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OPS Italia, arresti per gli ex vertici Di Meglio e Carleo

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Due ordinanze di custodia cautelare in carcere hanno raggiunto oggi, 22 settembre 2026, gli ex vertici di OPS Italia, ovvero Ciro Di Meglio e Luca Carleo, che nella società avevano ricoperto rispettivamente il ruolo di Amministratore Delegato e quello di Direttore Generale. I provvedimenti rientrano nell’inchiesta della Procura di Milano che riguarda alcune società del gruppo OPS, tra cui appunto OPS Italia, in precedenza nota come EEMS Italia. Si tratta dell’ultimo capitolo di una vicenda che aveva già portato, nelle settimane scorse, a un rimescolamento profondo dei vertici societari, con le dimissioni di entrambi dai rispettivi incarichi. Le misure cautelari sono state disposte all’interno dell’indagine condotta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Milano, che ipotizza presunte frodi sul mercato finanziario per oltre 30 milioni di euro. Vale la pena ricordarlo subito, perché è un punto che spesso si perde nel racconto delle cronache giudiziarie: si parla di contestazioni formulate in un procedimento penale ancora in corso, e le eventuali responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

Gli interrogatori preventivi e le ipotesi di reato

Le ordinanze sono arrivate dopo gli interrogatori preventivi dell’11 settembre 2026 e la successiva decisione della Giudice per le indagini preliminari Giulia D’Antoni. L’inchiesta è coordinata dal Pubblico Ministero di Milano Nicola Rossato e riguarda alcune operazioni finanziarie che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state realizzate attraverso società del gruppo OPS.

L’elenco delle ipotesi di reato è piuttosto lungo e comprende, a vario titolo, manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali relative a società quotate, formazione fittizia del capitale e malversazione di erogazioni pubbliche. Nel complesso l’indagine coinvolgerebbe 35 persone e tre società, mentre per altri indagati sarebbero state disposte misure interdittive. Tutto era emerso pubblicamente alla fine di luglio 2026, quando il Nucleo speciale di polizia valutaria aveva eseguito una serie di perquisizioni e sequestri preventivi. Le società quotate coinvolte erano OPS eCom, prima denominata Giglio Group, OPS Italia, prima EEMS Italia, e OPS Retail, già Netweek. In quella fase erano state sequestrate azioni e quote societarie, oltre a una somma superiore ai 100mila euro indicata dagli inquirenti come presunto profitto del reato di manipolazione del mercato. La Procura aveva già chiesto allora la custodia cautelare in carcere per Di Meglio e Carleo, e la GIP aveva fissato gli interrogatori preventivi prima di decidere.

Sul fronte della difesa, secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa, i legali dei due non condividono il provvedimento e hanno annunciato che presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame. L’inchiesta resta nella fase delle indagini e vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Il riassetto societario e il piano di ristrutturazione

Nei giorni immediatamente successivi all’emersione dell’inchiesta, OPS Italia aveva visto cambiare radicalmente la propria struttura di comando. Di Meglio aveva rassegnato le dimissioni dalle cariche ricoperte, Carleo aveva lasciato la direzione generale, poi erano arrivate ulteriori dimissioni di componenti del Consiglio di Amministrazione fino alla cessazione dell’intero CdA. Nelle prime comunicazioni, OPS e le altre società coinvolte avevano assicurato che le attività operative proseguivano regolarmente e di aver collaborato con l’Autorità Giudiziaria. Gli amministratori interessati avevano nominato i propri difensori, manifestando l’intenzione di far valere la propria estraneità rispetto ai fatti contestati.

Solo pochi giorni fa, il 17 settembre 2026, era arrivato un nuovo comunicato della società con alcuni aggiornamenti. Tra questi, una modifica relativa all’aumento di capitale riservato a Ciro Di Meglio, deliberato dal precedente Consiglio di Amministrazione il 4 febbraio 2026 tramite la conversione dei crediti vantati verso la società. L’importo, inizialmente quantificato in 245.000 euro, è stato poi rideterminato in 236.200 euro dopo le verifiche effettuate durante la predisposizione dell’Accordo di Ristrutturazione del debito.

Nello stesso documento la società aveva aggiornato la situazione sul Piano di Ristrutturazione del debito ai sensi dell’articolo 57 del Codice della Crisi d’Impresa, depositato al Tribunale di Milano il 17 giugno 2026 e sul quale, a quella data, il Tribunale non si era ancora espresso. OPS Italia aveva evidenziato come l’approvazione del Piano sia considerata essenziale per la continuità aziendale. In caso di rigetto dell’istanza sarebbe necessario rivalutare la sussistenza della continuità stessa, compresa l’eventuale apertura di una procedura di liquidazione, con conseguente possibile revisione della Relazione finanziaria 2025 secondo i principi contabili propri della liquidazione.

Fonte: TecnoAndroid

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