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Il debutto di Galaxy SmartTag 3 sembra ormai questione di poco, perché il tracker di Samsung ha appena superato un altro passaggio burocratico che di solito precede di poco l’arrivo sul mercato. Un nuovo dispositivo è stato certificato in Corea del Sud e tutto porta a pensare che si tratti proprio del successore del localizzatore Bluetooth della casa coreana, quello che serve a ritrovare chiavi, zaini, valigie e qualsiasi oggetto abbia la brutta abitudine di sparire nel momento peggiore.
A occuparsi della pratica è stato il National Radio Research Institute, l’ente coreano che si occupa delle omologazioni radio. Nei documenti compare un prodotto Samsung identificato dalla sigla EI-T5900, descritto in modo piuttosto vago come un piccolo dispositivo wireless a bassa potenza. Nessun nome commerciale, nessuna scheda tecnica, nessuna indicazione sulle funzioni. Del resto le certificazioni servono a questo, verificare che un apparecchio rispetti le regole sulle trasmissioni radio, non a raccontare cosa farà una volta in negozio.
Un codice che parla chiaro anche senza nome
La sigla, però, è già un indizio più che sufficiente. I precedenti tracker della famiglia hanno seguito la stessa logica di numerazione, e la descrizione tecnica combacia in pieno con quella di un accessorio pensato per emettere un segnale a corto raggio e a consumo ridottissimo. Non c’è molto altro che un oggetto del genere possa essere, insomma. Il collegamento con i Galaxy SmartTag è stato immediato per chiunque segua da vicino le mosse di Samsung.
Il punto interessante è il tempismo. Questo passaggio arriva circa un mese dopo l’anticipazione di fine luglio, quella che aveva mostrato per la prima volta l’aspetto del nuovo modello. E qui si torna al tema che ha fatto storcere il naso a più di qualcuno, ovvero il design rivisto.
Il design cambia e qualcosa si perde per strada
Il nuovo tracker abbandona infatti l’anello integrato, quel foro che permetteva di agganciare il dispositivo a un portachiavi o a un laccetto senza dover comprare nulla di aggiuntivo. Una soluzione semplice, comoda, che molti utenti avevano apprezzato proprio per la sua immediatezza. La scelta di eliminarla porta verso una forma più pulita e minimale, ma inevitabilmente sposta la questione sugli accessori, perché senza un punto di aggancio nativo servirà quasi sicuramente una custodia o un supporto dedicato per usarlo come si è sempre fatto.
Difficile dire se dietro ci sia una logica estetica, produttiva o legata all’ottimizzazione degli spazi interni. Samsung, come sempre in questi casi, non ha commentato. Quel che si vede è un oggetto più essenziale rispetto alla generazione precedente, con una linea che punta alla semplificazione più che all’aggiunta di funzioni evidenti.
Le certificazioni radio, va detto, non garantiscono una data di lancio. Capita che un prodotto resti fermo per settimane o anche mesi dopo aver ottenuto il via libera. Nel caso di Galaxy SmartTag 3, però, la sequenza degli eventi è quella classica dei prodotti in dirittura d’arrivo, prima le immagini che circolano, poi il passaggio negli enti regolatori, infine la presentazione ufficiale.
Restano senza risposta le domande più concrete, dal prezzo all’autonomia, passando per eventuali migliorie nella precisione della localizzazione. La documentazione coreana non entra nel merito e Samsung, per ora, mantiene il riserbo. L’unico dato certo è quello registrato negli archivi del National Radio Research Institute, un dispositivo wireless a bassa potenza con sigla EI-T5900, pronto a entrare nel catalogo dell’azienda.










