Vai al contenuto
Offerte

Spotify lancia le cover generate dall’AI con Merlin e Universal

In questo articolo Indice dei contenuti 1 sezione

Le cover autorizzate generate dall’intelligenza artificiale sono la nuova scommessa di Spotify, che dopo mesi di guerra aperta contro i brani finti prova a cambiare completamente approccio. La piattaforma ha da poco rimosso oltre 75 milioni di tracce sfornate automaticamente da sistemi di intelligenza artificiale, un numero che fa capire quanto sia diventato serio il problema della musica spazzatura caricata a raffica. Eppure la stessa azienda non ha nessuna intenzione di chiudere del tutto la porta a questa tecnologia, anzi.

L’idea che sta prendendo forma è piuttosto chiara nella sua ambizione. Invece di lasciare che l’AI produca canzoni dal nulla, senza controllo e senza permessi, Spotify vuole trasformarla in uno strumento creativo che resti dentro certi binari. In pratica gli utenti potranno realizzare cover e remix usando soltanto materiale messo a disposizione dagli artisti stessi, quelli che avranno deciso volontariamente di partecipare al progetto. Niente brani costruiti da zero da una macchina, quindi, ma nuovi modi per reinterpretare pezzi che già esistono, il tutto senza calpestare i diritti di nessuno.

Merlin porta in dote oltre 30.000 etichette indipendenti

Per far girare davvero questo meccanismo serviva un catalogo consistente, e qui entra in scena Merlin. Si tratta dell’organizzazione che rappresenta oltre 30.000 etichette indipendenti e distributori musicali sparsi un po’ ovunque, una realtà che pesa parecchio nel mercato discografico anche se magari il nome non dice granché a chi non lavora nel settore. L’accordo con Merlin non arriva da solo, perché si somma a quello già stretto in precedenza con Universal Music Group. Messi insieme, questi due tasselli ampliano in modo notevole la mole di brani che finiranno nel futuro servizio.

Il punto interessante è proprio la volontarietà. Nessuno viene trascinato dentro contro la sua volontà, sono gli artisti a scegliere se mettere o meno le proprie opere a disposizione per queste rielaborazioni. Un dettaglio che cambia parecchio le carte in tavola rispetto al caos delle tracce generate senza autorizzazione, quelle che hanno spinto Spotify alla grande pulizia dei mesi scorsi. Il modello, insomma, prova a mettere d’accordo due mondi che finora sembravano difficilmente conciliabili, la creatività alimentata dall’AI e il rispetto del lavoro di chi la musica la compone davvero.

Su come funzionerà nel concreto, con quali strumenti e con quali limiti tecnici, i dettagli sono ancora da chiarire. Quello che si sa è che la direzione è tracciata e che il coinvolgimento di realtà così importanti dà l’idea di quanto Spotify creda in questa strada. La sfida sarà offrire agli utenti qualcosa di divertente e utile, senza però ripetere gli errori del passato recente, quando i cataloghi si erano riempiti di materiale creato da algoritmi lasciati liberi di produrre a manetta.

Condividi:
65 Condivisioni