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Spotify Car Thing rinasce con Mira, il firmware della community

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Chi aveva ancora in un cassetto lo Spotify Car Thing può togliere la polvere dalla scatola, perché quel piccolo schermo pensato per l’auto è tornato utilizzabile grazie a un firmware alternativo chiamato Mira, sviluppato dalla community e non da Spotify. Un ritorno inatteso, considerando che il dispositivo era stato spento dall’azienda a dicembre 2024, con una scelta che aveva reso inservibili anche gli esemplari perfettamente integri.

La vicenda del resto era finita male per tutti. Chi aveva acquistato l’accessorio si era ritrovato con un oggetto muto, incapace di fare qualsiasi cosa, un fermacarte elettronico con un touchscreen e una manopola. Ora invece il quadro cambia, almeno per chi ha voglia di sporcarsi un po’ le mani con un’installazione fai da te.

Come Mira riporta in vita Car Thing

Per procedere serve poco: il dispositivo stesso, un cavo USB-C e un computer. Nulla di esotico, insomma. Una volta completata la configurazione, Car Thing torna a fare quello per cui era nato, cioè comandare la musica che gira su Spotify dallo smartphone. Con una differenza non trascurabile rispetto al comportamento originale, perché il collegamento passa per un PC o per un telefono che gestisce la connessione Bluetooth. Non è più un accessorio autonomo, quindi, ma un terminale che si appoggia a qualcos’altro.

Fatta questa premessa, il recupero delle funzioni è piuttosto ampio. Con Mira installato tornano disponibili la gestione della riproduzione, i podcast, la visualizzazione dei testi dei brani, la scelta della sorgente audio e tutti i sistemi di controllo previsti in origine, dal touchscreen alla manopola fisica, passando per i gesti e i comandi vocali. Chi conosceva il dispositivo ai tempi in cui funzionava con il software ufficiale ritroverà praticamente lo stesso ventaglio di possibilità, con qualche passaggio in più da fare all’inizio.

Cosa non funziona ancora perfettamente

Il progetto è arrivato alla versione 1.0, che è un traguardo ma non un punto di arrivo. Gli sviluppatori sono i primi ad ammettere che restano dei nodi da sciogliere. Il firmware, per esempio, non sempre ristabilisce automaticamente la connessione Bluetooth, il che significa dover intervenire a mano più spesso di quanto sarebbe comodo. Anche il risveglio dalla modalità di sospensione può creare qualche grattacapo, non in modo sistematico ma abbastanza da essere segnalato nella documentazione.

Proprio la documentazione è uno degli aspetti curati del lavoro. Tutto il materiale è pubblicato su GitHub in modo dettagliato, comprese le istruzioni passo per passo e una sezione dedicata al troubleshooting, cioè alla risoluzione dei problemi più comuni. Un dettaglio che fa la differenza per chi non ha una particolare familiarità con questo tipo di operazioni, perché avere sotto mano una guida scritta bene riduce di molto il rischio di rimanere bloccati a metà strada.

Resta il fatto che la scelta di Spotify di disattivare a distanza un prodotto venduto regolarmente aveva sollevato più di una perplessità, e che a rimettere in circolazione l’hardware non è stata l’azienda ma un gruppo di persone che ha deciso di lavorarci per conto proprio. Un percorso non ufficiale, con tutti i limiti che questo comporta, ma anche l’unico attualmente disponibile per chi non voleva buttare via il proprio Car Thing.

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