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OpenAI non userà i presunti segreti di Apple fino alla sentenza

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OpenAI ha accettato in via volontaria di non utilizzare i presunti segreti industriali che Apple sostiene le siano stati sottratti, almeno finché la battaglia legale tra le due aziende non arriverà a una conclusione. L’impegno è stato preso durante un’udienza che si è svolta il 14 ottobre 2026 e rappresenta un passaggio importante in una vicenda giudiziaria che negli ultimi giorni ha preso una piega piuttosto favorevole per Cupertino. Per Apple si tratta infatti del secondo risultato utile consecutivo nei confronti della società guidata da Sam Altman, arrivato a poche ore di distanza dal precedente.

La giornata era cominciata con una mossa di segno opposto. Proprio poche ore prima dell’udienza OpenAI aveva depositato una nuova istanza nella causa in cui viene accusata di aver rubato informazioni riservate, sostenendo a sua volta che un ex dipendente, passato da OpenAI ad Apple dopo esserci già stato in passato, avrebbe portato con sé oltre 100 file confidenziali legati all’hardware ancora non presentato dell’azienda. Un tentativo di ribaltare almeno in parte la narrazione, insomma, che però non ha cambiato l’andamento della seduta.

Il giudice Davila e l’ingiunzione preliminare

Quando le parti si sono presentate davanti al giudice Edward Davila, il magistrato ha fatto capire di essere “molto propenso” ad accogliere la richiesta di ingiunzione preliminare avanzata da Apple contro OpenAI. Ed è stato proprio questo segnale a spingere la società di intelligenza artificiale a giocare d’anticipo, accettando spontaneamente di non servirsi dei segreti commerciali che secondo Apple sarebbero stati rubati.

Per capire il contesto serve fare un piccolo passo indietro. Apple ha avviato una causa per appropriazione indebita di segreti commerciali contro due suoi ex dipendenti, Chang Liu e Tang Tan, oltre che contro OpenAI e io Products. Insieme all’azione legale la casa di Cupertino ha chiesto un’ingiunzione preliminare che impedisse agli accusati di accedere alle sue informazioni riservate, di usarle o di divulgarle mentre il procedimento va avanti. Non solo. L’azienda aveva anche domandato una fase istruttoria accelerata, con accesso anticipato a documenti interni, prove forensi e testimonianze dei dipendenti, così da rafforzare la propria posizione proprio in vista dell’ingiunzione. Buona parte di queste richieste era stata accolta già il giorno prima dell’udienza.

Cosa prevede l’accordo e i limiti posti dal tribunale

L’intesa raggiunta in aula non si limita alla semplice promessa di non sfruttare le informazioni contese. OpenAI si è anche impegnata a raccogliere le immagini forensi dei dispositivi di 14 dipendenti che potrebbero contenere materiale confidenziale di Apple. Si tratta di copie integrali dei dati presenti sugli apparecchi, utili per ricostruire con precisione cosa sia transitato e dove. Il punto più delicato riguarda però il controllo sul rispetto degli impegni. Sarà lo stesso giudice Davila ad avere il potere di far valere l’accordo, il che significa che OpenAI potrebbe andare incontro a sanzioni decise dal tribunale qualora non dovesse mantenere quanto promesso. Un vincolo concreto, quindi, e non una semplice dichiarazione di buona volontà.

Detto questo, il magistrato non ha concesso ad Apple tutto ciò che chiedeva. Davila ha infatti respinto in parte le pretese dell’azienda, definendo una “richiesta enorme” l’idea di ispezionare ogni dispositivo e ogni archivio che potesse contenere i suoi segreti industriali. Una presa di posizione che ha costretto la difesa di Cupertino a ridimensionare il perimetro delle verifiche. A rispondere è stato l’avvocato di Apple, John M. Desmarais, che ha spiegato come l’azienda sia disposta a limitare le ispezioni a un gruppo ristretto di ex dipendenti. Giocando con il nome della società che rappresenta, il legale ha precisato che OpenAI non ha “400 mele marce” ma piuttosto “poche mele marce”, aggiungendo che Apple sa bene di chi si tratta.

Fonte: TecnoAndroid

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