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Mantello dell’invisibilità: piegare la luce è la vera sfida

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Diventare invisibili a comando è uno dei desideri più antichi dell’immaginario collettivo, e l’invisibilità continua a essere tra i poteri più amati della narrativa fantastica. Nei fumetti e al cinema basta un attimo di concentrazione perché un personaggio scompaia alla vista di tutti. Nella realtà però le cose vanno in modo molto diverso, perché la tecnologia necessaria per ottenere un effetto simile ha ancora parecchia strada da fare prima di uscire dalle pagine della fantascienza. Il motivo è semplice da spiegare e molto meno semplice da risolvere. Per sparire davvero agli occhi degli altri bisogna intervenire sul percorso della luce, cioè sulla traiettoria che i raggi compiono prima di raggiungere chi guarda. Ed è proprio qui che il sogno si scontra con la fisica.

Dal fumetto alla fisica, un superpotere tutt’altro che semplice

Chi è cresciuto leggendo storie di supereroi conosce bene Sue Storm, la Donna Invisibile dei fumetti. Nel suo caso il trucco funziona alla perfezione e nessuno si chiede come faccia. È un superpotere comodo, quasi elegante, che permette di passare inosservati, sfuggire ai pericoli o semplicemente osservare senza essere notati.

Trasferire questa capacità nel mondo reale è tutta un’altra faccenda. Un oggetto si vede perché interagisce con la luce che lo colpisce. La blocca, la riflette, la rimanda verso gli occhi di chi osserva. Finché questo accade nascondersi è impossibile. Non basta rendere un corpo trasparente o cambiarne il colore, perché la sua presenza continuerebbe comunque a disturbare il passaggio dei raggi luminosi.

L’idea alla base dell’invisibilità intesa in senso scientifico è quindi un’altra. Invece di provare a cancellare l’oggetto, si cerca di modificare la strada che la luce percorre attorno a esso. In pratica i raggi dovrebbero aggirare ciò che si vuole nascondere e poi riprendere il loro cammino come se nulla fosse successo. Chi guarda vedrebbe soltanto lo sfondo, senza accorgersi che lì in mezzo c’è qualcosa.

Il mantello dell’invisibilità e la strada ancora lunga

Su questo principio si fonda il concetto di mantello dell’invisibilità, un dispositivo capace di guidare la luce intorno a un corpo invece di lasciarla sbattere contro di esso. Detto così sembra quasi banale. Nella pratica significa controllare con estrema precisione il comportamento dei raggi, piegandoli e indirizzandoli in modo che il loro tragitto non tradisca la presenza dell’oggetto nascosto.

La differenza rispetto alla finzione è enorme. Nei racconti di fantasia l’invisibilità è immediata, totale e non richiede alcuna spiegazione. Nella realtà invece ogni passo dipende dalla capacità di manipolare la luce, e ogni deviazione imperfetta finisce per rivelare proprio quello che si voleva tenere celato. Basta un piccolo errore nel percorso della luce perché l’illusione si rompa.

Ecco perché il traguardo appare ancora lontano. Il nodo centrale è sempre lo stesso, ovvero ritoccare il cammino della luce senza lasciare tracce del suo passaggio. Trasformare questa intuizione in qualcosa che funzioni davvero, come accade a Sue Storm sulla carta, richiede ancora molto lavoro. Per ora l’invisibilità rimane un superpotere comodo da immaginare, mentre la tecnologia capace di renderlo reale ha ancora un lungo cammino davanti a sé.

Fonte: TecnoAndroid

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