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Reolink OMVI 2i Ultra: la telecamera con due occhi sul giardino e nemmeno un cavo

In questo articolo Indice dei contenuti 20 sezioni

 

Quante volte avete guardato una telecamera motorizzata girarsi di scatto verso qualcosa e vi siete chiesti cosa stesse succedendo, nel frattempo, dalla parte opposta? A me capita da anni. Ogni telecamera PTZ che ho montato in giardino aveva lo stesso vizio: segue benissimo, ma mentre segue non guarda più il resto. È un limite di fisica, non di software. Un obiettivo punta in una direzione alla volta, punto.

La Reolink OMVI 2i Ultra parte esattamente da questo problema e lo risolve nel modo più banale e più furbo possibile: due telecamere nello stesso corpo. Sopra un grandangolo 4K fisso che non si muove mai, sotto un modulo motorizzato 3K che ruota e insegue. E fin qui, direte, niente di nuovo, la serie OMVI esisteva già. La novità vera è un’altra. Questa versione porta la formula a doppia visuale in una configurazione senza fili, con batteria removibile da 10.000 mAh e pannello solare da 6 W incluso, secondo quanto comunicato da Reolink. È distinta dalle varianti OMVI 2i PoE e WiFi con alimentazione cablata.

Tradotto: niente cavo Ethernet, niente presa elettrica da cercare lungo il muro, niente elettricista. La si può collocare dove arriva una rete WiFi adeguata, scegliendo una posizione che consenta al pannello di ricevere luce, e poi si configura dal telefono.

L’ho montata all’esterno della mia abitazione a Setteville Nord, in una zona che guarda una porzione di proprietà piuttosto ampia, di quelle dove una sola inquadratura non basta mai. Ammetto che all’inizio ero scettico. Sulla carta tutto funziona, poi fuori ci sono gli alberi, le ombre, il WiFi che arriva quando vuole. Invece, a conti fatti, l’idea regge. Con qualche compromesso che vi racconto strada facendo, perché ci sono e non ha senso nasconderli.

A chi si rivolge? A chi ha un vialetto, un cortile, un giardino o un garage da tenere d’occhio e non ha nessuna voglia di bucare pareti. Chi deve solo vedere chi suona al citofono, invece, può fermarsi qui. Sarebbe come comprare un furgone per andare a prendere il pane.

Unboxing

La scatola è grande. Più grande di quanto mi aspettassi, e il motivo si capisce appena la si apre: dentro c’è di fatto un piccolo impianto, non una semplice videocamera.

Il dispositivo arriva già assemblato, con i due moduli uno sopra l’altro, ben protetto nel suo alloggiamento. Il pannello solare SolarEase da 6 W è parte dell’insieme. Nel campione descritto qui erano presenti staffa, minuteria e una prolunga da tre metri per collocare il pannello lontano dal corpo macchina: prima di promettere la stessa dotazione a chi acquisterà la versione commerciale, va confrontata con la confezione definitiva. Ecco, quella prolunga è il dettaglio che più di tutti mi ha fatto capire che qualcuno, in Reolink, ha pensato a come si installano davvero le telecamere fuori casa. Ma ci torno tra poco.

Reolink OMVI 2i Ultra

Credits: TecnoAndroid

La batteria da 10.000 mAh del campione era già al suo posto. Consiglio spassionato: prima di salire sulla scala, date una carica completa e fate la configurazione sul tavolo di casa. L’ho fatto seduto alla scrivania con un caffè accanto e mi sono risparmiato il classico balletto su e giù per i gradini con il telefono in mano.

Cosa manca? La scheda microSD. Non è un dramma, ma va messa in conto nel budget se volete registrare in locale senza un hub. Per il resto la dotazione è onesta, anzi più che onesta se consideriamo che il pannello solare non è un optional da comprare a parte. Il packaging è curato, senza fronzoli, con tutto organizzato in modo sensato. Niente plastica inutile ovunque, e mi fa piacere notarlo.

Design e costruzione

Diciamolo subito: non è una telecamera discreta. La OMVI 2i Ultra ha una struttura che si sviluppa in verticale, con la scocca prevalentemente bianca e il modulo motorizzato nero nella parte bassa. Sopra, se lo si monta in configurazione completa, si appoggia il pannello solare. Il risultato è un oggetto che si vede da lontano.

E sapete una cosa? Mi va benissimo così. Una telecamera da esterno, secondo me, deve anche farsi notare. Deve dire a chi passa che quell’area è sorvegliata. Il deterrente visivo conta quasi quanto la registrazione, e qui l’effetto c’è tutto.

