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Stellantis conferma i 12 stabilimenti francesi per cinque anni

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Le promessa arriva direttamente dal vertice del gruppo: Stellantis manterrà attivi i suoi 12 stabilimenti francesi nei prossimi cinque anni. A dirlo è stato Antonio Filosa, amministratore delegato del gruppo, parlando davanti alla platea di imprenditori riunita al Medef per la Rencontre des Entrepreneurs de France, l’appuntamento che ogni anno raduna i vertici dell’industria transalpina. Un messaggio pensato per spegnere le preoccupazioni che da mesi accompagnano il futuro industriale del gruppo in Francia, dove il tema delle chiusure e dei ridimensionamenti è diventato praticamente una costante nel dibattito pubblico.

Nessuna sorpresa sul fatto che l’annuncio sia arrivato proprio in quel contesto. Il palcoscenico del Medef è tradizionalmente il luogo dove i grandi gruppi mandano segnali politici, e Antonio Filosa ha scelto di usarlo per un impegno preciso e datato, non per una generica dichiarazione di intenti. Dodici siti produttivi, cinque anni di orizzonte, nessuna chiusura all’orizzonte.

Stellantis: una promessa che ha un prezzo

Il punto interessante è che l’impegno non arriva a mano libera. Insieme alla rassicurazione sulle fabbriche francesi, il capo di Stellantis ha rivolto una richiesta piuttosto esplicita a Bruxelles: serve un quadro normativo più protettivo di fronte alla concorrenza cinese. Tradotto in parole semplici, la tenuta degli stabilimenti europei viene legata alla capacità delle istituzioni comunitarie di costruire regole che non lascino il mercato completamente aperto ai costruttori arrivati dall’Asia.

È una posizione che il settore automobilistico europeo porta avanti ormai da tempo, e che Stellantis ha fatto propria in modo sempre più diretto. La logica di fondo è quella di chi sostiene che l’industria continentale può reggere il confronto solo se le condizioni di partenza sono comparabili, e che senza un intervento politico il rischio di erosione della produzione locale resta concreto. La promessa sui 12 siti, in questo senso, funziona anche come argomento negoziale nei confronti dell’Europa.

Il peso della Francia nel gruppo

La Francia rappresenta storicamente uno dei pilastri produttivi di Stellantis, eredità della componente ex PSA confluita nella fusione che ha dato vita al gruppo. Parlare di 12 impianti significa parlare di migliaia di posti di lavoro e di un tessuto di fornitori che ruota attorno a quegli stabilimenti, con effetti che vanno ben oltre i cancelli delle fabbriche. Ogni voce su possibili tagli, quindi, si trasforma rapidamente in una questione politica prima ancora che industriale.

Filosa ha voluto mettere un punto fermo proprio su questo, davanti a un pubblico che di dinamiche industriali se ne intende. La scelta di indicare un arco temporale di cinque anni non è casuale: è abbastanza lungo da sembrare un impegno serio, abbastanza definito da poter essere verificato. Nel linguaggio delle grandi aziende, dire “nessuna chiusura entro il 2031” pesa più di mille rassicurazioni generiche.

La variabile cinese resta al centro

Il riferimento alla Cina attraversa tutto il ragionamento. I costruttori cinesi hanno cambiato gli equilibri del mercato dell’auto elettrica europeo, e la risposta che i gruppi tradizionali chiedono passa attraverso le decisioni di Bruxelles. Filosa lo ha detto in modo chiaro davanti al Medef, collegando la stabilità degli impianti francesi alla capacità europea di darsi strumenti di difesa commerciale più solidi.

Il messaggio, insomma, viaggia su due binari paralleli. Da una parte la garanzia agli operai e ai territori francesi, dall’altra la pressione sulle istituzioni comunitarie. Un equilibrio che il numero uno di Stellantis ha scelto di rendere pubblico nel modo più visibile possibile, davanti alla platea degli imprenditori francesi riuniti per la loro convention annuale.

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