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SpaceX lascia la ISS per la Luna: la NASA ora punta su Boeing

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SpaceX ha deciso di cambiare rotta e di lasciare le missioni verso la Stazione Spaziale Internazionale per concentrarsi esclusivamente sulla Luna. Per la NASA è una notizia pesante, perché dopo il ritiro degli Space Shuttle l’agenzia americana si è affidata unicamente all’azienda di Elon Musk e alle sue navicelle Crew Dragon per portare i propri astronauti in orbita. Adesso quel servizio ha una data di scadenza e le speranze di Washington si spostano tutte su Boeing.

Il peso di questa decisione si capisce guardando la storia recente della ISS. Da circa 26 anni la stazione orbitale è abitata senza interruzioni da equipaggi che si danno il cambio a turno, e negli ultimi anni il ponte tra la Terra e il laboratorio in orbita è passato quasi interamente per le capsule di SpaceX. Togliere quel tassello significa ripensare l’intera logistica dei voli con equipaggio, e non è un dettaglio da poco.

Starship al centro dei piani di SpaceX

Il paradosso è che la NASA aveva appena rinnovato la fiducia all’azienda. Di recente sono state assegnate a SpaceX tre nuove missioni con equipaggio, Crew 15, Crew 16 e Crew 17, pensate per garantire il trasporto degli astronauti sulla ISS fino al 2030. Nel frattempo è appena partita la missione Crew 13, segno che la macchina operativa continua a girare normalmente. Eppure la società di Musk ha comunicato che ritirerà sia la navicella Crew Dragon sia il razzo Falcon 9, perché in futuro intende puntare soltanto su Starship.

Sulla carta il gigantesco vettore potrebbe persino fare meglio delle soluzioni attuali, dato che sarebbe in grado di trasportare sulla stazione un numero maggiore di astronauti alla volta. Le intenzioni dell’azienda però sono altre. Starship servirà solo per mettere in orbita i satelliti Starlink e per accompagnare gli astronauti sulla Luna grazie a una versione modificata chiamata Human Landing System, che fa parte del programma Artemis. Della stazione orbitale, in questa visione, non c’è traccia.

Le alternative tra Starliner e Blue Origin

La soluzione di riserva dovrebbe essere Starliner, la capsula sviluppata da Boeing. Il problema è che, a oltre 12 anni dalla firma del contratto, la navicella non è ancora stata impiegata per una sola missione ufficiale. Il volo di prova con due astronauti a bordo ha rischiato di finire male per alcuni guasti al sistema di propulsione, un episodio che ha lasciato più di un dubbio sull’affidabilità del mezzo. Nonostante questo, l’azienda della Virginia è riuscita a ottenere dalla NASA altre due missioni con equipaggio.

Il discorso non si chiude con la fine della ISS. Anche dopo la dismissione della stazione serviranno comunque navicelle in grado di raggiungere le future stazioni spaziali commerciali, e qui entra in gioco Blue Origin. La compagnia ha avviato lo sviluppo di uno Space Vehicle che sarà lanciato con il razzo New Glenn, ma il progetto non sarà pronto prima del 2031. Fino ad allora l’agenzia spaziale statunitense potrà contare soltanto su Boeing e sulla sua Starliner.

Fonte: TecnoAndroid

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