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Perché toccare la punta del caricabatterie non provoca scosse

Toccare la punta metallica del caricabatterie appena inserito nella presa è uno di quei gesti che quasi tutti hanno fatto almeno una volta, magari senza pensarci troppo. Il cavo è ancora scollegato dal telefono, la mano sfiora quel piccolo connettore di metallo e scatta il riflesso: via subito le dita, come se si fosse appena chiuso un circuito pericoloso. Eppure non succede niente, e il motivo ha molto più a che fare con la fisica di base che con la fortuna.

Dentro quel piccolo blocco di plastica c’è in realtà un trasformatore, lo stesso tipo di componente che entra in gioco anche quando si parla di ricarica rapida. Qui però svolge un compito preciso: separare completamente la corrente che arriva dalla presa, a 230 volt in Italia come in Spagna, da quella che esce verso il cavo, di solito tra 5 e 20 volt a seconda del protocollo di ricarica. Due circuiti che non arrivano mai a toccarsi tra loro.

I volt che davvero arrivano alle dita

Quando si tocca il connettore metallico che va allo smartphone, non si sta toccando la parte ad alta tensione, ma l’uscita a bassa tensione, quella che è già passata dal trasformatore ed è stata abbassata. Con 5 volt di corrente continua, la resistenza naturale della pelle asciutta è così alta che la corrente che riesce a circolare è minima, ben al di sotto della soglia in cui il corpo umano arriva anche solo a percepirla con chiarezza. È lo stesso motivo per cui toccare i poli di una pila piccola non provoca nulla, mentre entrare nella vasca da bagno con un apparecchio collegato alla rete elettrica è davvero pericoloso. Lì, di trasformatore, non ce n’è più.

Quel pizzicore che a volte si sente

Ci sono situazioni in cui, soprattutto con caricatori economici o vecchiotti, si avverte un leggero formicolio sfiorando la scocca metallica. Non è un difetto di sicurezza, ma un effetto secondario dei filtri che questi apparecchi montano per eliminare le interferenze. Sono dei condensatori che lasciano sfuggire una corrente minima, quella che tecnicamente viene chiamata corrente di dispersione. La normativa internazionale IEC 62368-1, che regola la sicurezza di questo tipo di elettronica di consumo, limita quella dispersione a livelli talmente bassi da risultare del tutto innocua per la salute, anche se la pelle riesce comunque a percepire il pizzicore. Prima di comprarne uno nuovo conviene guardare oltre il design, perché non tutti i produttori rispettano quei limiti con lo stesso rigore.

L’unico caso in cui serve davvero prudenza

Tutta questa tranquillità svanisce quando il caricatore è danneggiato, quando si tratta di un’imitazione non certificata oppure quando il cavo ha il rivestimento scoperto. In quei casi la barriera di isolamento tra i due circuiti può cedere, e lì sì che esiste un rischio reale: la tensione di rete può arrivare fino alla parte che si tocca con le mani.

Non è una cosa frequente, ma spiega perché conviene diffidare degli accessori senza marchi di certificazione riconoscibili o dall’aspetto rovinato, e sostituirli senza pensarci troppo. L’isolamento tra i 230 volt della presa e i pochi volt che arrivano al telefono non è un colpo di fortuna, è un pezzo di ingegneria che si perfeziona da decenni, e che cede soltanto quando l’accessorio aveva già un problema di fabbrica o ha patito troppo con il passare del tempo.

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