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Nessun gruppo di ricercatori ha trovato l’Arca di Noè nei pressi del monte Ararat, nella Turchia orientale. La notizia di un presunto ritrovamento dell’imbarcazione biblica continua a rimbalzare da una pagina all’altra, ma chi studia davvero quel territorio la pensa in maniera molto diversa. Archeologi, geologi e perfino alcuni creazionisti sono d’accordo su un punto preciso: gli appassionati che insistono su quel sito stanno portando avanti una causa persa in partenza. In inglese si usa un’espressione piuttosto colorita per descrivere questo atteggiamento, e cioè frustare un cavallo morto. Il senso è quello di accanirsi su qualcosa che non ha più nulla da offrire.
Il punto interessante sta proprio nella composizione di questo fronte. Non si tratta soltanto di scienziati che guardano con scetticismo a un racconto religioso, cosa che in fondo ci si potrebbe aspettare. Al coro si aggiungono anche voci provenienti dal mondo creazionista, cioè da chi in genere prende alla lettera il racconto biblico del diluvio. Quando anche una parte di chi avrebbe tutto l’interesse a vedere confermata la storia dell’Arca prende le distanze da un presunto ritrovamento, il segnale diventa difficile da ignorare.
Perché il presunto ritrovamento dell’Arca di Noè non convince
Il titolo che circola in rete lascia intendere una svolta clamorosa. I ricercatori avrebbero finalmente messo le mani sui resti dell’Arca di Noè, proprio nella zona che la tradizione associa alla fine del diluvio universale. Le cose però stanno diversamente. Nessuna prova ha confermato che quella formazione nei dintorni del monte Ararat sia davvero legata alla leggendaria imbarcazione.
Gli archeologi non vedono elementi che possano giustificare un entusiasmo del genere. I geologi, dal canto loro, osservano quel sito con gli strumenti della propria disciplina e arrivano alla stessa conclusione. A chiudere il cerchio c’è appunto la posizione di alcuni creazionisti, che pur credendo nella storia di Noè non ritengono che quel luogo sia la prova tanto attesa. Tre prospettive lontanissime tra loro finiscono così per convergere sullo stesso giudizio.
Chi continua a sostenere il contrario, quindi, si ritrova piuttosto isolato. Gli appassionati del sito insistono, rilanciano, tornano sull’argomento con una certa regolarità. Ma secondo gli esperti stanno inseguendo un’ipotesi che non ha più niente da dire.
Il monte Ararat e un mito che non si spegne
Il fascino della vicenda è comprensibile. La storia dell’Arca di Noè è una delle più conosciute al mondo e l’idea di poterne toccare con mano i resti esercita un richiamo fortissimo. Il monte Ararat, nella Turchia orientale, è da sempre al centro di questa ricerca, proprio per il legame che la tradizione gli attribuisce con l’approdo della grande imbarcazione dopo il diluvio.
Proprio questo fascino però rischia di trasformare ogni indizio in una conferma e ogni forma strana del terreno in una traccia dell’Arca. È qui che entrano in gioco gli specialisti, chiamati a separare ciò che si desidera vedere da ciò che effettivamente c’è. Sul presunto ritrovamento vicino all’Ararat la loro risposta è netta e non lascia margini. I ricercatori non hanno trovato l’Arca di Noè, e archeologi, geologi e alcuni creazionisti concordano nel dire che gli entusiasti di quel sito stanno insistendo su una pista ormai morta.
Fonte: TecnoAndroid








