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Il Roman Space Telescope della NASA è ormai chiuso dentro il suo guscio protettivo, pronto per essere agganciato al razzo che lo porterà in orbita. Il 21 agosto 2026 i tecnici hanno completato l’incapsulamento dell’osservatorio all’interno del fairing del Falcon Heavy di SpaceX, dentro la Payload Hazardous Servicing Facility del Kennedy Space Center, in Florida. Un passaggio tecnico che sembra burocratico ma che di fatto segna il punto di non ritorno prima del lancio, fissato non prima delle 13:26 ora italiana di domenica 30 agosto (le 7:26 del mattino sulla costa est degli Stati Uniti).
Il fairing, per chi non mastica gergo aerospaziale, è quel grande cono che si vede sulla punta dei razzi. Alto 43 piedi, poco più di 13 metri, serve a proteggere il carico sia a terra sia durante i primi minuti di volo, quelli davvero brutali. Insieme a una serie di attrezzature di supporto specializzate, mantiene anche l’ambiente attorno al telescopio sotto controllo mentre viene spostato da un edificio all’altro.
Cosa succede nei primi minuti dopo il decollo
Il lancio è una fase violenta, non c’è modo più elegante di dirlo. Mentre Falcon Heavy accelera attraversando l’atmosfera terrestre, il Nancy Grace Roman Space Telescope sarà investito da onde sonore potentissime, pressione aerodinamica e un riscaldamento tutt’altro che trascurabile. Il fairing esiste esattamente per assorbire quelle sollecitazioni e lasciare intatto lo strumento che c’è dentro.
Quando il razzo avrà guadagnato quota a sufficienza e l’atmosfera non rappresenterà più un problema, il guscio diventerà semplicemente peso inutile. Pochi minuti dopo il decollo le due metà si separeranno e cadranno, liberando l’osservatorio che proseguirà da solo. SpaceX conta di recuperare entrambe le sezioni una volta rientrate a terra, come ormai è prassi.
La destinazione finale è il punto di Lagrange 2 del sistema Sole Terra, comunemente abbreviato in L2. È una zona dello spazio dove l’influenza gravitazionale del Sole e della Terra si combina in modo tale da permettere a una sonda di mantenere una posizione relativamente stabile senza consumare troppo carburante. Per i grandi osservatori spaziali è una collocazione ideale, perché offre condizioni favorevoli a osservare l’universo in modo continuativo.
Nel frattempo, sulla terraferma, restano gli ultimi passaggi operativi. L’osservatorio incapsulato verrà trasportato nell’hangar di SpaceX al Launch Pad 39A, dove il carico sarà unito al razzo. Poi il veicolo completo verrà spostato sulla rampa del Launch Complex 39A.
Migliaia di mondi da scovare, e due misteri da provare a sciogliere
Una volta avviate le operazioni scientifiche, gli scienziati si aspettano che Roman individui migliaia di esopianeti, cioè pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole. Il punto non è tanto il singolo ritrovamento quanto il numero: studiare una popolazione così ampia permette di capire quanto siano diffusi i vari tipi di sistemi planetari e se là fuori esistano mondi che assomigliano a quelli di casa nostra.
C’è poi il secondo fronte, forse ancora più ambizioso. Il telescopio indagherà due tra le questioni più spinose della cosmologia moderna, la materia oscura e l’energia oscura. La prima non si vede in modo diretto, ma la sua gravità sembra plasmare le galassie e le grandi strutture cosmiche. La seconda è il nome che gli scienziati hanno dato a qualunque cosa stia spingendo l’universo a espandersi a ritmo sempre più rapido.
Il metodo sarà quello di setacciare porzioni enormi di cielo, tracciando come materia e galassie si distribuiscono nel cosmo. Da quelle mappe potrebbero arrivare indizi nuovi su entrambi i fenomeni. Le osservazioni del Roman Space Telescope, nelle intenzioni della NASA, dovrebbero aiutare a ricostruire meglio l’evoluzione dell’universo e a capire perché la sua espansione abbia accelerato nel corso del tempo. Il telescopio, fotografato il 24 agosto già chiuso nel fairing, attende ora solo l’aggancio al razzo e il trasferimento sulla rampa di lancio.










