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Per quasi quattro mesi i due esemplari di RingConn Gen 3 messi alla prova hanno fatto esattamente ciò che il marchio promette, con un’autonomia compresa tra 12 e 14 giorni e nessuna preoccupazione particolare oltre a quella di riporre l’anello nel suo case. Da oltre un mese però il quadro è cambiato in modo netto. Entrambi gli anelli hanno cominciato a scaricarsi senza una logica precisa: in certi casi arrivano a fatica a tre giorni, in altri si spengono dopo appena 24 ore. Il produttore è stato contattato ma finora non ha dato alcuna risposta ufficiale.
Per capire la portata del problema bisogna partire da quello che RingConn dichiara. La durata della batteria è il vero cavallo di battaglia del Gen 3. Secondo le specifiche ufficiali l’anello resiste circa da 11 a 14 giorni con le vibrazioni disattivate e da 10 a 12 giorni con le vibrazioni attive. Le prove sul campo avevano confermato questi valori, con una tenuta tra i 10 e i 14 giorni nell’uso reale. Per un dispositivo pensato per essere indossato giorno e notte non è un dettaglio da poco, visto che meno ricariche significano meno dati persi su sonno e salute.
Un crollo improvviso che riguarda entrambi gli anelli
Il punto non è una durata semplicemente inferiore alle attese ma un comportamento imprevedibile. Non si parla di un calo graduale come quello tipico di un accumulatore che invecchia, bensì di un passaggio brusco da due settimane a una manciata di giorni, da uno a tre, con oscillazioni evidenti tra un ciclo e l’altro. Il fatto che il fenomeno abbia colpito entrambi gli esemplari, fino a quel momento impeccabili, e che sia comparso quasi in contemporanea lascia pensare a una causa comune più che al difetto di un singolo pezzo.
Un bug software nel firmware dell’anello oppure nell’app è un’ipotesi plausibile, ma per ora rimane tale. Non ci sono elementi sufficienti per escludere altre cause e RingConn non ha fornito indicazioni. Curiosamente la guida ufficiale dell’azienda affronta proprio una situazione di questo tipo. Una carica che cala piano piano viene considerata normale usura, mentre un anello che si spegne poche ore dopo una ricarica completa rientra tra i casi da segnalare all’assistenza, comunicando modello, taglia, numero di serie, versione del firmware, accessorio di ricarica, schermate e una stima della durata ottenuta.
Il silenzio dell’assistenza e le segnalazioni degli utenti
A questo si aggiunge un secondo problema, forse ancora più fastidioso. Dall’assistenza non è arrivato alcun riscontro, complice con ogni probabilità anche un lungo periodo di festività in Cina. I tempi tecnici sono comprensibili, eppure per un prodotto che costa quasi 400 euro un supporto del genere lascia parecchio a desiderare. Chi spende una cifra simile per un oggetto da portare ogni giorno si aspetta come minimo una risposta rapida, che riconosca il guasto, chieda i dati diagnostici e indichi tempi certi per la soluzione.
Una perdita di prestazioni così marcata su un dispositivo con appena tre o quattro mesi di vita non è accettabile. Se all’origine c’è un errore di programmazione serve un aggiornamento correttivo comunicato con trasparenza, se invece il problema è nell’hardware occorre una sostituzione senza lunghe trafile. In entrambi i casi tacere è la scelta peggiore. Nelle community online, del resto, si moltiplicano le testimonianze di altri possessori di RingConn Gen 3 alle prese con lo stesso calo drastico, e anche lì l’azienda sembra fare orecchie da mercante senza proporre rimedi concreti.
Chi si trova nella stessa situazione può intanto seguire i passaggi suggeriti dal produttore stesso: aggiornare app e firmware, ricollegare l’anello e osservare per qualche ciclo la durata effettiva della carica. Se l’anello continua a spegnersi nel giro di poche ore o il comportamento resta anomalo conviene aprire un ticket con il supporto ufficiale indicando numero di serie, versione del firmware, ID utente e una stima dell’autonomia, conservando con cura prove come schermate e date.
Fonte: TecnoAndroid








