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Il caso delle TV LG finite sotto la lente di Gamers Nexus, insieme a Level1Techs e ad alcuni ricercatori indipendenti, riguarda un dettaglio che molti danno per scontato: un televisore spento non è davvero spento. Salvo staccare fisicamente la corrente, come si faceva una volta con le vecchie multiprese dotate di interruttore, diversi servizi restano attivi in sottofondo. E secondo i test condotti su modelli OLED recenti basati su webOS, compreso un G5, quei servizi continuerebbero a scandagliare la rete domestica, a individuare gli altri apparecchi collegati e perfino a memorizzare input vocali mentre lo schermo appare nero.
L’analisi, lunga oltre due ore, si è basata sull’osservazione del traffico con Wireshark. Ne emerge un apparecchio che, una volta agganciato alla LAN, ha una visibilità sulla casa ben più ampia di quanto ci si aspetterebbe da un televisore. La vicenda arriva peraltro dopo altri episodi simili, dalle applicazioni webOS con SDK capaci di trasformare il TV in un proxy residenziale fino all’installazione automatica di software LG e McAfee su PC Windows collegati ad alcuni monitor del produttore.
Cosa vede davvero un televisore collegato alla rete di casa
Un TV connesso via Ethernet o WiFi riceve un indirizzo IP privato dal router, del tipo 192.168.1.50, e per far funzionare DLNA, casting, ThinQ o AirPlay deve per forza dialogare con gli altri dispositivi. Fin qui nulla di strano, il traffico di discovery è fisiologico. Il punto cambia quando quelle informazioni servono a costruire una mappa del nucleo domestico che poi finisce nei sistemi pubblicitari. Secondo i risultati dei test, il televisore raccoglierebbe indirizzi IP locali, dati su smartphone e smartwatch presenti, nomi e intensità del segnale delle reti WiFi circostanti e informazioni di posizione. Un elenco di SSID, preso da solo, sembra innocuo. Incrociato con il resto, aiuta a capire dove si trova l’apparecchio e a correlare device della stessa famiglia.
Il tassello che chiarisce il quadro si chiama LG Ad Solutions, la divisione dedicata alla pubblicità sui televisori connessi. Sul proprio sito promette agli inserzionisti di raggiungere non solo chi possiede una smart TV del marchio, ma anche centinaia di milioni di secondary addressable devices, cioè smartphone, tablet o computer riconducibili allo stesso nucleo. Da qui la pubblicità cross device, con un’esposizione avvenuta sul televisore messa in relazione con quello che accade poi sugli altri schermi.
ACR, microfoni e quel che resta acceso quando lo schermo è nero
C’è poi l’Automatic Content Recognition, tecnologia che preleva campioni audio o video e ne ricava una sorta di impronta digitale, confrontabile con un database remoto. Funziona a livello di pannello, quindi teoricamente riconosce anche ciò che arriva da una porta HDMI, da un decoder o da una console. Una pagina ufficiale del 2022 di LG Ad Solutions spiega che l’ACR produce dati di visione secondo per secondo e che, lavorando al glass level, riesce a distinguere le diverse sorgenti.
L’aspetto più delicato riguarda però il microfono. I ricercatori sostengono di aver ottenuto audio intelligibile registrato mentre lo schermo risultava spento. E scollegando temporaneamente il televisore da Internet, gli input vocali sarebbero rimasti salvati in locale per poi partire una volta ripristinata la connessione. Alcuni modelli supportano la modalità Always Ready, in cui il pannello resta nero mentre parte dell’elettronica continua a lavorare, riconoscimento vocale compreso. Nei termini d’uso dei servizi basati sull’intelligenza artificiale si legge che voci ed espressioni di familiari, ospiti e bambini possono essere registrate e analizzate. Al punto 6d l’azienda scarica sull’utente il compito di informare le altre persone presenti e raccogliere eventuali consensi, altrimenti va disattivato il microfono. L’informativa privacy italiana aggiornata al 29 aprile 2026 cita tra i dati trattabili la voce di chi parla, informazioni audiovisive e, per alcuni servizi, impronte vocali, coerentemente con la funzione AI Voice ID.
La raccomandazione di Gamers Nexus è drastica: non collegare il televisore a Internet e affidarsi a un box esterno per lo streaming. Efficace, certo, ma addio app integrate e aggiornamenti firmware, con i rischi di sicurezza che ne derivano nel tempo. Più sensato trattarlo come un dispositivo IoT non fidato, isolandolo in una VLAN quando il router lo consente, bloccando le connessioni verso gli altri client con firewall tipo OpenWrt, OPNsense o pfSense e controllando quali servizi contatta. Filtri DNS come Pi-hole o AdGuard Home tagliano una parte della telemetria, non tutta, perché un apparecchio può usare resolver alternativi o collegarsi direttamente per indirizzo IP. Vale infine la pena entrare nelle impostazioni e valutare la disattivazione di ACR, pubblicità personalizzata, riconoscimento vocale, AI Voice ID e Always Ready.








