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I robot in fabbrica hanno cambiato il modo di costruire automobili, ma non hanno mandato a casa nessuno degli operai che contano davvero, e la conferma arriva da uno stabilimento tedesco dove si assemblano modelli tutt’altro che banali. A Lipsia, dove Porsche produce Macan e Panamera, il controllo degli assali posteriori funziona così: la macchina fa il lavoro ripetitivo, la persona ci mette occhio, orecchio e mano. Un equilibrio che sembra vecchio stile e invece è frutto di una scelta ben precisa.
Quando si entra in una concessionaria, il modo in cui un’auto è stata montata non è certo il primo pensiero. Diventa un pensiero fisso più tardi, magari quando qualcosa comincia a non funzionare come dovrebbe. Ed è lì che il tema dell’assemblaggio smette di essere una curiosità da addetti ai lavori.
L’automazione nelle linee di montaggio non è una novità recente, i primi robot sono arrivati nei primi anni Settanta. In Gran Bretagna il tema entrò addirittura nella cultura popolare nel 1979, quando l’agenzia pubblicitaria Collett Dickenson Pearce firmò uno spot televisivo destinato a diventare famoso per la Fiat Strada, costruito attorno a uno slogan diventato leggendario, “Handbuilt by Robots”, costruita a mano dai robot. Un’idea provocatoria allora, quasi una profezia oggi.
Perché l’assale posteriore è un rompicapo
Gli assali posteriori non hanno nulla di affascinante da vedere, però sono componenti di precisione che pesano moltissimo sulla dinamica di guida e sul comfort. La complessità cambia in base al tipo: un assale passivo, come su una trazione anteriore, è una cosa, un assale “vivo” su trazione posteriore o integrale è un’altra faccenda. Le auto elettriche aggiungono un ulteriore strato di difficoltà, con motori montati sul retro e tutta l’elettronica collegata.
Secondo la casa di Stoccarda si tratta di uno dei gruppi più complessi di tutta la vettura. Una volta assemblato, l’assale passa attraverso un controllo approfondito prima di finire sotto la scocca. Per questo passaggio Porsche ha messo a punto quella che chiama ispezione automatizzata di fine linea, un sistema che mescola competenza umana e assistenza robotica senza affidare tutto a una sola delle due parti.
I robot si occupano dei compiti ripetitivi: scansionano l’intero gruppo, individuano i connettori, misurano le distanze, verificano che ogni pezzo sia installato correttamente confrontando quello che vedono con le informazioni già archiviate. Ogni punto di ispezione viene fotografato e analizzato, e le immagini restano in memoria per tre anni. Significa che se in futuro salta fuori un problema, si può risalire alle condizioni esatte di quell’assale nel momento in cui è stato prodotto.
Il rumore che nessuna telecamera sente
Questo tipo di controllo qualità ha un impatto diretto sull’affidabilità di un’auto nuova, anche se resta praticamente invisibile a chi la compra. Nessuno, in salone, vede le fotografie scattate a un assale mesi prima. Eppure quelle verifiche fanno la differenza tra una vettura che non dà problemi e una che comincia a manifestarne.
Il sistema è stato sviluppato direttamente durante la produzione di serie e ogni punto di ispezione è stato volutamente “manipolato”, introducendo difetti artificiali, per essere sicuri che i guasti venissero individuati e corretti e per abbattere i falsi allarmi. Se il software di elaborazione delle immagini segnala un errore che non esiste, il sistema viene ritarato perché non succeda di nuovo.
Nonostante l’avanzata dell’intelligenza artificiale, la casa tedesca considera le persone insostituibili in questo ruolo. I tecnici lavorano in sincronia con i robot e si prendono i compiti che, per usare le parole dell’azienda, “richiedono esperienza e sensibilità umana”. Non tutto si può controllare a vista, e un esempio spiega la questione meglio di qualsiasi teoria: un sistema robotizzato non è in grado di percepire il rumore di un disco freno che striscia. Così, in una produzione automobilistica quasi interamente automatizzata, restano aspetti di un’auto nuova per cui serve ancora la vecchia verifica fatta con le mani e con le orecchie.