Le misure riportate per l’esemplare in prova sono 180 × 168 × 99 mm, con un peso vicino al chilogrammo considerando anche la staffa; prima della pubblicazione della scheda definitiva controllerei che Reolink confermi entrambi i dati. In mano si sente. Non è un giocattolo da appendere con due viti qualunque su un muro che si sfalda, serve una superficie solida e un fissaggio fatto come si deve. Il corpo è in plastica, come praticamente tutta la categoria, ma è una plastica spessa, compatta, che non scricchiola. Gli snodi della staffa hanno una frizione decisa e una volta serrati restano dove li avete messi.

Reolink OMVI 2i Ultra - dettaglio

Credits: TecnoAndroid

Un dettaglio pratico che ho capito solo durante il montaggio: attorno alla parte inferiore bisogna lasciare spazio libero. Il modulo motorizzato ruota fino a 355 gradi e se lo installate troppo a ridosso di uno spigolo o di una grondaia vi ritrovate con un angolo cieco autoinflitto. Sembra ovvio. Non lo è, quando sei in cima alla scala e vuoi solo finire.

La bozza della scheda che accompagna questa prova indica IP65 e una temperatura di esercizio da −20 °C a 55 °C; sono dati da riconfermare nella documentazione finale del modello. Per il clima romano è più che sufficiente, anche nelle giornate di agosto in cui il muro esposto a sud diventa una piastra. Non è il grado di protezione più alto che si possa trovare, questo va detto per onestà, ma per una camera montata sotto una sporgenza o comunque su una parete non vedo criticità.

Poi c’è il pannello. Separabile nell’allestimento che ho ricevuto. L’ho valutato sopra la camera e in una posizione diversa grazie alla prolunga descritta nella confezione. È un particolare da ricontrollare per il kit che arriverà nei negozi. Mi spiego meglio con il mio caso: il punto migliore per inquadrare non coincideva con il punto più soleggiato. Capita quasi sempre. Il corpo principale lo vuoi riparato, magari sotto una tettoia, il pannello lo vuoi al sole pieno. Qui puoi avere entrambe le cose, ed è una libertà che nella pratica pesa tantissimo.

Specifiche tecniche

Specifica Valore
Modello Reolink OMVI 2i Ultra
Telecamera superiore (fissa) 8 MP, ampia visuale; dettagli di risoluzione, obiettivo, campo e frame rate da confermare sulla scheda finale
Telecamera inferiore (motorizzata) 5 MP, pan e tilt; dettagli di risoluzione, obiettivo, campo e frame rate da confermare sulla scheda finale
Movimento Rotazione orizzontale 355°, inclinazione verticale 50° dichiarati da Reolink
Tracciamento SyncTrack, controllo Pinpoint da app
Rilevamento Riconoscimento locale; numero e tipo dei sensori e categorie disponibili da confermare sulla scheda finale
Visione notturna Modalità infrarossi e a colori descritte nell’esemplare; portata e specifiche da confermare
Audio e deterrenza Microfono e altoparlante, audio bidirezionale, sirena, deterrenza luminosa
Connettività WiFi; standard radio, bande, versione Bluetooth e protocolli di sicurezza da confermare
Registrazione Su evento; codec e timelapse da confermare sulla scheda finale
Archiviazione microSD e possibile integrazione nell’ecosistema Reolink; limite di capienza e compatibilità Home Hub da confermare
Batteria Removibile, 10.000 mAh, fino a 6 mesi dichiarati (circa 5 minuti di registrazione al giorno)
Alimentazione Batteria removibile e pannello SolarEase da 6 W incluso; porta e prolunga del campione da confermare nel kit finale
Integrazioni App Reolink per Android e iOS; assistenti vocali e client da confermare per questo modello
Dimensioni e peso 180 × 168 × 99 mm e circa 1.010 g con staffa nella bozza tecnica, da riconfermare
Protezione IP65 e da −20 °C a 55 °C nella bozza tecnica, da riconfermare
Prezzo Previsto tra 200 e 250 euro in Europa; prezzo italiano definitivo non annunciato

Componentistica: due sensori, due mestieri

Facciamo un passo indietro, perché è qui che si capisce il senso di tutto il progetto.

Il modulo superiore impiega un sensore da 8 megapixel per la visuale ampia. Nel campione descritto la ripresa è indicata come 4K; focale e campo visivo precisi attendono una scheda tecnica pubblica definitiva. Il suo compito è uno solo: guardare la scena generale e non smettere mai. Non si muove, non si distrae, non insegue nessuno. È la sentinella.

Quella inferiore invece usa un sensore da 5 megapixel per la ripresa mobile. L’esemplare qui descritto indica un flusso 3K e una visuale più stretta rispetto al modulo fisso, ma risoluzione esatta e caratteristiche dell’ottica vanno verificate al lancio. Il senso è chiaro. Non deve darti una seconda panoramica, deve stringere sul soggetto e stargli dietro. È il segugio, se vogliamo continuare con le metafore.

