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Due Porsche 911 nate dall’incontro tra Louis Vuitton e Singer sono la dimostrazione di cosa succede quando una maison del lusso e una casa di restomod decidono di non porsi limiti. Non si tratta della solita collaborazione con un logo cucito sui poggiatesta, ma di due vetture ridisegnate nei dettagli più piccoli, dagli strumenti alla pelle, dai comandi in metallo fino al bagaglio sagomato per il cofano anteriore. E poi c’è l’orologio da cruscotto, che orologio da cruscotto non è del tutto, visto che si può estrarre e appoggiare sulla scrivania.
Il progetto è partito proprio da lì, da quel meccanismo ispirato al Tambour. Un anno di sviluppo, e una volta finito il lavoro le due aziende hanno capito che il resto dell’abitacolo non poteva sfigurare al confronto. Da qui la scelta di rifare la grafica della strumentazione con quadranti blu cobalto e lettering arancione, sempre in linea con lo stile dell’orologio. Per la maison francese si tratta del primo oggetto realizzato con un doppio marchio, mentre da parte di Singer si parla di uno scambio vero e proprio di competenze artigianali accumulate in decenni di lavoro.
La Classic gialla, tra sci e tavola da surf
La prima delle due è una Singer Classic coupé verniciata in zafferano con dettagli blu cobalto, una combinazione che strizza l’occhio sia alla storia di Louis Vuitton sia alle prime commesse Singer in Bahama Yellow. Sul tetto c’è un portapacchi disegnato appositamente, pensato per ospitare un baule su misura, un paio di sci oppure la tavola da surf coordinata che compare nelle immagini ufficiali.
Sotto la carrozzeria in fibra di carbonio, costruita sulla base della 964, lavora un sei cilindri boxer aspirato di 4.0 litri raffreddato ad aria, abbinato a un cambio manuale a sei rapporti e alla trazione posteriore. I freni sono carboceramici. Dentro, la pelle è lasciata nel suo colore naturale, le cuciture sono gialle, i comandi in metallo rifiniti a mano e sugli occhielli della ventilazione dei sedili compaiono minuscoli fiori del Monogram.
Il corredo comprende un set di valigie modellate per il vano anteriore, un casco, guanti da guida, scarpe e una giacca. Se poi taglie e misure andranno bene al futuro proprietario è un altro discorso, ma difficilmente chi arriva a una Porsche 911 di questo tipo avrà problemi a ordinare pezzi nuovi.
La Turbo Cabriolet vestita di legno
La seconda vettura cambia completamente registro. È una Classic Turbo Cabriolet sviluppata insieme a Nicolas Ghesquière, direttore creativo delle collezioni donna della maison, e la scelta cromatica va verso il bianco Calcaire Lutétien, un riferimento diretto alla pietra calcarea. Il motore qui è il sei cilindri boxer biturbo di 3.8 litri, sempre con cambio manuale, e sul retro spunta l’alettone whale tail.
Il vero colpo di scena però è il legno, presente ovunque. Paraurti, coda, rivestimenti interni e persino il vano bagagli richiamano l’estetica dei motoscafi italiani classici, quelli in mogano lucidato. Un’idea che sulla carta sembra azzardata e che invece funziona proprio perché portata all’eccesso, senza mezze misure.
Nessuna delle due aziende ha comunicato prezzi, né ha chiarito se le vetture siano effettivamente acquistabili. Un dettaglio quasi secondario, considerando la natura del progetto. Quello che emerge dalle due Porsche 911 firmate Singer e Louis Vuitton è che, con abbastanza tempo e budget praticamente illimitato, perfino la chiave di accensione può trasformarsi in un pezzo di gioielleria.









