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Pony.ai porta i robotaxi in Europa con Uber: 4 città misteriose

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I robotaxi cinesi di Pony.ai stanno per arrivare in Europa, e a spalancare la porta è Uber, che ha firmato con l’azienda un accordo destinato a portare migliaia di veicoli a guida completamente autonoma su quattro città del continente. Nessuna delle due società ha ancora rivelato quali siano queste città, e nemmeno una data di partenza, ma la direzione è chiara. Per Pony.ai significa mettere le mani su una rete di distribuzione che, costruita in casa, avrebbe richiesto anni di lavoro e investimenti. E l’Europa non è il capolinea, perché subito dopo nel mirino c’è il Medio Oriente.

L’azienda cinese non si presenta certo come una matricola. Gestisce già servizi di robotaxi a pagamento in quattro città cinesi e da oltre un anno lavora insieme a Uber per portare quell’esperienza fuori dai confini nazionali. Le due realtà si erano già mosse insieme all’inizio di quest’anno con Verne, la società di guida autonoma sostenuta da Mate Rimac, il cui debutto è previsto a Zagabria, in Croazia.

Chirobotaxi: chi mette cosa sul tavolo

La divisione dei compiti nell’accordo è piuttosto netta. Pony.ai porta la sua tecnologia di guida autonoma di Livello 4 e tutto il bagaglio operativo accumulato sulle strade cinesi, mentre Uber apre l’accesso ai clienti attraverso la propria applicazione, che gestisce anche i pagamenti. In alcuni mercati selezionati potrebbero entrare in gioco partner locali incaricati di seguire la gestione quotidiana delle flotte, una formula che permette di scaricare parte della complessità logistica su chi il territorio lo conosce già.

Il numero delle città europee coinvolte, per ora, si ferma a quattro. Quali siano non è dato saperlo, così come non è stato comunicato quando comincerà effettivamente il dispiegamento dei veicoli. Un silenzio che, considerando la complessità normativa europea in materia di veicoli autonomi, ha una sua logica.

“Questo accordo ampliato segna una nuova fase importante nella collaborazione tra Pony.ai e Uber. Riflette il nostro impegno comune nel portare servizi di robotaxi sicuri e affidabili in più città europee”, ha dichiarato il fondatore e amministratore delegato di Pony.ai, James Peng. “Combinando la tecnologia di guida autonoma già collaudata di Pony.ai e il nostro know how operativo con la piattaforma di mobilità globale di Uber e la sua ampia portata di mercato, puntiamo a costruire operazioni commerciali sostenibili su larga scala in tutta Europa e oltre”.

Una strategia che va oltre l’Europa

L’intesa con la società cinese è solo uno dei tasselli che Uber sta sistemando sul tavolo della mobilità autonoma. Il gruppo ha annunciato di recente la creazione di Oro Mobility, una divisione nata per gestire e mantenere grandi flotte di veicoli autonomi. A questa si affianca il programma interno di robotaxi, che utilizza vetture Lucid equipaggiate con i sistemi di guida autonoma sviluppati da Nuro.

Il quadro che emerge è quello di una piattaforma che non vuole legarsi a un singolo fornitore di tecnologia, ma piuttosto raccogliere sotto la propria applicazione il maggior numero possibile di operatori. Un approccio da intermediario, insomma, dove il valore non sta tanto nel possedere l’automobile quanto nel controllare il momento in cui il cliente decide di prenotarla. Per le aziende cinesi, che in Europa faticherebbero a costruire da zero una base di utenti, l’accesso a una piattaforma con quella diffusione vale parecchio.

Il Medio Oriente rappresenta la tappa successiva già messa nero su bianco nei piani di espansione. Anche in questo caso mancano dettagli su tempi e località, ma l’ordine delle priorità è stato definito: prima le quattro città europee, poi lo spostamento verso i mercati mediorientali, dove le condizioni normative sono spesso più permissive e il clima meno ostile per i sensori dei veicoli a guida autonoma.

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