La bozza tecnica indica apertura f/1.6 e un massimo di 15 fotogrammi al secondo per i due moduli. Non essendo ancora pubblicata una scheda finale, considero questi numeri provvisori. E qui mi fermo un attimo, perché è un dato su cui ho riflettuto parecchio. Quindici fotogrammi non sono tanti, sul serio. Per la videosorveglianza a batteria sono un compromesso comprensibile, servono a contenere i consumi, ma chi si aspetta la fluidità di un video da smartphone resterà un po’ deluso. Nel movimento veloce si nota. Per capire chi è entrato e cosa ha fatto bastano, per un fermo immagine perfetto di un’auto che passa a velocità sostenuta, meno.

Reolink OMVI 2i Ultra - caratteristiche

Credits: TecnoAndroid

Il testo tecnico associato al campione cita due sensori PIR, sensori passivi che reagiscono al calore in movimento. Se questa configurazione sarà confermata, contribuisce al risveglio su evento e al risparmio energetico tipico delle telecamere a batteria. Sopra i PIR lavora il riconoscimento con intelligenza artificiale locale, cioè elaborato direttamente sul dispositivo, che distingue tra persone, veicoli e animali. Nessuna immagine deve partire verso un server remoto per essere analizzata, e per chi tiene alla privacy è un argomento serio.

Il cervello che coordina i due moduli si chiama SyncTrack. Quando il grandangolo individua un soggetto, il modulo motorizzato lo aggancia e continua a seguirlo anche quando esce dall’inquadratura superiore. Il modulo inferiore può anche accorgersi da solo di un movimento e partire per conto suo. Ne parlo meglio negli approfondimenti, perché merita spazio.

La documentazione del campione menziona anche WiFi 6 dual band, Bluetooth 5.0, WPA3 e codifica H.265. Sono dettagli plausibili ma non confermati nella presentazione pubblica della Ultra: prima di usarli come argomenti di acquisto, controllerei la scheda definitiva. In particolare il tipo di codec determina la compatibilità dei filmati con altri software, non soltanto lo spazio occupato.

Tutto passa dall’app Reolink, disponibile gratuitamente per Android sul Google Play Store e per iPhone e iPad sull’App Store. Esiste anche il client desktop per Windows e macOS, comodo se volete tenere le camere aperte sul monitor mentre lavorate.

Chi ha già un prodotto del marchio si sentirà a casa. La procedura di aggiunta è quella di sempre: si inquadra il codice, si sceglie la rete, si aspetta qualche istante. Nessuna sorpresa, e in questo caso nessuna sorpresa è una buona notizia.

La schermata principale mostra i due flussi video insieme, grandangolo e modulo motorizzato. Da lì si sposta la camera inferiore, si attiva l’audio, si fa suonare la sirena, si accendono le luci. Avere sempre sott’occhio la visuale larga mentre il secondo obiettivo guarda altrove è proprio la cosa che rende il prodotto diverso, e l’app lo valorizza bene.

Il difetto? Le opzioni sono tantissime. Forse troppe per chi apre l’app per la prima volta. Zone di rilevamento, sensibilità, tipologie di soggetto per le notifiche, pianificazioni, luci, sirena, impostazioni del tracciamento. Alcuni menu richiedono un minimo di esplorazione e un paio di impostazioni le ho trovate dopo averle cercate più del dovuto. Detto questo, una volta sistemato tutto, non ci si torna quasi più. È un’app che si configura una volta e poi si usa per guardare, e in quella fase è rapida e ordinata.

Mi è piaciuta la granularità delle notifiche. Si può scegliere di essere avvisati solo per le persone, oppure anche per i veicoli, oppure per tutto. Chi ha cani in giardino, come me, capisce subito quanto sia importante questa opzione, altrimenti il telefono diventa una slot machine.

C’è poi la condivisione con altri utenti, utile se in famiglia più persone devono poter controllare la camera senza passarsi le credenziali.

Batteria, pannello solare e consumi

Ok, parliamo della parte che probabilmente interessa di più a chi valuta una camera a batteria.

Dentro c’è una batteria removibile da 10.000 mAh. Reolink dichiara fino a sei mesi di autonomia con una carica. Bello, vero? Sì, ma leggete bene la nota a piè di pagina, perché è lì che si gioca tutto: il dato è calcolato su circa cinque minuti di registrazione al giorno, con la camera in standby per il resto del tempo. Cinque minuti. In una casa con passaggi frequenti, auto che entrano ed escono, animali che girano, quei cinque minuti si superano in fretta. E ogni volta che aprite la diretta per curiosità, la batteria ringrazia a modo suo.

