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Lo spazio, che per decenni abbiamo raccontato come un luogo silenzioso e quasi romantico, sta diventando sempre più simile a una periferia iperaffollata. Tra satelliti per le telecomunicazioni, costellazioni private, progetti militari e sogni di conquista orbitale, lassù non c’è più molto spazio per l’improvvisazione. In questo scenario c’è chi pensa a come ripulire l’orbita, chi continua a riempirla senza troppi scrupoli e chi, più pragmaticamente, sta lavorando a tecnologie capaci di mettere in difficoltà anche i protagonisti storici della corsa allo spazio. La Cina rientra a pieno titolo in quest’ultima categoria, con un ritmo di sviluppo che ricorda quello delle sue città simbolo, come Shenzhen, cresciuta a una velocità che altrove richiederebbe intere generazioni.
Dalla Terra all’orbita: il salto di scala delle armi a microonde
Quando il discorso si sposta sulla difesa e sulle tecnologie capaci di colpire nello spazio, il tono inevitabilmente cambia. Non si parla più di innovazione come fine a se stessa, ma di equilibrio geopolitico e di deterrenza. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, un gruppo di ricercatori cinesi avrebbe sviluppato un’arma a microonde ad altissima potenza pensata per interferire con i satelliti in orbita terrestre bassa, come quelli della rete Starlink. Un nome poco poetico, TPG1000Cs, ma dietro quella sigla si nasconde qualcosa che fa alzare più di un sopracciglio.
Il sistema sarebbe stato messo a punto presso il Northwest Institute of Nuclear Technology di Xi’an e ruoterebbe attorno a un generatore Tesla a impulsi, capace di raggiungere una potenza di picco di 20 gigawatt. Per dare un’idea, si tratta di un valore enormemente superiore a quello attribuito ad altri dispositivi simili testati in passato. Il paragone con la Morte Nera di Star Wars è ovviamente esagerato, ma serve a rendere l’idea di quanto si stia parlando di un salto di scala, non di un semplice miglioramento incrementale.
La potenza, però, è solo una parte della storia. Ciò che rende il TPG1000Cs particolarmente interessante è la durata dell’emissione. I ricercatori sostengono di essere riusciti a mantenere impulsi stabili per un minuto intero, accumulando qualcosa come 200.000 impulsi consecutivi senza cali evidenti di prestazioni. In un campo in cui l’affidabilità è spesso il vero tallone d’Achille, questo dettaglio pesa quasi più dei numeri sulla carta.
Il TPG1000Cs promette di disturbare reti satellitari come Starlink
Anche le dimensioni raccontano molto. Parliamo di un apparato lungo circa quattro metri e dal peso di cinque tonnellate, abbastanza compatto da poter essere montato su un veicolo terrestre. Già così l’idea è tutt’altro che rassicurante, ma basta spostare lo sguardo un po’ più in alto per iniziare a farsi domande ancora più scomode. Con piattaforme come Starship, in grado di trasportare oltre cento tonnellate in orbita, il concetto di “arma terrestre” diventa improvvisamente più fluido, soprattutto se si considera che anche attori privati stanno lavorando a mezzi spaziali sempre più capaci.
I numeri, da soli, rischiano però di restare astratti. Secondo le stime citate dai media cinesi, già un’arma a microonde da un gigawatt sarebbe sufficiente a disturbare satelliti in orbita bassa. Ventuplicare quella potenza apre scenari inquietanti. Non significa necessariamente distruggere satelliti come in un film, ma renderli ciechi, sordi o inaffidabili nel momento sbagliato. Ed è proprio questa la parte più inquietante: nello spazio moderno, spesso basta interferire per ottenere un vantaggio enorme, senza sparare un solo colpo visibile.