C’era già più di un sospetto che il brano “Rubberz” di Fenix Flexin fosse stato costruito con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, ma è stato il musicista Medasin a puntare il dito su uno strumento preciso, ovvero Treblo. Adesso, tra le dichiarazioni della società e un nuovo strumento di rilevamento, quella teoria sembra trovare conferma.
La vicenda si è complicata lunedì, quando l’azienda ha annunciato il Treblo AI Music Classifier, un sistema open source pensato per capire quando una canzone è stata generata proprio con Treblo. Non riconosce altri strumenti di intelligenza artificiale, si concentra solo sul proprio modello. Stando a un post pubblicato dalla società, il tasso di falsi positivi è inferiore a 1 su 10.000. Non è una garanzia assoluta, ovviamente, però pesa parecchio il fatto che sia stato proprio il Classifier interno dell’azienda a stabilire che “Rubberz” era “molto probabilmente Treblo”, con “alta confidenza”. Un altro colpo per la reputazione di Fenix, insomma.
Rubberz di Fenix Flexin: cosa dice l’azienda dietro Treblo
Difficile non notare che Treblo si stia godendo un po’ tutta questa attenzione. Il CEO Ryan Tremblay ha spiegato che il classificatore restituisce una probabilità altissima per il brano, segno che l’audio pubblicato sarebbe stato generato quasi interamente dal loro modello. E qui arriva il dettaglio che fa rumore. Se le cose stanno davvero così, “Rubberz” sarebbe la prima canzone generata dall’AI a entrare nella Billboard Hot 100.
Tremblay ha aggiunto che qualcuno pare aver usato il loro modello per trovare un suono capace di far breccia in milioni di persone, e questo, a suo dire, è entusiasmante. Toni tutt’altro che difensivi, come si vede. Anzi, quasi rivendicativi.
Sul fronte opposto, Fenix Flexin continua a negare. Il rapper ha pubblicato alcuni spezzoni che, a suo dire, sarebbero i file di progetto della sessione di registrazione. Il problema è che quei video di bassa qualità hanno convinto pochissimo e non hanno spento le accuse. Medasin, in una storia Instagram ormai scaduta, ha sostenuto che Fenix avrebbe semplicemente usato un separatore di stem basato su AI per simulare una sessione autentica, insomma per far sembrare tutto fatto a mano.
Fenix, dal canto suo, non ha risposto subito alla richiesta di commento. La partita, tra smentite e analisi tecniche, resta aperta su un punto sempre più delicato per l’industria musicale, ovvero capire dove finisce il lavoro umano e dove comincia quello della macchina. E il caso “Rubberz” è diventato, volente o nolente, il banco di prova perfetto.










