Un politico canadese ha trasformato un intervento ufficiale in uno degli episodi più imbarazzanti dell’era dell’intelligenza artificiale, leggendo ad alta voce, davanti all’assemblea legislativa, quella che sembra a tutti gli effetti un’istruzione lasciata da un modello linguistico. La scena, catturata in video, è diventata virale e mostra bene quanto sia facile inciampare quando ci si affida a un chatbot senza rileggere con attenzione.
Il protagonista è Bill Oliver, membro del Partito Progressista Conservatore nell’assemblea legislativa del New Brunswick. Il mese scorso, durante un discorso, ha affrontato un tema serio, spiegando che uno dei rischi legati alla creazione di uffici di rappresentanza è che i cittadini finiscono spesso per sviluppare aspettative superiori ai poteri realmente concessi a quegli uffici. Fin qui, niente di strano. Poi però è arrivata la frase che ha fatto sobbalzare tutti.
ChatGPT: quella frase che non doveva essere letta
Oliver ha proseguito leggendo, senza battere ciglio, una riga che suona esattamente come la risposta di un assistente virtuale a una richiesta di riscrittura. Qualcosa del tipo, ecco una versione più naturale e scorrevole di quella sezione, che si legge come un discorso parlamentare piuttosto che come una serie di punti brevi. Chiunque abbia usato un modello linguistico riconosce al volo quel tono, quella formula tipica con cui il software propone uno stile alternativo. Il problema è che quella parte non andava letta ad alta voce, era un commento interno del sistema, non il testo del discorso.
Sul momento la cosa è passata quasi inosservata. Poi, all’inizio di questa settimana, il video ha cominciato a girare su piattaforme come Reddit e Threads, guadagnando in fretta l’attenzione dei media generalisti. In Canada la vicenda è finita sotto i riflettori di testate importanti, e qualcuno ha letto l’episodio come il segno di una frattura crescente nella società. Da una parte chi delega volentieri i propri compiti alle macchine, dall’altra chi trova tutto questo profondamente sbagliato.
Non è il primo, e non sarà l’ultimo
Va detto che Oliver non è certo il primo politico a leggere un discorso preparato da qualcun altro senza averlo davvero digerito. E di sicuro non è nemmeno il primo a usare un LLM come aiuto nella stesura di un testo. La differenza sta tutta nel dettaglio, aver letto ad alta voce una frase palesemente generata dall’intelligenza artificiale, in un contesto tanto pubblico, e per giunta senza accorgersi in tempo reale di cosa stesse succedendo. Un nuovo, imbarazzante confine nella cronaca degli scivoloni legati all’uso dell’AI.
Con questo episodio Oliver entra a far parte di una schiera sempre più affollata di professionisti smascherati in modi mortificanti. Avvocati, autori, giornalisti e accademici hanno tutti avuto grane simili negli ultimi tempi, di solito quando qualcuno ha notato errori chiaramente inventati dentro lavori spacciati per opera umana. Non stupisce che uno studio della Duke University condotto lo scorso anno abbia rilevato come i lavoratori tendano a nascondere il ricorso a questi strumenti, dato che i colleghi finiscono per giudicare “pigro” o addirittura “sostituibile” chi si affida ai chatbot.


