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Il futuro di SEAT è diventato materia di trattativa sindacale, e non è un buon segno. La tabella di marcia che il Gruppo Volkswagen ha in mente per il marchio spagnolo non offre grandi rassicurazioni. Dai vertici del consorzio arrivano parole gentili, SEAT viene definito un marchio prezioso, che sopravvive soprattutto grazie alla spinta di CUPRA, ma la continuità oltre il 2030 non è affatto garantita. Detta così, suona come un avvertimento più che come una promessa.
Di fronte a questo scenario, Comisiones Obreras e UGT hanno alzato la voce chiedendo alle amministrazioni pubbliche di fare fronte comune per proteggere SEAT, e soprattutto di aprire la porta a collaborazioni con altri costruttori. Tradotto: se Wolfsburg non garantisce investimenti, qualcun altro dovrà pur farlo.
SEAT: la partita della seconda piattaforma elettrica a Martorell
Il nodo tecnico ha un nome preciso e riguarda lo stabilimento di Martorell. I sindacati avvertono che la mancata assegnazione di una seconda piattaforma elettrica all’impianto catalano, unita all’assenza degli investimenti necessari per i futuri modelli a marchio SEAT, non aiuta a garantire il futuro dell’azienda spagnola. Da qui la richiesta, molto diretta, che le istituzioni si muovano per aiutare SEAT a trovare un socio tecnologico.
Il ragionamento delle sigle sindacali è anche di natura industriale, non solo occupazionale. Far sparire SEAT, sostengono, non avrebbe senso nemmeno guardando ai conti di Volkswagen: il ruolo che il marchio spagnolo occupa nel gruppo non può essere preso da nessuno degli altri brand attualmente in portafoglio, e la conseguenza sarebbe un colpo alle vendite. È un argomento che vale la pena tenere a mente, perché SEAT presidia una fascia di mercato che gli altri marchi del gruppo faticherebbero a coprire con la stessa efficacia.
Ed è proprio qui che entra in scena la Cina. I costruttori cinesi, secondo i sindacati, potrebbero garantire nuovi modelli elettrici al marchio e mantenerne la presenza sul mercato. Una soluzione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile e che oggi, invece, viene messa nero su bianco in un documento sindacale.
La Spagna come porta d’ingresso dell’auto cinese
Il contesto aiuta a capire perché la proposta non arrivi dal nulla. La Spagna è ormai il principale punto di ingresso per i marchi cinesi in Europa, e alcune operazioni hanno già dimostrato che il modello funziona. L’alleanza tra Ebro e il Gruppo Chery ha permesso a impianti come quello ex Nissan della Zona Franca di Barcellona di continuare a produrre, salvando un sito che sembrava destinato alla chiusura.
Discorso simile per Leapmotor, che ha portato produzione in Spagna grazie a una scelta di Stellantis: l’assegnazione di nuovi modelli elettrici e ibridi allo stabilimento di Figueruelas, vicino a Saragozza, e il trasferimento di operazioni a Villaverde, alle porte di Madrid. Senza dimenticare il caso più significativo dal punto di vista finanziario, ovvero il colosso Geely che possiede un terzo di Ford España in quella che assomiglia molto a un’operazione di salvataggio industriale.
Insomma, la mappa dell’automotive spagnolo si è già ridisegnata parecchio, e i sindacati lo sanno bene. Chiedere un partner tecnologico asiatico per SEAT significa applicare al marchio simbolo dell’industria nazionale una ricetta già sperimentata altrove nel Paese, con risultati concreti in termini di volumi e di attività negli stabilimenti.
Il vero interrogativo riguarda i numeri della fabbrica
Sul fronte dei posti di lavoro, la posizione sindacale è meno allarmista di quanto ci si potrebbe aspettare. Il futuro degli impieghi a Martorell non sarebbe in pericolo oltre il 2030, almeno secondo le stesse sigle. La frase, però, va letta per intero: quello non è in discussione, spiegano, ciò che è in discussione è con quanto personale.
Una distinzione sottile e allo stesso tempo pesantissima, perché sposta il confronto dalla sopravvivenza dello stabilimento alla sua dimensione futura. Ed è su quel perimetro, più che sull’insegna appesa all’ingresso, che si giocherà la trattativa dei prossimi anni.








