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Portare a casa un pezzo di Marte è uno di quegli obiettivi che la comunità scientifica rincorre da decenni, e adesso la Cina sembra la candidata più credibile a riuscirci per prima. Sul Pianeta Rosso i rover ci sono già, si muovono, analizzano il suolo, scattano immagini e trasmettono dati preziosi. Perseverance ne è l’esempio più noto. Però c’è un limite che nessuno ha ancora superato: nemmeno un grammo di terreno marziano è mai arrivato sulla Terra per essere studiato nei laboratori terrestri, con strumenti che una sonda, per quanto sofisticata, non potrà mai portarsi dietro.
È qui che entra in scena Tianwen 3, la missione con cui Pechino punta a raccogliere e riportare indietro 500 grammi di materiale marziano. Non sembra molto, mezzo chilo di polvere e roccia, ma nel campo della planetologia una quantità del genere vale quanto una biblioteca. Analizzata con la strumentazione disponibile a Terra, quella manciata di campioni potrebbe raccontare cose che nessun rover riuscirà mai a dire da lassù.
Tianwen 3 procede, il rientro è fissato al 2031
Lo stato di avanzamento dei lavori è stato descritto dallo scienziato capo della missione, Hou Zhengqian, in un intervento su CCTV. Il quadro tracciato parla di una missione Tianwen 3 che procede senza intoppi, con un lavoro tecnico che si sta intensificando per risolvere i nodi ancora aperti. E di nodi, in una missione di questo tipo, ce ne sono a bizzeffe: atterrare, raccogliere, ripartire dalla superficie marziana, agganciare un modulo in orbita e infine rientrare nell’atmosfera terrestre senza rovinare il carico.
Sul fronte dell’hardware, la sonda è entrata nella fase di sviluppo del prototipo. Tradotto: si è passati dai disegni e dalle simulazioni ai componenti reali, quelli che vanno costruiti, montati e messi sotto stress per capire se regge tutto. Parallelamente, sul versante scientifico, diversi gruppi di ricerca sparsi in tutto il Paese stanno lavorando insieme per affrontare le sfide legate agli obiettivi della missione. Un coordinamento ampio, che dà l’idea di quanto peso Pechino stia mettendo su questo programma. Se la tabella di marcia verrà rispettata, il rientro dei campioni sulla Terra è previsto per il 2031.
Gli Stati Uniti fermi al palo con Mars Sample Return
Il tempismo di questi aggiornamenti non passa inosservato, perché il progetto gemello americano, il Mars Sample Return, è in una fase di stallo. Il programma che per anni è stato considerato la strada maestra verso i primi campioni marziani si è impantanato, e nel frattempo la Cina ha continuato a macinare tappe. Il risultato è uno scenario che pochi anni fa sarebbe stato difficile da immaginare: la possibilità concreta che sia Pechino, e non Washington, a mettere per prima le mani su un frammento di un altro pianeta.
C’è poi la questione che rende tutto questo davvero interessante e che va oltre la competizione tra potenze spaziali. Da tempo si sospetta che Marte possa aver ospitato la vita in un lontano passato. Se quei 500 grammi contenessero tracce riconducibili a una qualche forma di attività biologica, il valore della scoperta uscirebbe dai confini dell’astronomia e cambierebbe il modo in cui l’umanità guarda al proprio posto nell’universo. Un traguardo simile finirebbe nei libri di storia, e accanto ci sarebbe il nome del Paese che lo ha raggiunto.








