Il cinema horror trova un nuovo bersaglio nella nostra ossessione per la magrezza, e lo fa con Saccharine, la pellicola diretta da Natalie Erika James che trasforma i disturbi alimentari e la fissazione per farmaci come l’Ozempic in materiale da brivido puro. La protagonista è Hannah, studentessa di medicina in sovrappeso che decide di prendere un medicinale capace di farla dimagrire in fretta. Peccato che le conseguenze siano tutt’altro che rassicuranti.
A dare volto e corpo a Hannah c’è Midori Francis, che molti riconosceranno per il ruolo della dottoressa Mika Yasuda in Grey’s Anatomy. Il passaggio da un set all’altro è stato quasi brutale, per sua stessa ammissione. Stava ancora girando le sue scene a Los Angeles quando è arrivata la chiamata per questo progetto. Due giorni dopo era su un aereo diretto a Melbourne. “È stato molto intenso perché sono passata da tre stagioni, quasi 40 episodi, tante ore con queste persone con cui ero diventata molto amica, a salutare quel capitolo e, pochi giorni dopo, salire su un aereo verso l’Australia per girare questo film, che, come hai visto, è molto intenso”, racconta l’attrice in un’intervista a SensaCine.
Una storia dove dimagrire non salva nessuno
Nel film Hannah idealizza la sua istruttrice di palestra e un giorno le consigliano di provare certe pillole che promettono di farle perdere peso rapidamente. La promessa viene mantenuta, ma c’è un prezzo altissimo da pagare. Le pillole le fanno vedere creature soprannaturali che la perseguitano ogni volta che le si abbassa la glicemia. Da quel momento Hannah è condannata a mangiare con foga, altrimenti diventa preda di entità provenienti da un altro mondo.
La regista usa il genere horror per parlare di qualcosa di profondamente reale, ovvero i disturbi alimentari e la pressione sociale verso un corpo che rientri negli standard, anche quando questo mette a rischio la salute. “Quando si tratta di un disturbo mentale, di una malattia mentale o di una compulsione, spesso è qualcosa di molto privato”, spiega Francis. “Nascondiamo queste battaglie a tutti quelli che ci circondano, e può essere molto rumoroso nella nostra testa, ma dobbiamo nasconderci come se fosse normale, e nessuno sa davvero cosa passa per la mente di un’altra persona”.
C’è una frase dell’attrice che coglie bene lo spirito del progetto. Prendere una lotta così privata e segreta ed estrarne l’intensità, il dramma, l’orrore, in maniera tanto audace. Come tirare fuori tutto dall’armadio, per usare le sue parole.
Contro l’Ozempic e la fobia della grassezza
La sceneggiatura, firmata dalla stessa Natalie Erika James, nasce da un vissuto personale. È cresciuta con genitori che avevano un rapporto con il cibo agli estremi opposti. Quando Francis è entrata nel progetto ha voluto capire a fondo quello che stavano raccontando, e la gordofobia è stata uno dei primi temi affrontati. “Specialmente essendomi coinvolta in questo film e sentendomi molto connessa al tema, volevamo essere responsabili nel modo in cui lo raccontavamo”.
L’attrice insiste su un punto preciso. Non volevano che la vita di Hannah migliorasse man mano che perdeva peso, né che apparisse più bella. Ci sono state parecchie conversazioni con il reparto trucco per assicurarsi che la Hannah della fase finale, con quel pallore, quella grottesca versione di sé, fosse evidente sullo schermo.
Il messaggio della pellicola è nettamente contrario a medicinali come l’Ozempic. Niente storia della persona di peso medio che perde chili e diventa all’improvviso bellissima conquistando la ragazza. “Volevo assicurarmi che il messaggio fosse che questa non è affatto la soluzione”.
C’è poi Grace, il cadavere che Hannah studia durante le lezioni di medicina e che le fornisce il materiale per le sue pillole. Rappresenta la gordofobia che agisce nella testa della protagonista. Francis capisce che quest’immagine può offendere qualcuno, ma l’intenzione era proprio presentare Hannah come una persona gordofobica. “Hannah è gordofobica. La nostra società ha fobia della grassezza. E questa era la rappresentazione della più grande paura di Hannah. Quella rappresentazione può essere molto disturbante, scomoda e persino ferente per alcune persone. Lo rispetto completamente e tutti hanno il diritto di sentirsi così”.


