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Overview Energy: satelliti solari per illuminare i pannelli di notte

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L’idea di raccogliere l’energia solare direttamente nello spazio, dove il Sole praticamente non tramonta mai, sta smettendo di essere materiale da romanzo di fantascienza. Per decenni il problema delle rinnovabili è stato affrontato sempre nello stesso modo, cioè produrre il più possibile di giorno, immagazzinare il surplus e riprenderlo quando cala il buio. Una società americana, Overview Energy, propone invece di ribaltare la questione alla radice, portando i pannelli dove la luce c’è quasi sempre e spedendo poi quell’energia verso gli impianti terrestri rimasti al buio.

Il punto non è produrre, perché il fotovoltaico costa ormai pochissimo. Il punto è cosa succede quando il Sole non c’è. Dalla superficie terrestre quel limite non si può eliminare, i pannelli lavorano solo se ricevono radiazione sufficiente, e per questo gran parte della corsa tecnologica si è concentrata sulle batterie.

Overview Energy: satelliti grandi come due campi da calcio

Il progetto definitivo di Overview prevede di schierare migliaia di satelliti in orbita geosincrona, a circa 36.000 chilometri dalla Terra, ciascuno equipaggiato con superfici fotovoltaiche che potrebbero raggiungere più o meno le dimensioni di due campi da calcio. Lassù l’esposizione al Sole è quasi continua, e l’energia raccolta verrebbe trasformata in un fascio di luce infrarossa vicina, invisibile, puntato verso il suolo. Niente cavi impossibili, quindi, ma energia elettromagnetica che torna a essere elettricità quando colpisce delle celle fotovoltaiche.

Qui sta la differenza rispetto ad altri progetti di solare spaziale. Le proposte basate sulle microonde, come quelle studiate al Caltech, attraversano meglio nuvole e pioggia, però hanno bisogno di stazioni riceventi costruite apposta. Overview punta invece su fasci infrarossi larghi circa un chilometro, capaci di essere raccolti da pannelli solari convenzionali, quelli già installati. I parchi fotovoltaici monterebbero dei radiofari per indicare al satellite dove indirizzare il raggio, e il sistema potrebbe cambiare destinatario in base alla domanda, spostando l’energia da una regione all’altra nell’arco della giornata senza tirare su una nuova centrale ogni volta.

Dal Cessna all’orbita, con Meta già in fila

Che tutto questo funzioni dallo spazio nessuno l’ha ancora dimostrato, ma un primo test è andato in porto. A novembre 2025 un Cessna Caravan ha volato a circa cinque chilometri di quota trasmettendo energia con un laser verso un ricevitore a terra composto da normali pannelli, usando parte della stessa catena ottica che l’azienda vuole portare in orbita. La società lo presenta come il primo trasferimento wireless di energia ad alta potenza da una piattaforma in movimento. Il salto tra cinque chilometri e decine di migliaia resta però enorme, e infatti il prossimo obiettivo è testare il sistema dall’orbita terrestre bassa a gennaio 2028, per poi cominciare a trasmettere dall’orbita geosincrona intorno al 2030.

L’idea in sé non è nuova. La NASA studiava il power beaming già durante la crisi energetica degli anni Settanta, ma per decenni costruire e lanciare strutture orbitali gigantesche rendeva impossibile giustificare la spesa. Oggi lo scenario è cambiato, con i lanci molto più economici e soprattutto con l’esplosione della domanda elettrica legata ai data center e all’intelligenza artificiale. Overview ha raccolto 18 milioni di euro e Meta ha già firmato un accordo per accaparrarsi il primo gigawatt di capacità che riuscirà a generare, attratta dalla possibilità di ottenere elettricità aggiuntiva sfruttando infrastrutture solari esistenti e senza occupare nuovi terreni.

Il concorrente vero resta quaggiù

Tecnicamente possibile non vuol dire economicamente sensato. Overview dovrà fabbricare e lanciare potenzialmente migliaia di satelliti enormi, assorbire le perdite di ogni conversione energetica e dimostrare che il prezzo finale regge il confronto con qualcosa che migliora in fretta restando sul pianeta, cioè pannelli terrestri sempre più a buon mercato accoppiati a grandi batterie il cui costo continua a scendere.

E la compagnia non è sola. Aetherflux prepara una dimostrazione di trasmissione energetica, Space Solar punta a mandare elettricità in Islanda intorno al 2030, Emrod lavora con le microonde e aziende come Qcells stanno creando squadre dedicate al solare orbitale. C’è poi la dimensione strategica, con la Cina che accelera sui propri programmi e il Dipartimento dell’Energia statunitense che ha annunciato 11 milioni di euro per sostenere progetti universitari e imprenditoriali legati a questa tecnologia.

Fonte: TecnoAndroid

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