni accessori riportati in modo non corretto. Il risultato è che i calcoli finali risultano falsati e le etichette applicate sui veicoli possono indurre i proprietari a caricare più del dovuto.

La scoperta è arrivata durante un audit interno che ha fatto emergere otto componenti accessori con discrepanze nei pesi dichiarati. La soluzione prevista è la più semplice possibile: i concessionari sostituiranno l’etichetta con una nuova, riportando i valori corretti.

Restando in tema di elettrificazione, la vicenda di C-HR si inserisce in un periodo non semplicissimo per i piani a batteria del costruttore, che ha da poco rinviato il lancio del nuovo Highlander elettrico prima ancora che arrivasse sul mercato.

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