Quindi? Quindi i sei mesi vanno presi per quello che sono, un valore di laboratorio in condizioni favorevoli. Nella vita reale l’autonomia dipende dal numero di eventi, da quanto lavora il motore del modulo inferiore, dalla temperatura e anche dalla qualità del segnale WiFi, perché una camera che fatica a comunicare consuma di più.

Ed è qui che entra in gioco il pannello. Il SolarEase da 6 W annunciato come parte del prodotto, secondo Reolink, può compensare i consumi quotidiani con circa 30 minuti di luce solare al giorno nelle condizioni dichiarate dal marchio. Su questo punto devo fidarmi in parte dei dati del produttore, perché il mio periodo di prova è caduto tra fine estate e inizio autunno, a Roma, dove il sole di certo non manca. La vera prova del nove sarà l’inverno, con le giornate corte e il cielo coperto per giorni. Magari tra qualche mese aggiornerò queste righe.

Quello che posso dire con certezza è che la logica del sistema funziona: il pannello non serve a ricaricare la batteria da zero ogni tanto, serve a mantenerla in equilibrio giorno dopo giorno. È un cambio di prospettiva. Non hai più una camera che dura qualche mese e poi va smontata, hai una camera che, se il pannello è messo nel punto giusto, ti chiede pochissima manutenzione.

E se serve comunque una ricarica manuale? La batteria è removibile secondo Reolink; la facilità con cui si estrae dipende dal montaggio e dal kit finale. Chi ha passato un pomeriggio a svitare una telecamera dal muro per portarla dentro a caricare sa quanto valga questo dettaglio. Se disponete di una presa, verificate nella documentazione finale se e come è previsto l’uso con alimentazione USB prolungata: la presenza di una porta per la ricarica non implica automaticamente la registrazione continua.

Una precisazione doverosa, che vale per tutte le camere a batteria: la registrazione parte su evento. Non è una soluzione pensata per la registrazione continua 24 ore su 24. Chi cerca quello deve orientarsi sui modelli che dichiarano esplicitamente il supporto alla registrazione continua, di norma alimentati stabilmente.

Test sul campo

Il primo giorno l’ho passato quasi tutto a scegliere dove montarla. Non esagero. Ho girato attorno alla casa con il telefono in mano e l’app aperta, guardando cosa vedeva il grandangolo da ogni possibile punto. Perché la scelta dell’orientamento della camera superiore è la decisione più importante di tutta l’installazione: quella visuale non si muove, quindi deve inquadrare la porzione di spazio che volete tenere sotto controllo sempre, senza eccezioni.

Alla fine ho scelto una posizione da cui il grandangolo copre l’area principale della proprietà, lasciando al modulo inferiore il compito di spaziare sul resto. E il pannello? L’ho valutato in entrambe le configurazioni. Sopra la camera è la soluzione più pulita e rapida. Separato con la prolunga, però, mi permetteva di cercare un punto con più ore di sole, lontano dall’ombra che certe ore del pomeriggio proietta sulla parete. Il ragionamento da fare non è solo sul sole di oggi. Bisogna pensare a dove cadranno le ombre a dicembre, quando il sole è basso e un albero che adesso non dà fastidio può coprire tutto.

La configurazione, come dicevo, l’avevo già fatta al chiuso. Una volta fissata la staffa, montata la camera e collegato il pannello, era tutto pronto. Tempo complessivo per il montaggio fisico? Meno di quanto temessi. Il grosso del tempo se n’è andato a decidere, non a fare.

Poi è cominciata la parte interessante. Nei giorni successivi ho lasciato lavorare la camera con le impostazioni di tracciamento attive, controllando le registrazioni la sera, spesso dal divano. La prima cosa che ho notato è quanto sia rassicurante avere due finestre sulla stessa scena. Quando il modulo motorizzato si gira per seguire qualcuno, il grandangolo continua a mostrarti il resto. Sembra poco. In realtà è la differenza tra sapere cosa è successo e sapere solo metà di quello che è successo.

Ho provato anche il controllo manuale con Pinpoint: si tocca un punto dell’immagine grandangolare e l’obiettivo mobile si orienta lì. Una sera tardi, per curiosità, ho passato dieci minuti buoni a toccare angoli diversi del giardino giusto per vedere quanto fosse precisa. Ed è precisa, sul serio. Rispetto al classico joystick virtuale, con cui si procede a scatti avanti e indietro fino a centrare il punto, è tutto un altro mondo.

