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Ratti e cioccolato: il verso di piacere che non possiamo sentire

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Quando addentano qualcosa di buono, tipo un pezzetto di cioccolato, i ratti emettono un suono tutto loro, una specie di versetto di soddisfazione che l’orecchio umano non riesce proprio a captare. Troppo acuto, fuori portata. Eppure l’idea è di quelle che fanno sorridere, perché la sensazione dietro quel suono la conosciamo benissimo anche noi, senza bisogno di traduttori.

La faccenda è semplice e allo stesso tempo curiosa. Il richiamo esiste, viene prodotto proprio nel momento del pasto gradito, ma vive in una fascia di frequenze che sta sopra la soglia dell’udito umano. In pratica, un roditore può starsene lì a rosicchiare e a esprimere tutto il suo entusiasmo a pochi centimetri di distanza, e chi lo osserva non sente assolutamente nulla. Silenzio apparente, festa totale.

Un suono che esiste ma resta invisibile all’orecchio

Il punto interessante è tutto qui, in questa distanza tra ciò che accade e ciò che percepiamo. Gli ultrasuoni non sono un fenomeno esotico, semplicemente stanno oltre il limite in cui il nostro apparato uditivo smette di funzionare. Per accorgersene serve strumentazione capace di registrare quelle frequenze e riportarle a un livello che possiamo ascoltare. Solo a quel punto il silenzio si riempie, e il pasto di un roditore diventa una piccola colonna sonora.

Non è un dettaglio da poco per chi studia il comportamento animale. Se un segnale è inudibile, per secoli è stato anche inesistente agli occhi di chi osservava. Il fatto che i ratti abbiano un modo specifico di manifestare il piacere legato al cibo sposta di parecchio l’idea che ci si può fare di questi animali, spesso ridotti a caricature urbane o a semplici cavie da laboratorio. C’è una vita emotiva, c’è una reazione, e c’è pure un modo di comunicarla.

Il cioccolato come metro universale della felicità

Che poi il trigger sia proprio il cioccolato ha qualcosa di irresistibilmente familiare. È il tipo di alimento che funziona da termometro del piacere anche per gli esseri umani, quello per cui si fanno rumori strani a tavola, si chiudono gli occhi, si commentano senza volerlo. Vedere la stessa dinamica replicata in un roditore, con la differenza che il commento resta confinato nelle alte frequenze, è una di quelle coincidenze che rendono la biologia molto più divertente di quanto sembri.

La sensazione di parentela è immediata. Il comportamento animale, quando lo si guarda da vicino, smette spesso di apparire alieno e comincia a somigliare parecchio al nostro. Il cibo buono provoca una reazione, la reazione si trasforma in suono, il suono diventa un segnale. Che sia un mugugno soddisfatto a cena o un fischio impercettibile in una gabbia, la grammatica di fondo non cambia granché.

Resta il paradosso divertente di un piacere che si esprime ad alta voce senza che nessuno intorno possa accorgersene. Un entusiasmo perfettamente sincero, dichiarato apertamente, e comunque privato per ragioni puramente fisiche. I ratti non hanno la minima idea di quanto poco di loro riusciamo a cogliere, e continuano a festeggiare il boccone buono nella loro frequenza personale, mentre chi li osserva registra soltanto una mascella che si muove.

Fonte: TecnoAndroid

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