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Ci fu davvero un momento, alla fine degli anni Novanta, in cui il Vaticano si trovò a dover smentire pubblicamente che Pokémon spingesse i bambini ad adorare Satana. Non è una leggenda metropolitana costruita a posteriori, ma una vicenda documentata: l’emittente televisiva della Santa Sede, in piena era di Giovanni Paolo II, prese posizione a favore dell’anime, del gioco di carte e dei videogiochi, mentre negli Stati Uniti montava una campagna che vedeva demoni ovunque, persino dentro una canzoncina per bambini.
Il punto di partenza di tutta la faccenda era una lettura piuttosto creativa del meccanismo base della serie. Se in Pokémon tutto ruota attorno alla cattura di creature che poi si evolvono, allora, secondo i critici più zelanti, dietro c’era Charles Darwin. E se c’era Darwin, il passo successivo era automatico: roba anticristiana, quindi diabolica. Un sillogismo che oggi fa sorridere, ma che all’epoca circolò con una certa insistenza, soprattutto oltreoceano, mentre in Spagna la polemica ebbe seguito quasi nullo.
Il Pokérap ascoltato al contrario e la caccia al messaggio nascosto
A rendere la storia memorabile fu il capitolo dedicato al Pokérap. Circolò voce, e si diffuse come polvere da sparo, che riproducendo al contrario la parte cantata in inglese, quel “Gotta catch’em all, Pokémon” che tutti conoscevano a memoria, si sentisse distintamente “I love you, Satan”. Amo Satana, insomma, nascosto tra le rime di una sigla pensata per far imparare i nomi delle centocinquantuno creature ai bambini delle elementari.
Chi si è preso la briga di provare, e qualcuno lo ha fatto, racconta che il risultato dell’ascolto invertito assomiglia più a un borbottio senza senso, qualcosa tipo “All shashkushashku na”. Nessuna invocazione, nessun patto infernale. Solo il classico fenomeno per cui l’orecchio umano, se sa già cosa cercare, finisce per trovarlo anche dove non c’è.
I più accaniti tirarono in ballo persino i vecchi trattati di demonologia, quei manuali che elencavano nomi di demoni e spiegavano come richiamarli. Peccato che nel Necronomicon non ci fosse traccia di Poké Ball, ma quando una teoria è costruita così bene, un dettaglio del genere non la ferma.
La difesa arrivata dalla televisione della Santa Sede
La cosa assunse proporzioni tali che la televisione del Vaticano decise di intervenire. E lo fece in modo netto, difendendo il franchise su tutti i fronti: l’anime, le carte collezionabili, i videogiochi. Nella valutazione si parlava di un prodotto “pieno di inventiva immaginazione”, “senza effetti collaterali che facciano male alla mente”, con episodi costruiti attorno a quella che veniva definita “un’intensa amicizia”.
Difficile immaginare una promozione migliore per una serie accusata di satanismo. Da lì in poi, però, la storia ha preso una piega tutta sua. Con il passare degli anni la voce si è trasformata, e oggi c’è chi sostiene che fu Giovanni Paolo II in persona a scrivere un’enciclica a favore di Pokémon. Cosa mai avvenuta. La realtà, esattamente come quella di chi giurava di sentire “Amo Satana” nel Pokérap, è un po’ meno spettacolare di come viene raccontata.
L’anime, arrivato sugli schermi il primo aprile del 1997, ha continuato la sua corsa indisturbato, diventando uno dei fenomeni televisivi più longevi mai prodotti. Le accuse di satanismo sono rimaste come reperto curioso di un’epoca in cui bastava una cassetta riavvolta al contrario per far partire una crociata. E il verdetto vaticano, quello sì scritto nero su bianco, resta agli atti come una delle recensioni più inaspettate mai ricevute da un cartone animato giapponese.










