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ECG e AI: in 2 secondi individua chi rischia il cuore

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Un algoritmo che analizza un ECG in meno di due secondi e riesce a segnalare chi rischia davvero un problema al cuore: è questa la novità presentata al congresso annuale della Società Europea di Cardiologia, dove un nuovo strumento basato su intelligenza artificiale ha mostrato di saper leggere un elettrocardiogramma di routine e pescare al suo interno segnali che a un occhio umano sfuggirebbero. Niente diagnosi definitive, sia chiaro. Ma una spia che si accende al momento giusto, prima che la lista d’attesa faccia il suo lavoro peggiore.

L’elettrocardiogramma è uno degli esami più diffusi in assoluto. Registra l’attività elettrica del cuore, il ritmo, la frequenza, le anomalie più evidenti, e resta uno strumento prezioso per riconoscere un infarto o alcuni disturbi del battito. Il punto è che non arriva a tutto. Per individuare una insufficienza cardiaca o una malattia delle valvole i medici devono passare da un’ecocardiografia, cioè un’ecografia del cuore, e lì i tempi si allungano parecchio. Diversi mesi, in alcuni casi, tra la raccomandazione del medico e l’esame vero e proprio.

Cosa vede l’AI dentro un tracciato apparentemente normale

È proprio in quella zona grigia, l’attesa, che lo strumento potrebbe fare la differenza. Addestrato su milioni di pazienti, prende un ECG ordinario e individua pattern che nella lettura tradizionale passano inosservati. I ricercatori lo hanno definito una AI “sovrumana”, formula un po’ teatrale, va detto, ma il compito che gli viene affidato è concreto e circoscritto: mettere in cima alla fila i pazienti con la probabilità più alta di avere un problema.

I numeri arrivano da uno studio condotto negli Stati Uniti su 67.000 pazienti. Lo strumento ha identificato fino all’81% delle persone con insufficienza cardiaca e fino al 90% di quelle con una malattia delle valvole. Percentuali che non equivalgono a una diagnosi, perché la conferma resta affidata all’ecografia, ma che permettono di capire chi ha bisogno di essere visto prima. L’idea, in sostanza, è invertire l’ordine di priorità: non più solo la data di prenotazione, ma il rischio effettivo letto in un tracciato che il paziente ha già fatto.

Le cautele dei cardiologi e l’ipotesi dei lettori portatili

Sonya Babu-Narayan, cardiologa e direttrice clinica presso la British Heart Foundation, l’ente che ha finanziato la ricerca, invita a non gonfiare le aspettative. Lo strumento non individuerà tutte le persone con una malattia cardiaca, ricorda, e questo va messo in chiaro. Però può accorciare il percorso di chi ha più probabilità di presentare un’anomalia. Quando si parla di cuore, aggiunge, una diagnosi e un trattamento più precoci salvano vite e ne migliorano la qualità.

Il professor Fu Siong Ng, dell’Imperial College di Londra, guarda un po’ più lontano e intravede un’altra possibilità: scovare patologie che nessuno stava cercando. Ogni anno nel mondo vengono eseguiti circa un miliardo di elettrocardiogrammi, un archivio enorme di dati già raccolti e in gran parte mai riletto con strumenti di questo tipo. Un’AI potrebbe passarli al setaccio e far emergere i casi più preoccupanti senza bisogno di nuovi esami, nuove visite, nuove attese.

Dal punto di vista pratico, i ricercatori pensano già a lettori ECG portatili assistiti dall’intelligenza artificiale, pensati per i professionisti sanitari e utilizzabili fuori dagli ospedali. Uno scenario in cui l’analisi non resta confinata al reparto di cardiologia ma può accompagnare il medico di base o l’operatore sul territorio. Il ruolo dell’algoritmo, in ogni caso, rimane quello di filtro e non di verdetto: la conferma della presenza o dell’assenza di una malattia continua a passare dall’ecografia del cuore.

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