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Regno Unito, laser contro i satelliti spia: attivi da un anno?

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Il Regno Unito avrebbe trovato un modo piuttosto discreto per difendersi dagli sguardi che arrivano dallo spazio, cioè puntare dei laser contro i satelliti spia avversari. Il problema di fondo è semplice da capire. Un satellite è in grado di osservare una base militare senza mai avvicinarsi ai suoi confini, e in una fase storica come quella attuale questa possibilità viene considerata inaccettabile, soprattutto in Europa e soprattutto viste le tensioni con la Russia.

Chi ha il compito di proteggere movimenti di truppe o attività sensibili si trova così davanti a una difficoltà molto concreta. Non basta recintare un’area o controllare chi entra e chi esce, perché l’osservazione arriva dall’alto e scavalca qualsiasi barriera fisica costruita a terra. Per questo motivo l’attenzione si è spostata su un’idea diversa, ovvero impedire la raccolta di immagini proprio nel momento esatto in cui il satellite transita sopra la zona da tenere al riparo. Non si tratta quindi di nascondere ciò che accade sotto, ma di rendere ciechi per qualche istante gli strumenti che dovrebbero vederlo.

Un anno di utilizzo secondo la difesa britannica

Secondo fonti della difesa britannica, Londra starebbe impiegando già da circa un anno laser installati a terra con l’obiettivo di disturbare temporaneamente i sensori ottici dei satelliti spia appartenenti a Paesi avversari. Stando a queste indiscrezioni non sarebbe dunque una semplice sperimentazione rimandata al futuro, ma un’attività già operativa da parecchi mesi e inserita nelle misure di protezione del territorio.

Il condizionale però è d’obbligo. Il Ministero della Difesa non ha confermato pubblicamente gli impieghi descritti dalle fonti e non ha nemmeno indicato quali satelliti sarebbero stati presi di mira. Mancano quindi dettagli ufficiali sia sui bersagli sia sulle modalità degli interventi, e il quadro complessivo resta affidato a quanto trapela dagli ambienti militari del Paese. Una prudenza comprensibile, considerando la delicatezza del tema e il fatto che si parla di strumenti rivolti verso apparati di altre nazioni.

Accecare senza distruggere

La domanda più naturale riguarda il funzionamento concreto di un sistema del genere. Un fascio laser puntato verso il sensore del satellite potrebbe saturarlo durante la fase di osservazione. In pratica lo strumento verrebbe investito da una quantità di luce tale da non riuscire più a registrare correttamente ciò che si trova sotto di lui, e le immagini raccolte in quel passaggio diventerebbero di fatto inutilizzabili per chi le aspetta a terra.

C’è una differenza sostanziale rispetto all’idea di abbattere un satellite. L’effetto cercato sarebbe infatti solo temporaneo e limitato alla finestra di tempo in cui l’apparecchio sorvola l’area sensibile. Terminato il passaggio il satellite continuerebbe a funzionare regolarmente, semplicemente senza aver portato a casa nulla di utile su quella specifica porzione di territorio. Un disturbo mirato quindi, non un attacco destinato a mettere fuori uso in modo permanente il mezzo avversario.

Questo approccio ha anche un altro vantaggio non da poco. Distruggere fisicamente un satellite significa generare una nuvola di frammenti che continua a girare attorno alla Terra, mentre un’interferenza di questo tipo non produrrebbe alcun detrito in orbita. Il satellite rimarrebbe intatto e l’unica conseguenza sarebbe un’osservazione andata a vuoto proprio nel momento in cui il laser britannico è entrato in azione.

Fonte: TecnoAndroid

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