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Una plastica capace di passare dallo stato solido a quello gassoso con poco calore e poi di ricomporsi intatta una volta raffreddata. È il risultato ottenuto dai ricercatori dell’Università di Surrey nel Regno Unito, che hanno sintetizzato un nuovo polimero dal comportamento piuttosto insolito. C’è chi lo ha già paragonato alla fenice che risorge dalle proprie ceneri e l’immagine rende bene l’idea, anche se qui non c’entra nessun libro di Harry Potter. Si parla di chimica dei materiali e di un tentativo concreto di ripensare il modo in cui questi prodotti vengono progettati.
Il punto di partenza è noto. Oggi i materiali plastici si trovano praticamente ovunque, dai fondali più profondi dell’oceano fino alle cime più alte del monte Everest. Ogni plastica conosciuta finora è stata pensata per restare stabile nel tempo. Proprio questa robustezza è anche il suo limite principale, perché rende difficile eliminarla dall’ambiente o avviarla al riciclo. Il caso più emblematico è quello del polietilene, impiegato per sacchetti della spesa, confezioni alimentari e imballaggi di ogni tipo.
Come funziona il polimero che sublima a 90 gradi
Nel linguaggio dei chimici il materiale si chiama poli(1,2 ditiolano) ed è composto da cinque monomeri di carbonio, idrogeno e zolfo. Con il polietilene condivide alcune caratteristiche fisiche importanti, visto che è morbido, insolubile e idrofobico. La vera differenza sta altrove. Secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Macromolecules, il composto è in grado di dividersi e andare incontro a sublimazione a 90 gradi centigradi. Salta cioè la fase liquida e passa direttamente da solido a gas.
Si tratta di un valore nettamente più basso rispetto ai quasi 200 gradi richiesti per il riciclaggio della plastica comune, un’operazione che oltretutto prevede diversi processi chimici per essere portata a termine. Il passaggio più interessante però arriva dopo. Quando la temperatura scende il materiale torna allo stato solido di partenza e recupera tutte le sue proprietà originali.
Questo meccanismo si allontana parecchio dalla depolimerizzazione delle plastiche tradizionali, che tra le altre cose comporta il passaggio allo stato liquido. Apre inoltre la strada a nuove possibilità per la realizzazione dei cosiddetti materiali circolari, pensati proprio per essere riciclati, con possibili applicazioni sia in ambito industriale sia per finalità biomediche.
Le prove di laboratorio e la cautela di Peter Roth
L’autore principale della ricerca, l’ingegnere chimico Peter Roth, preferisce tenere i piedi per terra e non alimentare false speranze sul futuro di questa sostanza. «Questo nuovo materiale non sostituisce le plastiche convenzionali, e non è certamente la soluzione all’inquinamento da plastica che imperversa in tutto il mondo. Ma introduce un nuovo concetto che potrebbe ispirare una generazione completamente inedita di materiali circolari» ha spiegato lo studioso.
Per verificare il comportamento del composto il gruppo guidato da Roth ha organizzato tre dimostrazioni pratiche distinte. Nella prima il polimero è stato condensato su una superficie piana. La seconda ha mostrato con quanta facilità il rivestimento potesse essere rimosso dalla stessa superficie, dato che bastava alzare la temperatura fino alla sublimazione del materiale. Nella terza i ricercatori hanno sfruttato lo stesso processo per decontaminare il polimero da un additivo esterno. Nella successiva fase di raffreddamento sono riusciti a recuperarlo in forma pulita.
Fonte: TecnoAndroid








