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Chi utilizza Outlook classico in ambito aziendale si è ritrovato, dopo l’aggiornamento di agosto, con firme email svuotate: loghi spariti, banner invisibili, spazi bianchi al posto delle immagini. Il colpevole sembra essere la versione 2607, build 16.0.20228.20190, che trasforma le immagini incorporate nelle firme in file PNG trasparenti da poche centinaia di byte. Il messaggio parte, arriva, ma il destinatario vede il nulla.
La cosa curiosa è che nessuno degli attori solitamente sospettati ha messo mano al messaggio. Exchange non c’entra, il gateway antispam nemmeno, il server SMTP tantomeno. Le segnalazioni raccolte dagli amministratori di sistema convergono tutte sullo stesso punto: la corruzione avviene prima, molto prima, quando l’email è ancora dentro il client.
Il messaggio è formalmente corretto, ma l’immagine no
Il sintomo più fuorviante riguarda proprio la struttura del messaggio. Analizzando il MIME delle email interessate non si trova un collegamento rotto o una sezione mancante. Al contrario: le parti dedicate alle immagini ci sono tutte, i riferimenti pure, la struttura multipart/related risulta presente e coerente. Tecnicamente non manca niente. Solo che il contenuto è stato sostituito.
A togliere ogni dubbio ci pensa un dettaglio quasi invisibile. I minuscoli file finiti nelle firme email spedite con Outlook classico contengono il metadato PNG tEXt Software con valore Microsoft Office. Un’impronta digitale piuttosto eloquente, che sposta la responsabilità sulla fase di composizione del messaggio, cioè quando l’email è ancora sulla macchina di chi la scrive e non ha ancora incontrato nessun sistema di sicurezza della posta.
Qui entra in gioco un aspetto che molti dimenticano. Outlook classico si appoggia da anni a componenti di Microsoft Word per comporre e visualizzare i messaggi in formato HTML. Quello che compare nella finestra del client, insomma, non dipende soltanto da outlook.exe. Un precedente lo conferma: a maggio 2026 Microsoft aveva ammesso un problema molto simile, con immagini inserite in email, newsletter e firme che sparivano dopo gli aggiornamenti. La pagina di supporto attribuiva la correzione al team di Word e indicava le build sistemate per i vari canali di Office.
Tornare alla build precedente funziona
Nei casi verificati sul campo, il downgrade dalla 16.0.20228.20190 alla 16.0.20228.20158 ha risolto la faccenda. Prima email di test dopo il ripristino, logo PNG originale di nuovo al suo posto, firma integra. Nessun intervento sui server, nessuna modifica alle policy di Exchange.
Visto che Microsoft al momento non ha né confermato né corretto il difetto, una strada percorribile consiste nel bloccare temporaneamente la versione di destinazione agendo sulla policy OfficeUpdate nel Registro di sistema. Il comando da lanciare è questo:
reg add “HKLMSOFTWAREPoliciesMicrosoftoffice16.0commonofficeupdate” /v updatetargetversion /t REG_SZ /d 16.0.20228.20158 /f
Fatto questo, si passa al client Click to Run indicando in modo esplicito quale build installare:
“C:Program FilesCommon Filesmicrosoft sharedClickToRunOfficeC2RClient.exe” /update user updatetoversion=16.0.20228.20158 forceappshutdown=true displaylevel=false
Serve però un po’ di attenzione. Il parametro forceappshutdown=true chiude le applicazioni Office aperte senza troppi complimenti, quindi lanciarlo alla cieca su una macchina condivisa o su postazioni dove qualcuno sta lavorando è un ottimo modo per far perdere del lavoro a qualcuno. Meglio pianificare l’operazione in una finestra di manutenzione, avvisando prima gli utenti coinvolti.
Il quadro complessivo, per chi gestisce parchi macchine di una certa dimensione, è quello di un problema che si manifesta in modo silenzioso. Nessun errore, nessun avviso, nessun messaggio bloccato. L’email parte regolarmente e chi la invia non si accorge di nulla, perché nella propria finestra di anteprima l’immagine continua a comparire correttamente. Il difetto emerge soltanto dall’altra parte, quando il destinatario apre il messaggio e trova al posto del logo aziendale un rettangolo vuoto, o un pixel trasparente da qualche centinaio di byte con la firma di Microsoft Office impressa nei metadati.










