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Caricatore del laptop per ricaricare il telefono: è sicuro?

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Caricare il telefono con il caricatore del laptop è una di quelle abitudini che generano sempre qualche dubbio, eppure nella stragrande maggioranza dei casi non comporta alcun pericolo. Stessa porta USB-C su entrambi i dispositivi, alimentatore molto più potente da una parte e batteria piccola dall’altra: sembra una combinazione azzardata, ma la tecnologia che governa questi scambi è stata pensata esattamente per gestire situazioni del genere. Il motivo è tecnico e vale la pena capirlo, perché chiarisce anche perché certe aspettative sulla velocità di ricarica finiscono spesso deluse.

Il concetto da tenere a mente è semplice: un caricatore non spinge la sua potenza dentro il dispositivo collegato. È il dispositivo a decidere quanta corrente prendere. Il meccanismo si chiama USB Power Delivery, o USB-PD, uno standard sviluppato dall’USB Implementers Forum che regola il flusso di energia tra alimentatore e apparecchio.

Come funziona la negoziazione tra caricatore e smartphone

Nel momento in cui il telefono viene collegato all’alimentatore del portatile, i due si scambiano informazioni. Il caricatore comunica quali livelli di potenza può erogare, lo smartphone risponde indicando il massimo che riesce a gestire senza rischi. Ecco perché un alimentatore da 100W non manda in fumo i circuiti di un telefono: quel telefono non assorbirà mai più di quanto i suoi componenti interni sono progettati per sopportare.

Praticamente tutti i dispositivi recenti supportano USB-PD, dagli iPhone ai Pixel, dai Galaxy ai MacBook fino alla maggior parte dei laptop Windows. Quando entrambi i lati sono compatibili la negoziazione parte in automatico e quella combinazione può essere usata tutti i giorni senza pensarci. E se uno dei due non supporta lo standard? Succede semplicemente che la ricarica diventa più lenta: l’alimentatore si limita a erogare 5V/3A, quantità comunque sufficiente per rimettere in sesto qualsiasi smartphone in totale sicurezza.

Ricarica più veloce oppure no, dipende dal telefono

La domanda che segue è scontata. Un caricatore del laptop ricarica il telefono più in fretta? Dipende dalle specifiche dello smartphone. Se il dispositivo supporta la ricarica rapida ad alta tensione e l’alimentatore è in grado di erogarla, allora le velocità saranno superiori rispetto a un normale caricabatterie da parete. Apple, per esempio, indica che la ricarica rapida su molti iPhone recenti richiede un alimentatore USB-C da almeno 20W. Un caricatore da portatile da 65W supera ampiamente quella soglia, quindi iPhone negozierà la potenza che gli serve e si comporterà di conseguenza.

Attenzione però al rovescio della medaglia. Se un telefono ha un ingresso massimo limitato a 18W o 20W, collegarlo a un alimentatore da 100W non lo renderà più rapido. Assorbirà sempre e solo quello per cui è stato progettato. I watt in eccesso servono ad alimentare eventuali altri dispositivi collegati nello stesso momento. Vale anche il contrario, ovviamente: usare il caricatore dello smartphone per rimettere in carica un portatile porta a risultati modesti, perché quasi mai la potenza è sufficiente. A complicare le cose ci sono poi alcuni marchi che adottano protocolli proprietari di ricarica veloce, i quali pretendono cavo e alimentatore specifici per raggiungere le velocità dichiarate.

Dove si nasconde il rischio vero

Il pericolo non arriva dagli alimentatori di marca, ma dai caricatori non certificati comprati per pochi euro. I modelli contraffatti o progettati male spesso non hanno le barriere di isolamento necessarie tra la rete elettrica e l’uscita in corrente continua. In quel caso un picco di tensione può arrivare direttamente al telefono, con conseguenze anche serie. Discorso simile per i cavi scadenti: un cavo USB-C non certificato rischia di non avere la resistenza interna prevista dalle specifiche, mandando all’aria la comunicazione tra i due dispositivi.

Prima di collegare qualsiasi cosa conviene controllare le certificazioni di sicurezza. In Europa il riferimento è il marchio CE, mentre sui prodotti di importazione i marchi UL, che sta per Underwriters Laboratories, oppure ETL di Intertek restano indicatori affidabili. Ultima nota sugli accessori USB-C più piccoli e meno diffusi, come certe cuffie: potrebbero non avere al loro interno il microcontrollore capace di dialogare correttamente con un alimentatore ad alta potenza. Il rischio resta contenuto, ma in quei casi la scelta migliore è il caricatore originale fornito nella confezione.

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