In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
La nuova sala operatoria ibrida intelligente inaugurata all’Hospital General de Xoco, a Città del Messico, è il tentativo più ambizioso finora del sistema sanitario pubblico messicano di cambiare il modo in cui vengono affrontati gli interventi ad alta complessità. IMSS Bienestar la descrive come la più grande dell’America Latina, e l’idea di fondo è tanto semplice quanto pesante da realizzare: diagnosi e trattamento nello stesso ambiente, senza spostare il paziente da una stanza all’altra mentre il tempo scorre. Il pronto soccorso di quell’ospedale assiste gratuitamente circa 300 persone al giorno, in gran parte per incidenti stradali, prima causa di morte tra bambini e giovani dai 5 ai 29 anni nel mondo.
Il progetto si chiama Centro de Innovación Quirúrgica y Cirugía de Precisión e mette insieme imaging in tempo reale, tecnologie di assistenza avanzata, una piattaforma per la chirurgia mininvasiva e la possibilità di formare medici a distanza. Chantal Zambrano, responsabile della Telesalute di IMSS Bienestar, spiega che l’integrazione tra tecnologia medica e informatica serve soprattutto a ottimizzare il flusso di lavoro e la collaborazione tra le squadre. E consente interventi simultanei nei casi di politrauma, cioè pazienti con due o più lesioni gravi in parti diverse del corpo, almeno una delle quali mette a rischio la vita. “Questo si traduce in minori conseguenze per i pazienti”, osserva. Xoco, del resto, ospita il servizio di politrauma e neurotrauma più grande della zona sud della capitale.
Sala operatoria ibrida: dalla prima paziente al tomografo mobile
La prima operata nella nuova sala è stata Yolett Cervantes Cuaquehua, 21 anni, originaria di Veracruz, che pochi giorni prima aveva vinto un biglietto per l’inaugurazione del Mondiale 2026, dove ha rappresentato la presidente Claudia Sheinbaum. Gioca a calcio da dieci anni, due anni fa la rottura di un legamento l’ha tolta dal campo tra dolore e instabilità del ginocchio. L’artroscopia è stata eseguita da Miguel Ángel Guillén, responsabile del servizio di alta specialità in chirurgia articolare. Guillén ricorda i primi anni in ospedale, quando per una diagnosi si sviluppavano ancora le lastre. Oggi in sala c’è un tomografo mobile di ultima generazione che raccoglie immagini da angolazioni diverse e le ricompone in tre dimensioni, guidando l’intervento mentre avviene.
Sulle emergenze, che a Xoco sono la norma, Zambrano sottolinea la capacità di individuare le lesioni più in fretta e ridurre i trasferimenti interni, con meno rischi di complicazioni. Un rapporto dell’Agenzia canadese dei farmaci e delle tecnologie sanitarie, costruito su revisioni sistematiche, indica che poter verificare il risultato prima di chiudere riduce la necessità di reinterventi e può incidere sui tassi di complicanze. Sui tempi l’evidenza è più altalenante: uno studio danese ha rilevato una preparazione più rapida per le lobectomie ma tempi più lunghi per la rimozione della cistifellea. Nei traumi cranici gravi, invece, la sala ibrida collocata dentro il pronto soccorso accorcia la chirurgia d’emergenza e si associa a esiti meno sfavorevoli. Un’analisi retrospettiva in traumatologia ha trovato controllo più precoce delle emorragie, meno trasfusioni, meno complicanze infettive e meno giorni di ventilazione meccanica.
Robot, aule vetrate e i limiti della chirurgia robotica
Arturo González Ledesma, coordinatore nazionale della supervisione, punta sulle degenze più brevi: “Meno infezioni ospedaliere, meno eventi avversi o sentinella”. La sala comprende anche un apparecchio per l’anestesia di ultima generazione e un microscopio per neurochirurgia con fluorescenza intraoperatoria, utile a visualizzare tumori e valutare vene e arterie. Jesús Ortiz, coordinatore statale di IMSS Bienestar, parla di un ecosistema governato da uno schermo touch: “Tutto ruota a 360 gradi, possiamo muovere le lampade, cambiare tutto perché il paziente non si sposti mai e sia l’ambiente a muoversi”.
Accanto c’è un’aula didattica separata da un vetro che passa da opaco a trasparente con la corrente elettrica, da cui gli specializzandi seguono gli interventi in alta definizione. È stato introdotto anche Versius, sistema robotico a quattro braccia teleoperato, con una piattaforma assistita da intelligenza artificiale che registra metriche sulla qualità dei movimenti e restituisce raccomandazioni. Il primo sistema del genere fu approvato dalla FDA nel 2000 e nel 2023 si superava il milione di interventi robotici l’anno. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 su Technology Assessment in Health Care, su 33 studi randomizzati e 121 studi di evidenza reale, segnala tempi più lunghi rispetto alla laparoscopia e, rispetto alla chirurgia aperta, meno perdite di sangue e degenze più corte. Nelle protesi articolari la precisione migliora, i benefici clinici a lungo termine restano modesti. Il dato più costante riguarda i costi diretti, che salgono.









