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PUBG DED.NET: sparatutto roguelite annunciato alla gamescom

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Alla Opening Night Live della gamescom 2026 è arrivato un annuncio che nessuno aveva messo in conto, e cioè PUBG DED.NET, un progetto che prende il marchio più famoso di Krafton e lo porta da tutt’altra parte. Sviluppato dallo studio statunitense PUBG Madison, è uno sparatutto multiplayer in prima persona che abbandona la formula battle royale per abbracciare una progressione roguelite distribuita su più partite consecutive. L’ambientazione è una Cascadia anni Novanta al neon, nel Pacifico nordoccidentale, con luoghi come Cryptid Cove, Cult Church, Summit, Ward e la Cascadian Wilderness. Nel comunicato di Krafton si parla di criptidi in vetroresina dallo sguardo spento che vagano per la mappa, segnale piuttosto chiaro di uno strato PvPvE sopra gli scontri tra giocatori. Il trailer, accompagnato da “Jesus Built My Hotrod” dei Ministry, mostrava personaggi che scivolano a pancia in giù come pinguini e un lanciagranate coperto di graffiti. Uscirà su PC, PlayStation 5 e Xbox Series S e X, con le pre registrazioni alla beta chiusa già aperte e nessuna data di lancio.

Un PUBG pensato per chi PUBG non lo ha mai giocato

Il direttore creativo Dave Curd ha spiegato che il nucleo del team lavora sul franchise da nove anni e mezzo, e che dalle mani di PUBG Madison sono usciti Miramar, Sanhok, Deston e il rifacimento delle animazioni. Il lavoro su PUBG DED.NET è cominciato circa due anni e mezzo fa, con un incarico riassunto in modo colorito: diffondere il verbo di PUBG tra i non credenti. Il tema universale della sopravvivenza disperata, secondo Curd, reggerebbe qualsiasi tipo di gioco, perfino un match tre.

L’obiettivo però non è rendere le cose più semplici, perché accessibile rischia di suonare come casual, e questa non è affatto un’esperienza casual. Le due differenze grosse rispetto all’originale sono ritmo e persistenza. Il ritmo è spinto al massimo, tra movimento, gunplay e frequenza degli scontri. La persistenza rovescia l’idea del battle royale, dove c’è un vincitore e novantanove sconfitti, perché tra una partita e l’altra si guadagnano abilità e si gestiscono ferite bizzarre.

Alla partenza della beta ci saranno nove personaggi con legami precisi con la mappa, rivali, alleati e obiettivi personali raccontati attraverso doppiaggio, interazioni, ping e rianimazioni. Nessuna abilità è legata al personaggio, quindi la scelta è puramente narrativa. Altri volti sono già scritti, progettati e registrati, pronti ad arrivare se il gioco crescerà.

Come funziona davvero una run

Si sceglie un personaggio e poi un mazzo iniziale, tra fantasie chiare come assalto, supporto e trickster, quest’ultimo dedicato a chi vuole hackerare telefoni e fingersi morto. Da lì parte una scommessa: arrivare a cinque partite prima di esaurire i punti vita di carriera, che partono da circa 100. Morire subito costa parecchio, chiudere a metà classifica costa poco, vincere ne restituisce qualcuno.

Dentro la singola partita, a ognuna delle cinque fasi della zona blu vengono offerte due carte pescate a caso dal mazzo, e alla quinta la build è completa. Tra una partita e l’altra si passa dalla body shop, dove si sceglie tra tre oggetti, uno in linea con la propria strada e due pensati apposta per far cambiare idea. Più la run avanza, più il mazzo viene infarcito di ferite, dallo scivolare di mano dell’arma durante il cambio fino al bestemmiare senza controllo rivelando la posizione. Chi arriva in fondo incassa e scopre un pezzo di storia del personaggio, chi si brucia porta comunque a casa progressione di account. Una run si può interrompere e riprendere il giorno dopo.

L’arte generata con l’AI verrà sostituita

Sulla pagina Steam compare la dichiarazione sull’uso di strumenti di intelligenza artificiale. Curd la descrive come una leva, non un sostituto degli artisti. L’esempio citato riguarda un cinema da allestire in fretta, per il quale l’AI ha sfornato sei locandine. Nel corso dello sviluppo però ogni poster viene ridipinto a mano da Brian Pelletier, ex fumettista ed ex collega ai tempi di Raven. Un modo rapido per fissare il tono, con la responsabilità finale dell’arte che resta agli artisti. Ironia della sorte, va dichiarato anche che qualche artista usa ChatGPT per scrivere le proprie valutazioni annuali.

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