Un limite l’ho toccato con mano: la posizione fisica condiziona il risultato più di quanto la rotazione di 355 gradi faccia pensare. Una colonna, un muretto, lo spigolo della casa, e ci sono zone che il modulo inferiore semplicemente non può vedere, anche se in teoria rientrano nel suo arco di movimento. Non è un difetto della camera, è geometria. Ma va messo in conto prima di bucare il muro.

Ho verificato anche la connessione. In casa ho una rete con più access point distribuiti, quindi partivo avvantaggiato. L’unità si è collegata senza problemi e il fatto di poter scegliere tra 2,4 GHz e 5 GHz è una comodità reale all’aperto: il 5 GHz dà più banda se l’access point è vicino, il 2,4 GHz arriva più lontano e attraversa meglio i muri. Chi ha il router dall’altra parte della casa e nessun ripetitore, però, deve fare due conti prima di comprare.

Cosa non ho potuto verificare? L’autonomia in pieno inverno, come dicevo. E nemmeno il rilevamento personalizzato annunciato per il nuovo Home Hub 2: Reolink prevede il firmware non prima di dicembre 2026 e non ha ancora confermato il supporto diretto su questo specifico modello.

Approfondimenti

Qualità d’immagine di giorno

Di giorno il grandangolo 4K restituisce una scena pulita, ben definita, con colori naturali e senza quella saturazione esagerata che certe camere usano per sembrare più belle di quanto siano. Si capisce benissimo cosa succede davanti casa, si riconoscono le persone, si distinguono i dettagli degli oggetti a distanza ragionevole.

Il campo visivo di 110 gradi è ampio ma non estremo. Questo ha un vantaggio preciso: la distorsione ai bordi resta contenuta, senza l’effetto acquario tipico delle ottiche molto spinte. Lo svantaggio è ovvio, si copre meno spazio. Ma per questo c’è il secondo obiettivo.

Il modulo inferiore fa bene il suo lavoro, che non è quello di offrire una seconda panoramica ma di stringere. E quando stringe, il dettaglio c’è. È lei che ti permette di capire com’è vestita una persona o cosa ha in mano, anche quando nel grandangolo appare piccola. Le due immagini, messe insieme, si completano.

Reolink OMVI 2i Ultra - immagine 12

Credits: TecnoAndroid

Una cosa va chiarita, perché ho visto qualche confusione in giro: le due inquadrature restano indipendenti. Il dispositivo non crea un’unica immagine panoramica a 360 gradi. Sono due flussi video separati, con ampiezze diverse, che mostrano due zone contemporaneamente. Chi si aspetta una vista unica cucita insieme resterà deluso, chi capisce la logica ne apprezzerà la flessibilità.

Nelle situazioni di forte controluce, con il sole basso di fronte, la gestione dell’esposizione se la cava senza miracoli. Qualche zona d’ombra si chiude un po’, ma niente di drammatico. I 15 fotogrammi al secondo, lo ripeto, si notano soprattutto quando qualcosa si muove in fretta: il movimento appare meno fluido, e nei singoli fotogrammi un soggetto rapido può risultare meno nitido. Per l’uso a cui la camera è destinata non è un problema serio, però è giusto saperlo.

Visione notturna: infrarossi o colori?

Di notte si sceglie tra due strade. La prima è la classica visione a infrarossi a 850 nm, in bianco e nero. La seconda è la visione notturna a colori, ottenuta accendendo gli illuminatori integrati. Non attribuisco al produttore una portata precisa per entrambe le modalità finché non sarà pubblicata la scheda ufficiale della Ultra.

Quale preferisco? Dipende, e non è una risposta di comodo. La modalità a colori è preziosa quando serve distinguere dettagli che in bianco e nero spariscono: il colore di un’auto, di una giacca, di uno zaino. Per un’eventuale ricostruzione di un evento può fare la differenza. Ha però un costo evidente: illumina la zona, si fa notare, e consuma di più.

Gli infrarossi invece sono discreti. Il sistema registra senza accendere nulla di visibile, non disturba i vicini, non trasforma il giardino in un palcoscenico ogni volta che passa un gatto. E incidono meno sulla batteria.

Personalmente ho trovato un equilibrio lasciando gli infrarossi come comportamento predefinito e usando le luci come deterrente attivo, cioè legate al rilevamento di una persona. In questo modo l’illuminazione scatta solo quando serve davvero e ha anche un effetto psicologico su chi si avvicina. Una luce che si accende all’improvviso è un messaggio chiaro.

La qualità notturna resta convincente entro la portata dichiarata. All’aumentare della distanza, com’è normale, i dettagli si perdono progressivamente. Non aspettatevi di leggere una targa in fondo al vialetto al buio. Dentro quel raggio, invece, si vede quello che serve vedere.

SyncTrack e Pinpoint nella vita di tutti i giorni

Arriviamo al dunque, perché questa è la funzione che giustifica l’intero prodotto.

