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Sam Altman e il consiglio su ChatGPT che fa discutere i genitori

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Sam Altman ha lanciato un consiglio che ha fatto storcere il naso a parecchie persone: usare l’intelligenza artificiale per intrattenere i figli in auto, invece di parlarci direttamente. Il numero uno di OpenAI ha condiviso l’idea in un post su X nei giorni scorsi, presentandola come un caso d’uso brillante di ChatGPT. E in effetti un dibattito lo ha acceso, anche se forse non nel modo che immaginava.

ChatGPT che parla ai bambini durante il tragitto verso scuola

L’idea, spiegata da Altman, è tanto semplice quanto singolare. Basta collegare i calendari della famiglia al chatbot e raccontargli gli interessi dei bambini. A quel punto il sistema, ogni mattina, genera un podcast da ascoltare in macchina mentre si accompagnano i figli a scuola. Un podcast fatto su misura, che chiacchiera della partita di calcio del pomeriggio, del compleanno in arrivo, di qualche notizia del giorno. Insomma, l’AI che riempie quegli spazi di conversazione che di solito appartengono ai genitori.

Nel suo messaggio, il CEO parla di un caso d’uso di cui era appena venuto a conoscenza, presentandolo con entusiasmo genuino. Collegare i calendari, spiegare le passioni dei bambini, e lasciare che gli automatismi facciano il resto. Il tono è quello di chi ha scoperto qualcosa di davvero utile. Il problema è che tantissimi lettori l’hanno vissuto in modo diametralmente opposto.

Le reazioni e la bolla della Silicon Valley

I commenti sotto al post di Altman non hanno lasciato spazio a interpretazioni. C’è chi ha scritto che è incredibile quanto certe figure del mondo tech siano scollegate dal comportamento umano normale. Qualcun altro ha usato parole ancora più dure, dispiaciuto per lui, convinto che pensasse davvero fosse una buona idea senza rendersi conto di quanto suonasse inquietante. E poi la richiesta, mezza scherzosa e mezza no, di mettere persone normali a guidare queste aziende tecnologiche. Uno ha addirittura scritto di sperare che quest’uomo non abbia figli, augurio peraltro già smentito dai fatti, dato che Altman è padre dal 2025.

Al di là dei toni sopra le righe, il senso è chiaro. È la fotografia di come il numero uno di OpenAI viva ormai in una specie di bolla, in cui tutto ruota attorno all’intelligenza artificiale e diventa naturale rimpiazzare le interazioni umane con quelle sintetiche prodotte dagli algoritmi. Portare il bambino a scuola dovrebbe essere anche un momento di scambio, di parole, di ascolto. Suggerire di delegarlo a un chatbot fa emergere quanto la prospettiva di chi comanda a Silicon Valley possa essere distante dalla vita di tutti i giorni.

C’è anche un segnale più ampio dietro questa vicenda. Sempre più persone hanno smesso di credere alla visione dei guru dell’AI, quella del futuro migliore a colpi di algoritmi. L’aura di innovazione sta perdendo forza. Gli strumenti, per convincere, devono rivelarsi utili e concreti. E i casi d’uso davvero rilevanti sono quelli che le persone riconoscono come tali nella loro quotidianità, non quelli calati dall’alto da un dirigente della Silicon Valley. Non basta che a proporre un’idea sia il CEO di OpenAI perché venga accolta con entusiasmo, come dimostra bene la valanga di reazioni scettiche arrivata sotto quel post.

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