Snap, azienda che governa Snapchat, licenzia il 16% dello staff e la notizia arriva con un tempismo che racconta molto di quello che sta succedendo nel settore tech: l’intelligenza artificiale non è più solo una promessa, ma sta ridisegnando organigrammi e strategie aziendali in modo brutale e concreto.
Il comunicato di Evan Spiegel e la svolta verso l’AI
A rendere ufficiale la questione è stato un comunicato interno firmato dal CEO Evan Spiegel, indirizzato a tutti i dipendenti dell’azienda dietro Snapchat. Il messaggio non gira troppo intorno al punto: Snap ha deciso di tagliare circa 1.000 posti di lavoro a livello globale, con l’obiettivo dichiarato di ottimizzare i costi e spingere sulla crescita attraverso l’impiego massiccio dell’intelligenza artificiale.
Spiegel ha spiegato che questa decisione serve a permettere a Snap di realizzare il suo potenziale nel lungo termine. L’AI, secondo la visione del CEO, è lo strumento che consentirà all’azienda di crescere più velocemente, eliminare i lavori ripetitivi e offrire un supporto migliore a partner, utenti e sponsor pubblicitari. Un passaggio del comunicato è particolarmente significativo: Spiegel ha sottolineato come alcuni dei team più piccoli di Snap abbiano già dimostrato progressi enormi proprio grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale, confermando che questa tecnologia è in grado di potenziare le capacità produttive e, allo stesso tempo, di contenere i costi operativi.
È il classico ragionamento che ormai si sente ripetere in tante aziende della Silicon Valley, ma qui si traduce in numeri che pesano eccome sulle persone coinvolte.
I numeri del taglio e il risparmio previsto
Entrando nel dettaglio, i licenziamenti riguardano il 16% dei dipendenti a tempo pieno di Snap, che corrisponde a circa 840 persone. A fine 2025, il totale dei dipendenti full time era di 5.261 unità. A queste 840 persone si aggiunge poi un quantitativo non precisato di altri lavoratori impiegati in mansioni diverse, portando il numero complessivo dei coinvolti a circa 1.000.
Ma non finisce qui. Snap ha anche chiuso circa 300 posizioni lavorative aperte, ruoli per i quali non verrà più assunto nessuno. Questo significa che l’impatto reale sulla forza lavoro è ancora più ampio di quanto il solo numero dei licenziamenti faccia pensare, perché si blocca anche il flusso di nuove assunzioni che avrebbe dovuto rafforzare determinati reparti.