SyncTrack fa lavorare insieme le due camere. Quando il grandangolo rileva una persona, un veicolo o un animale, il modulo motorizzato lo aggancia e lo segue. E continua a seguirlo anche quando il soggetto esce dall’inquadratura superiore, perché a quel punto il tracciamento prosegue in autonomia. Il modulo inferiore, tra l’altro, non dipende solo dal grandangolo: se rileva da solo un movimento nella sua zona può partire per conto suo.

Nella pratica la sensazione è quella di avere due persone di guardia invece di una. Una ferma davanti al cancello, l’altra che si muove. E il punto è proprio questo, che con una PTZ tradizionale non potresti mai avere: nessuno dei due lascia scoperta la propria zona.

Ricordate il discorso sull’orientamento del grandangolo durante l’installazione? Ecco, qui torna utile. Se la camera superiore guarda la zona giusta, SyncTrack ha sempre un punto di partenza sensato. Se la guarda male, il sistema funziona comunque, ma perdi metà del vantaggio.

Pinpoint è il complemento manuale. Si tocca un punto dell’immagine grandangolare e il modulo motorizzato si gira esattamente lì. È una di quelle funzioni che sulla carta sembrano un dettaglio e che poi, nell’uso, diventano indispensabili. Vedi qualcosa di strano in un angolo? Tocchi, e la ripresa più stretta ti porta sul posto con un livello di dettaglio molto superiore.

Un appunto sincero: il motore si muove con decisione e i tempi di reazione sono buoni, ma è pur sempre un meccanismo. Nei movimenti bruschi di un soggetto molto rapido, il tracciamento può inseguire invece di anticipare. È normale, succede a qualunque sistema motorizzato. Mi ha colpito di più la costanza con cui mantiene l’aggancio una volta preso.

Rilevamento intelligente e notifiche

Il riconoscimento di persone, veicoli e animali avviene direttamente sulla camera, e questo ha due conseguenze pratiche. La prima riguarda la privacy: le immagini non devono viaggiare verso un cloud per essere analizzate. La seconda riguarda le notifiche, che arrivano con l’indicazione del tipo di soggetto. Sapere subito se si tratta di una persona o del solito gatto del vicino cambia il modo in cui reagisci a un avviso.

Il doppio sensore PIR fa da primo filtro. Sono sensori che reagiscono al calore in movimento, e questo aiuta a ridurre gli allarmi generati da foglie che si muovono o ombre che cambiano. Poi interviene l’algoritmo, che decide cosa ha davanti.

Il mio consiglio, dopo le prime giornate, è dedicare un po’ di tempo alle zone di rilevamento e alla sensibilità. Escludere la strada, un albero che si muove con il vento, un’area dove passano spesso gli animali, fa una differenza enorme sulla qualità delle notifiche. E, di riflesso, anche sulla batteria, perché ogni evento inutile è energia sprecata.

Una nota sul futuro. Reolink ha annunciato un sistema di rilevamento personalizzato basato su ReoNeura, la sua piattaforma di intelligenza artificiale locale, che permetterà di insegnare al sistema a riconoscere scenari specifici della propria casa, come un cancello lasciato aperto. Le informazioni diffuse finora indicano che arriverà prima sull’hub e solo in seguito su alcune camere. Non ho potuto provarlo e non so dirvi se e quando sarà disponibile su questo modello, quindi lo considero un eventuale bonus, non un motivo d’acquisto.

Il pannello solare: dove metterlo e perché conta

Lo so, sembra un argomento banale. Non lo è affatto. Il pannello è uno dei componenti che influenzerà la frequenza delle ricariche, insieme al numero degli eventi e all’esposizione reale.

Se il kit commerciale consentirà di posizionarlo separatamente come il campione, il SolarEase da 6 W andrà orientato verso la porzione di cielo con più ore di sole diretto. In Italia significa, nella maggior parte dei casi, guardare verso sud, con un’inclinazione che tenga conto del sole più basso nei mesi freddi. La staffa permette di regolarlo, e vale davvero la pena di dedicarci qualche minuto in più.

Il punto è che il posto migliore per la videocamera e quello migliore per il pannello spesso non coincidono. La prolunga da tre metri presente nel campione mi ha permesso di valutare la posizione del pannello, ma la dotazione finale va confermata. Nel mio caso ho apprezzato molto la possibilità di scegliere, perché mi ha permesso di valutare con calma dove le ombre avrebbero dato meno fastidio nel corso della giornata.

Reolink OMVI 2i Ultra - immagine 13

Credits: TecnoAndroid

C’è da dire che tre metri non sono infiniti. Se la zona soleggiata è lontana, bisogna fare i conti con questa distanza. E il cavo, una volta steso, va fissato con cura lungo il muro, sia per estetica sia per evitare che il vento lo faccia sbattere.

