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Artemis II, la NASA pubblica 800 GB di dati e 11.000 immagini

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La NASA ha appena reso pubblici circa 800 GB di dati scientifici raccolti durante la missione Artemis II, il viaggio che ha riportato degli astronauti nei pressi della faccia nascosta della Luna. Nell’archivio si trovano 11.000 tra immagini e video a piena risoluzione, 8,5 ore di osservazioni registrate a voce, trascrizioni, annotazioni prese direttamente dall’equipaggio e fotografie scattate con le fotocamere installate a bordo della capsula Orion.

L’agenzia spaziale americana lo presenta come il primo insieme di dati di scienza planetaria ottenuto direttamente, e in gran parte, da esseri umani fuori dalla Terra da oltre mezzo secolo. Per trovare qualcosa di davvero paragonabile bisogna tornare all’epoca del programma Apollo e alle sue missioni sulla superficie lunare.

Artemis II l: tre rapporti e un archivio pensato soprattutto per la ricerca

Insieme alla banca dati pubblica la NASA ha diffuso anche tre documenti che raccolgono quanto appreso durante il primo volo di una navicella con equipaggio nelle vicinanze della Luna dopo cinquant’anni. Si tratta del Rapporto preliminare sulla scienza lunare di Artemis II, del Rapporto sulle operazioni scientifiche lunari di Artemis II e della Guida per gli utenti dei dati scientifici lunari di Artemis II.

Una mole di informazioni che sfiora il terabyte e che guarda prima di tutto alla comunità scientifica. Gli astronauti si sono occupati di catturare e mettere insieme il materiale durante la missione, ma saranno i ricercatori rimasti a terra ad analizzarlo e a ricavarne nuove scoperte sul nostro satellite naturale. Il pacchetto può tornare particolarmente utile a geologi planetari, ingegneri di volo, eliofisici, esperti di telecomunicazioni e telerilevamento, oltre che agli specialisti degli impatti di meteoroidi. C’è poi un obiettivo più pratico, cioè rafforzare la pianificazione scientifica e operativa delle prossime missioni del programma Artemis.

Anche gli appassionati di spazio e astronomia hanno di che divertirsi. Tra i materiali più abbordabili ci sono le trascrizioni della missione e le foto della Luna commentate dagli stessi astronauti. L’accesso passa dal Planetary Data System, il archivio pubblico in cui l’agenzia conserva i dati delle proprie missioni planetarie. Dalla sezione dedicata alla Luna si entra nella parte riservata ad Artemis II e si possono esplorare separatamente le varie collezioni, i documenti e i file disponibili, il tutto gratis e senza restrizioni.

Per una consultazione meno tecnica è stata attivata anche una pagina scientifica di Artemis II da cui scaricare i tre rapporti, sfogliare una selezione di fotografie e raggiungere la biblioteca audio della missione. Chi invece preferisce lavorare sui dati originali può rivolgersi direttamente al Planetary Data System, dove i file scientifici e i relativi metadati sono pronti per essere scaricati e analizzati uno per uno.

Cosa raccontano i primi risultati

Le prime analisi hanno già prodotto alcuni risultati concreti. Il più evidente riguarda la rilevazione di cinque piccoli impatti di meteoroidi sulla superficie lunare durante i 54 minuti di eclissi osservati dall’equipaggio di Orion. La registrazione di quei lampi aiuterà a stimare meglio quanto spesso frammenti di pochi centimetri colpiscono la Luna, un’informazione importante per calcolare i rischi che dovranno affrontare future basi, veicoli e astronauti.

Le osservazioni hanno documentato anche differenze di colore, luminosità e consistenza tra diverse regioni lunari, che gli scienziati potranno confrontare con le mappe di composizione ottenute in passato dall’orbita. Le fotografie scattate vicino al terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte sulla Luna, mostrano poi con grande dettaglio come cambiano il rilievo e la visibilità quando il Sole è molto basso sull’orizzonte. È una condizione che diventerà frequente nei pressi del polo sud, dove la NASA intende far operare le prossime missioni Artemis, e proprio per questo i dati potranno aiutare ad anticipare problemi di navigazione, illuminazione e riconoscimento del terreno.

Fonte: TecnoAndroid

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