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Il nome di Robert Pattinson accostato a delle palle di muschio che si spostano in gruppo sui ghiacciai sembra lo scherzo di qualcuno con troppo tempo libero, e invece è una di quelle stranezze che internet ha adottato senza troppe spiegazioni. L’attore, secondo la vulgata che circola online, sarebbe affascinato da questi grumi verdi che vagano sul ghiaccio indossando piccoli braccialetti. La parte buffa è che, guardando cosa dice davvero la scienza, quell’ossessione avrebbe pure delle ottime ragioni.
Perché i protagonisti della storia esistono eccome. Si chiamano topi di ghiacciaio, in inglese glacier mice, e sono ammassi di muschio che crescono liberi sulla superficie dei ghiacciai, senza radici, senza appoggi, senza nulla che li tenga fermi. Somigliano a batuffoli, a cuscinetti sfuggiti a un divano, a creature morbide capitate nel posto sbagliato. E si muovono.
Robert Pattinson: palle di muschio con il braccialetto, ma per un motivo serio
I braccialetti non sono un vezzo estetico delle palle di muschio, ovviamente. Sono anelli colorati applicati dai ricercatori per riconoscere ogni singolo esemplare e seguirlo nel tempo, esattamente come si fa con gli uccelli inanellati. Senza quel dettaglio sarebbe impossibile capire se un batuffolo verde ritrovato a qualche metro di distanza sia lo stesso della settimana prima oppure un altro. Con il braccialetto, invece, ogni pallina diventa un individuo con una storia tracciabile.
Il risultato di questo lavoro paziente è la parte che manda in cortocircuito il senso comune. I topi di ghiacciaio non si spostano a caso, spinti dal vento in direzioni sparse. Si muovono insieme, con velocità simili e nella stessa direzione, come una piccola mandria che attraversa il ghiaccio a passo lentissimo. Non c’è coordinamento cosciente, non c’è comunicazione, non c’è nulla che assomigli a una decisione collettiva. Eppure il comportamento d’insieme è quello, e i modelli più intuitivi basati solo sulla pendenza o sull’esposizione al sole non riescono a spiegarlo del tutto.
Ecosistemi in miniatura che camminano sul ghiaccio
C’è poi il motivo per cui vale la pena occuparsi di palle di muschio anche senza il traino della celebrità. Ogni grumo è un piccolo mondo isolato, un’oasi di materia organica in mezzo a una distesa dove praticamente nulla sopravvive. Dentro trovano casa invertebrati minuscoli, tardigradi compresi, insieme a collemboli e altri organismi che sul ghiaccio nudo non avrebbero alcuna possibilità. Il muschio trattiene calore, umidità e detriti, e crea condizioni abitabili in un ambiente che di abitabile ha ben poco.
Il meccanismo che li tiene in movimento è affascinante nella sua semplicità. Il muschio protegge il ghiaccio sottostante dallo scioglimento, mentre tutto intorno la superficie si abbassa. Piano piano la pallina si ritrova su un piccolo piedistallo, finché l’equilibrio salta e rotola giù. Poi il processo ricomincia, e quel movimento continuo garantisce che tutti i lati ricevano luce, evitando che la parte inferiore marcisca al buio. Un rotolamento che è insieme sopravvivenza e manutenzione.
Da qui l’ironia della vicenda che coinvolge Robert Pattinson. Il web ha trasformato la faccenda in un meme, con l’attore promosso a fan numero uno di questi ecosistemi in miniatura, ma il materiale di partenza regge benissimo anche senza il contorno pop. Organismi che vivono per anni, forse decenni, su una superficie in perenne movimento, che si spostano in formazione senza sapere di farlo e che ospitano intere comunità di esseri viventi grandi meno di un millimetro.
Chi lavora sui ghiacciai lo ripete da tempo. Le palle di muschio restano uno dei fenomeni meno compresi degli ambienti glaciali, e il perché di quel movimento coordinato è ancora una domanda aperta, braccialetti o meno.