Un’ultima considerazione, che faccio sempre a chi mi chiede consiglio sui pannelli per telecamere: pulitelo ogni tanto. Polvere, pollini, qualche regalino degli uccelli. Un pannello sporco rende meno, e un pannello che rende meno si traduce in una batteria che cala senza un motivo apparente. È una di quelle cose a cui nessuno pensa finché la camera non manda la prima notifica di batteria bassa.

Archiviazione locale e smart home

Qui Reolink resta fedele a una filosofia che apprezzo da anni: nessun abbonamento obbligatorio. Nel campione descritto è previsto uno slot microSD e una registrazione locale su evento senza canone; il limite di capienza indicato nella bozza è 512 GB, ma va verificato sul manuale definitivo. Per molte persone questo basta e avanza.

Chi ha già altre telecamere del marchio potrebbe volerla inserire nell’ecosistema Reolink Home Hub, centralizzando le registrazioni. Per la Ultra servono però una conferma esplicita di compatibilità e le versioni firmware richieste: non darei per scontato il funzionamento con ogni hub. Ne avevo parlato nella prova del Reolink Home Hub Pro, e per chi ha un impianto con più camere è una soluzione che ha senso. L’hub non è un elemento del kit presentato: l’uso autonomo e i metodi di archiviazione vanno verificati nelle specifiche finali.

Il vantaggio dell’archiviazione locale va oltre il risparmio. Significa che i filmati restano a casa vostra, sotto il vostro controllo. Il limite della scheda integrata è che, se qualcuno porta via il dispositivo, porta via anche le registrazioni conservate al suo interno. È un rischio da valutare, soprattutto se la installate ad altezza facilmente raggiungibile. Per questo, in un impianto serio, un hub dentro casa aggiunge un livello di sicurezza in più.

Sul fronte domotica Reolink parla di integrazioni del proprio ecosistema con Amazon Alexa e Google Assistant; la compatibilità precisa della Ultra e le funzioni disponibili andranno confermate. Qualora il modello supporti lo streaming sugli smart display, le immagini si potranno richiamare senza prendere in mano il telefono; non considero però questa funzione verificata nella mia prova.

Chi usa sistemi più avanzati come Home Assistant troverà nell’ecosistema Reolink un supporto in crescita, anche se su questo modello specifico non ho fatto prove approfondite e preferisco non sbilanciarmi.

Connettività WiFi all’aperto

Una camera senza fili vive e muore con il suo segnale. È la cosa che dico sempre, e qui vale più che mai.

La bozza tecnica del campione indica WiFi 6 dual band, con bande a 2,4 e 5 GHz; lo standard preciso è da riconfermare prima della vendita. La scelta tra le due frequenze non è un dettaglio da smanettoni. Il 5 GHz offre più banda e meno interferenze, ed è ideale se l’access point è vicino, magari dall’altra parte della parete. Il 2,4 GHz ha una portata maggiore e attraversa meglio i muri, quindi è la scelta più sicura quando il punto di montaggio è lontano dal router.

Nel mio caso partivo con un vantaggio non da poco, una rete domestica con più access point distribuiti, e non ho avuto problemi di aggancio. Ma non tutti hanno questa situazione. Chi ha un solo router in un angolo della casa e vuole montare il dispositivo in fondo al giardino deve mettere in conto un ripetitore o un sistema mesh. Senza fili non significa ovunque: significa ovunque arrivi il WiFi.

Se il supporto al WPA3 dell’esemplare sarà mantenuto nella versione commerciale, sarà un punto positivo per la protezione della rete; al momento eviterei di trattarlo come una specifica ufficiale definitiva. E un segnale stabile aiuta anche la batteria, perché una camera che fatica a comunicare spreca energia a ogni risveglio.

Se state pensando a un impianto con molte camere WiFi e volete una rete dedicata, date un’occhiata alla mia recensione del Reolink RLN12W, un NVR WiFi 6 che crea una rete separata per le telecamere.

Funzionalità

Oltre al tracciamento, questo modello mette sul tavolo tutto quello che ci si aspetta da un dispositivo di sicurezza moderno.

C’è la sirena integrata, attivabile manualmente dall’app o in automatico su rilevamento. Non è una sirena da allarme condominiale, ma il suo lavoro lo fa: rompe il silenzio e fa capire a chi si avvicina che è stato visto. Accanto alla sirena c’è la deterrenza luminosa, con gli illuminatori che si accendono quando il sensore individua una persona.

