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Brave lancia Email Aliases: addio email vera sui siti web

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Con la nuova funzione Email Aliases il browser Brave prova a chiudere una delle porte laterali più sfruttate dal marketing digitale, quella dell’indirizzo di posta lasciato in giro per il web. La novità arriva con la versione 1.94 per desktop rilasciata dalla software house fondata da Brendan Eich e permette di creare indirizzi email usa e getta da usare per registrarsi ai servizi online, tenendo al riparo la casella principale. Il meccanismo è semplice quanto efficace e non richiede competenze particolari.

Il ragionamento dietro la funzione parte da un problema noto a chi si occupa di privacy. Brave da anni blocca i tracker di terze parti nascosti nelle pagine web, compreso il Meta Pixel, ma quel tipo di protezione non copre tutto. Basta inserire la propria email per completare un acquisto su un sito che utilizza le inserzioni di Meta e l’azienda di Menlo Park può risalire a cosa è stato comprato. L’indirizzo diventa una chiave universale che collega attività diverse alla stessa persona, indipendentemente da quanti tracker vengono fermati dal browser.

Come funzionano gli alias generati da Brave

Per attivare Email Aliases serve un account Brave, creato con indirizzo email e password. Da lì l’utente può generare fino a cinque alias, cioè indirizzi casuali e unici da usare al posto di quello reale. Tutto ciò che arriva su questi recapiti temporanei viene inoltrato automaticamente alla casella principale, quindi nessun messaggio va perso e non c’è bisogno di controllare altre inbox. Chi ha bisogno di più di cinque alias deve passare all’abbonamento Premium.

Sul fronte della gestione dei dati la società è stata piuttosto netta. Brave non legge il contenuto delle email inviate agli alias, si limita ad applicare i filtri antispam e antivirus. Una volta consegnato, il messaggio viene cancellato dai server nel giro di pochi secondi. Se la consegna non riesce, per esempio perché la casella di destinazione è piena, il sistema riprova nelle 24 ore successive e poi elimina definitivamente il messaggio. Nessun archivio, nessuna copia che resta a disposizione dell’azienda.

Un dettaglio da tenere presente sullo spam

C’è un avvertimento che la società stessa mette in chiaro. Alcune email inoltrate tramite gli alias potrebbero finire nella cartella spam, perché Brave non è ancora riconosciuto come provider di posta affermato dai grandi servizi di webmail. Il rimedio è banale, basta segnalare che non si tratta di spam la prima volta e i messaggi successivi verranno recapitati regolarmente. Una seccatura iniziale, insomma, che si risolve con un paio di clic.

Sul piano della sicurezza degli account entra in gioco il protocollo crittografico OPAQUE, che consente di autenticarsi senza mai inviare la password ai server dell’azienda. Un dettaglio tecnico che passa inosservato all’utente comune ma che cambia parecchio le cose in caso di violazione dei sistemi, visto che non esiste una password da rubare nel senso tradizionale del termine.

L’idea di fondo è restituire un minimo di controllo su qualcosa che di solito viene ceduto senza pensarci. Ogni newsletter, ogni registrazione a un negozio online, ogni form compilato di fretta lascia una traccia collegabile a tutte le altre. Con gli alias quella catena si spezza, perché ogni servizio riceve un indirizzo diverso e non ha modo di incrociare le informazioni con quelle raccolte altrove. Se un alias inizia a ricevere troppa posta indesiderata, il ragionamento è intuitivo, si capisce anche da dove è arrivata la fuga.

La funzione è disponibile da subito nella versione desktop del browser, all’interno dell’aggiornamento 1.94 annunciato il 30 agosto 2026.

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