Oscar Wilde ha lasciato alla società un patrimonio di frasi che resistono al tempo, e una in particolare continua a colpire per la sua ironia tagliente. Lo scrittore irlandese, autore di alcune tra le opere più lette al mondo, scrisse 136 anni fa una riflessione che suona ancora attualissima. Le sue parole hanno attraversato oltre un secolo senza perdere un grammo di significato, segno che certi meccanismi umani non cambiano mai davvero.
Non tutte le citazioni che circolano col suo nome, però, sono autentiche. Ce ne sono di attribuite in modo sbagliato, come quella che parla di trovare la pace interiore, dove si dice che in un mondo pieno di rumore la solitudine sia la canzone più bella. Frase suggestiva, certo, ma non uscita dalla penna dello scrittore. Altre invece restano scolpite proprio per la loro eleganza e per quel modo così suo di guardare le cose con distacco divertito.
La frase che ha attraversato il tempo
In Il ritratto di Dorian Gray, romanzo pubblicato nel 1890 e diventato la sua opera più celebre, si trovano diverse di queste massime capaci di strappare un sorriso e allo stesso tempo far riflettere. Una recita così: l’esperienza non è altro che il nome che gli uomini danno ai propri errori. La battuta compare nel capitolo quarto, pronunciata da Lord Henry Wotton, e a 136 anni dalla pubblicazione conserva tutta la sua forza.
Con queste parole l’autore, attraverso il personaggio, vuole far capire al lettore che si impara proprio dagli errori commessi, e che solo così si diventa un po’ più saggi. Nessun senso di colpa per aver sbagliato, insomma. Sono episodi che fanno parte della vita e che aiutano a crescere. Una filosofia disincantata che nella società di oggi trova ancora terreno fertile.
Un romanzo che continua a influenzare cinema e teatro
Il ritratto di Dorian Gray mescola alla perfezione terrore psicologico, filosofia e satira sociale. Racconta di Dorian Gray, un giovane di bellezza straordinaria che lascia senza parole un pittore, il quale decide di ritrarlo nel suo quadro definitivo. Davanti alla tela, Dorian esprime il desiderio che sia il dipinto a invecchiare al posto suo, così da restare per sempre giovane.
Da quel momento comincia una vita segreta fatta di eccessi, vizi, droghe, scandali e crudeltà. Il primo gesto meschino è il rifiuto glaciale di una giovane attrice, Sibyl Vane, spinta al suicidio. Tornato a casa, Dorian scopre che il volto nel dipinto è cambiato, e ora mostra una smorfia crudele.
Uscito tra le polemiche e non apprezzato da tutti al momento della pubblicazione, il romanzo resta uno dei più letti e influenti in assoluto. Ha dato vita a numerose trasposizioni al cinema e a teatro. Tra le più note c’è quella con Angela Lansbury, arrivata nel 1945 e premiata con un Oscar per la migliore fotografia. La Lansbury ricevette anche una candidatura, senza però portarsi a casa la statuetta.
Un’altra versione che in molti ricorderanno è Il ritratto di Dorian Gray diretto da Oliver Parker nel 2009, con Ben Barnes protagonista e accolto da critiche contrastanti. Nel 2003 arrivò poi nelle sale La lega degli uomini straordinari, che tra i suoi personaggi annovera proprio Dorian Gray, interpretato all’epoca da Stuart Townsend. Anche la serie Penny Dreadful, andata in onda tra il 2014 e il 2016, ha inserito Dorian tra i suoi protagonisti, questa volta con il volto di Reeve Carney.