L’audio bidirezionale funziona tramite microfono e altoparlante integrati. Si ascolta cosa succede vicino alla camera e si parla attraverso il telefono. Serve, per esempio, per dare indicazioni a un corriere che non trova il posto dove lasciare un pacco, o per far sapere a qualcuno che sta curiosando troppo che qualcuno lo sta guardando. La qualità è quella tipica di queste soluzioni: comprensibile, non da impianto hi fi, ma adatta allo scopo.

Mica male anche la funzione timelapse, che non è pensata per la sicurezza ma può tornare utile: una stagione del giardino condensata in pochi secondi, un cantiere, un albero che fiorisce. Una di quelle cose che non cerchi, e poi usi.

Infine la compatibilità con gli assistenti vocali, di cui ho già parlato, e il client desktop per Windows e macOS, comodo se lavorate al computer e volete tenere la camera aperta in una finestra.

 

Prezzo e posizionamento

Al 26 settembre 2026 la OMVI 2i Ultra non risulta ancora in vendita: Reolink ne prevede l’arrivo a fine ottobre e indica per l’Europa un prezzo atteso tra 200 e 250 euro. Non c’è dunque un listino italiano definitivo di 229,99 euro da riportare come fatto acquisito, né una promozione Amazon attiva del modello da confrontare. Il pannello solare da 6 W è annunciato come incluso.

Non è una camera economica, sia chiaro. Ma va valutata per quello che mette nella scatola: doppia visuale, tracciamento motorizzato, elaborazione locale, una batteria molto capiente e un pannello che in altri casi si compra a parte. Il vero risparmio, poi, è nascosto: nessun lavoro elettrico, nessun canone mensile obbligatorio. Chi ha mai chiesto un preventivo per portare la corrente in fondo al giardino sa bene di cosa parlo.

Chi spende meno cosa perde? In genere il secondo obiettivo, e quindi la possibilità di seguire senza perdere la scena. Chi spende di più, restando nell’universo Reolink, può trovare modelli cablati con una copertura panoramica più ampia e risoluzioni più alte, ma paga quel vantaggio con la necessità di portare alimentazione sul posto. Qui il compromesso è chiaro, e secondo me ben calibrato.

Per informazioni e aggiornamenti sulla disponibilità c’è la pagina ufficiale Reolink.

Conclusioni

Dopo settimane con la Reolink OMVI 2i Ultra installata fuori casa, la cosa che continuo ad apprezzare di più è sempre la stessa: segue ciò che si muove senza smettere di guardare il resto. Sembra una sottigliezza tecnica. Non lo è. È la differenza tra un occhio solo e due.

La consiglio a chi deve sorvegliare un’area esterna abbastanza ampia da sfruttare davvero il secondo obiettivo. Un vialetto lungo, un cortile, un garage con lo spazio davanti, un giardino con più punti di accesso. E la considero particolarmente interessante per chi non ha una presa elettrica nel punto giusto e preferisce evitare lavori di cablaggio. In quel caso la combinazione tra batteria e pannello solare è quasi imbattibile per comodità.

La sconsiglio invece a chi deve controllare solo un ingresso stretto, dove una camera più semplice basta e avanza. E a chi pretende la registrazione continua giorno e notte, che questa modalità di funzionamento su evento non offre. Anche chi ha un WiFi debole in giardino farebbe bene a sistemare prima la rete.

Lo scenario perfetto? Una casa indipendente, un giardino che non si vede tutto da un solo punto, una parete esposta al sole e nessuna voglia di tracce nel muro.

I compromessi ci sono, dalla fluidità del campione alle dimensioni generose, e l’inverno dirà l’ultima parola sull’autonomia. Ma se c’è una telecamera che mi ha fatto smettere di chiedermi cosa succede dall’altra parte mentre guardo da questa, è lei.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • Doppia ottica che segue un soggetto senza mai perdere la visuale principale, grazie a SyncTrack
  • Pinpoint molto preciso: tocchi il grandangolo e il modulo 3K va esattamente lì
  • Pannello solare da 6 W incluso; nel campione la prolunga ha facilitato la scelta di un punto più soleggiato
  • Batteria removibile da 10.000 mAh, si ricarica senza smontare la camera dal muro
  • Archiviazione locale prevista e nessun abbonamento obbligatorio per le funzioni di base; capienza microSD da confermare

Contro

  • La cadenza video del campione appare meno fluida nei movimenti rapidi; il valore di 15 fps va confermato
  • Corpo ingombrante e vistoso; il peso esatto del modello commerciale è da confermare
  • App ricchissima ma dispersiva al primo avvio
  • microSD non inclusa
  • Autonomia di sei mesi legata a condizioni molto favorevoli, circa cinque minuti di registrazione al giorno

Fonte: TecnoAndroid

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