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Ryanair taglia i voli d’inverno: 2 milioni di passeggeri in meno

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Il prezzo del carburante per aviazione è schizzato talmente in alto che Ryanair ha deciso di fare la cosa più prevedibile e allo stesso tempo più dolorosa per chi vola d’inverno: tagliare. Meno voli, meno posti, obiettivi di traffico ridotti. La compagnia irlandese lo ha messo nero su bianco nell’ultima relazione finanziaria, spiegando che i conti, con il jet fuel a questi livelli, semplicemente non tornano più come prima.

Il contesto è quello di un settore che sta facendo equilibrismi. Il conflitto in Medio Oriente ha scombinato la catena di fornitura del petrolio su scala globale e le compagnie aeree continuano ad assorbire il rincaro anche adesso, quando la vicenda ha smesso di occupare le prime pagine. Ryanair, che tra le europee è una di quelle con la copertura sul carburante migliore, ha attraversato la fase peggiore con più solidità di altre. Ma ogni scudo ha una data di scadenza.

Due milioni di passeggeri in meno e il taglio concentrato sull’inverno

Il numero che sintetizza tutto è questo: l’obiettivo di traffico passeggeri per l’anno fiscale 2027, che copre il periodo da aprile di quest’anno a marzo del 2027, scende di due milioni di unità e si ferma a 214 milioni, contro i 216 milioni previsti in precedenza. Nell’anno fiscale 2026 la compagnia aveva registrato 208,4 milioni di passeggeri. La sforbiciata riguarda in modo specifico i mesi invernali, storicamente la parte meno redditizia dell’anno per quasi tutte le compagnie, e in quella finestra Ryanair si aspetta un traffico praticamente piatto.

Quali rotte verranno sacrificate e quanti voli spariranno dal tabellone, questo la compagnia non lo ha specificato. Si sa però che a luglio erano già stati ritirati cinque aerei dalla base di Charleroi, in Belgio, e che a Bruxelles sono stati cancellati due milioni di posti tra inverno ed estate. Il calcolo dietro la riduzione di capacità è abbastanza freddo: contenere le perdite invernali in una forbice tra 70 e 100 milioni di euro, quando lo scorso inverno il rosso era stato di 600 milioni.

La copertura sul carburante regge, ma solo per un altro anno

Qui arriva la parte più interessante dei numeri. Secondo la stessa Ryanair, il jet fuel viene attualmente scambiato attorno ai 120 euro al barile. La compagnia però ha coperto l’80 per cento del proprio fabbisogno per l’anno fiscale 2027 a circa 58 euro al barile, il che le permette di attutire la parte più violenta del rincaro. Il problema è cosa succede dopo. Secondo l’analista di Bernstein Alex Irving, la quota di copertura crolla al 15 per cento per i dodici mesi successivi, e questo significa che la bolletta del carburante potrebbe quasi raddoppiare, passando da circa 4,6 miliardi di euro a qualcosa come 8,6 miliardi per l’esercizio che si chiude a marzo del 2028. Sempre ammesso che i prezzi restino su questi livelli e che non vengano fissate nuove coperture.

Nonostante tutto, la compagnia si aspetta ancora un anno in utile. Il profitto netto dopo le imposte dovrebbe però restare sotto il record dell’anno precedente, attestandosi intorno ai 2.200 milioni di euro. Ryanair precisa che è troppo presto per fornire una previsione definitiva sui risultati.

Perché i biglietti potrebbero costare di più

C’è poi il ragionamento sul mercato, e non è esattamente disinteressato. La tesi di Ryanair è che le compagnie con coperture peggiori saranno costrette a ridurre anch’esse la capacità, oppure faranno una gran fatica a superare l’inverno. Meno offerta complessiva nel settore vuol dire più spazio per alzare le tariffe aeree. Le parole della compagnia sono chiare: se i prezzi elevati del petrolio dovessero proseguire fino all’estate del 2027, le tariffe del corto raggio in Europa aumenteranno in modo sostanziale per riflettere il costo del greggio, perché alcuni concorrenti meno protetti avranno difficoltà a mantenere la capacità o persino a sopravvivere alla prossima stagione invernale.

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