I robot umanoidi tornano protagonisti, e stavolta lo fanno nel modo più teatrale possibile. In Cina è andato in scena il primo torneo mondiale di combattimento freestyle tra umanoidi a grandezza naturale, un evento che ha messo in mostra fino a che punto sia arrivata la robotica applicata al movimento e alla resistenza. Non un semplice esperimento da laboratorio, ma qualcosa di molto più simile a uno spettacolo vero.
E lo spettacolo, a quanto pare, c’è stato davvero. Durante uno degli incontri uno dei robot ha addirittura perso la testa, letteralmente, dopo un colpo particolarmente violento. Un dettaglio che avrebbe fermato chiunque, tranne una macchina progettata per non arrendersi. Il robot ha continuato a tirare pugni e incassare gli attacchi fino alla fine del match, tenuto in piedi dai sistemi di controllo alloggiati nel torso.
Ridondanza elettronica, il vero cuore della sfida
L’episodio fa sorridere, ma dietro c’è un concetto tecnico che merita attenzione, ovvero la ridondanza elettronica raggiunta da questi modelli. In parole povere significa che le funzioni più importanti non dipendono da un singolo componente. Se qualcosa si rompe, o addirittura si stacca, la macchina continua comunque a lavorare. Ecco perché un robot senza testa può restare in piedi e proseguire il combattimento senza troppi problemi. A testimoniare tutto questo esiste anche un video che mostra il livello raggiunto.
Il vero protagonista della competizione è il T800, sviluppato dalla cinese EngineAI, un modello già finito sotto i riflettori in passato. C’è chi ricorderà il celebre calcio involontario tirato al CEO della società durante una dimostrazione, un momento diventato quasi virale.
T800, cosa c’è dentro il robot che combatte
Parlando di numeri, il T800 è alto 173 cm e pesa 75 kg. Per contenere il peso senza rinunciare alla solidità, EngineAI ha scelto pannelli in alluminio aeronautico, una soluzione che punta tutto sull’equilibrio tra leggerezza e robustezza. La libertà di movimento è affidata a 29 gradi di libertà, ai quali se ne aggiungono altri 7 per ciascuna mano. L’alimentazione arriva da una batteria modulare, sostituibile in modo rapido, così da non interrompere a lungo l’attività.
L’aspetto forse più curioso riguarda il sistema di raffreddamento attivo integrato nei giunti delle gambe. Grazie a questa scelta la macchina riesce a operare ad alta intensità per circa quattro ore consecutive, un dato niente male considerando lo sforzo richiesto da un combattimento.
Sul fronte delle capacità, il robot sa fare parecchie cose. Pugni, calci rotanti, schivate e la possibilità di rialzarsi in fretta dopo una caduta, tutto reso possibile da motori ad alta coppia e da una dotazione di sensori piuttosto sofisticata. Ci sono i sensori laser LiDAR, telecamere stereoscopiche e algoritmi capaci di analizzare l’ambiente circostante in pochi millisecondi, giusto il tempo necessario per mantenere l’equilibrio e reagire agli attacchi.
Un mix di tecnologia e resistenza fisica che, almeno per ora, trasforma quello che poteva sembrare un gioco in una vera prova di forza per l’ingegneria cinese. E il fatto che un robot possa continuare a combattere anche dopo aver perso la testa dice molto sulla direzione che sta prendendo questo settore.


