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OpenAI rinvia l’IPO al 2027: Altman cita i rischi sicurezza

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La quotazione di OpenAI in Borsa slitta, e a metterlo nero su bianco è stato direttamente Sam Altman. L’azienda aveva depositato la documentazione alla SEC, la commissione che vigila sui mercati finanziari statunitensi, all’inizio di giugno, ma il passaggio vero e proprio sui listini non arriverà prima del 2027. A confermarlo è stato lo stesso amministratore delegato in un’intervista a Fortune, chiudendo il cerchio su un’indiscrezione che girava già da mesi. Il motivo, spiegato senza troppi giri di parole, ha a che fare con i problemi di sicurezza emersi di recente.

Pochi giorni dopo l’invio dei documenti alla SEC, Altman aveva già informato i dipendenti che l’IPO, cioè l’offerta pubblica iniziale, sarebbe stata rimandata al 2027. La lettura interna era abbastanza chiara: prendersi più tempo conviene, soprattutto se nel frattempo l’azienda riesce a fare passi avanti concreti sull’auto-miglioramento ricorsivo. Detto in parole semplici, la capacità dei modelli di intelligenza artificiale di costruire versioni più potenti di se stessi.

Il nodo sicurezza pesa più del mercato

Curiosamente, quello stesso auto-miglioramento ricorsivo è il pericolo numero uno secondo Dario Amodei. Il co-fondatore e amministratore delegato di Anthropic ha suggerito di rallentare lo sviluppo dei modelli per evitare conseguenze pesanti, arrivando a ipotizzare che gli agenti AI possano prendere il controllo dell’intera Internet nel giro di 6-12 mesi. Due visioni che, pur partendo da posizioni diverse, finiscono per intrecciarsi sullo stesso punto critico.

Nell’intervista a Fortune, Altman è stato piuttosto diretto. Ha spiegato che, alla luce di tutto quello che sta accadendo sul fronte della sicurezza, non è il momento giusto per quotarsi in Borsa e che l’azienda non avverte alcuna pressione in tal senso. C’è molto lavoro da fare, ha aggiunto, perché bisogna rispondere alle esigenze attuali in termini di sicurezza e allineamento e capire come industria e governi possano collaborare davvero.

Il riferimento non è generico. Sam Altman parla degli attacchi realizzati dagli agenti AI di OpenAI e Anthropic, episodi che hanno cambiato il clima attorno al settore e che pesano più di qualsiasi valutazione di mercato.

Il rischio estinzione e la responsabilità dei laboratori

Alla domanda sull’avvertimento lanciato da un ex ricercatore e da una dipendente di Anthropic, la risposta di Altman è stata netta: qualsiasi probabilità di estinzione dell’umanità è inaccettabile. Che si parli del 10%, dell’8% o del 6%, ha spiegato, il punto resta lo stesso. Tutti hanno una responsabilità enorme e non si può permettere che l’ego, gli incentivi al profitto o qualunque altra cosa si mettano di mezzo.

Il principio su cui, secondo il numero uno di OpenAI, dovrebbero convergere tutti è semplice da enunciare e complicatissimo da applicare: non si possono intraprendere azioni che rischino di far perdere il controllo del futuro a vantaggio dell’intelligenza artificiale. Bisogna agire in modo da non correre nessuno di questi rischi, e a suo dire la cosa è possibile.

Sul fronte opposto, il concorrente diretto sembra muoversi con tempistiche più strette. Secondo fonti vicine alla vicenda, Anthropic avrebbe scelto il Nasdaq per il proprio approdo in Borsa, con un’operazione attesa entro la fine del 2026. Una scelta che, se confermata, metterebbe l’azienda guidata da Amodei sui mercati con circa un anno di anticipo rispetto alla rivale, nonostante le posizioni molto prudenti espresse pubblicamente proprio sui rischi legati allo sviluppo accelerato dei modelli.

Resta quindi il quadro delineato da Altman: documenti già depositati, nessuna fretta di completare il percorso, e una finestra che si apre soltanto nel 2027. Con l’intelligenza artificiale, il calendario finanziario si piega alle priorità tecniche, e in questo caso la sicurezza ha avuto la precedenza sul debutto azionario.

Fonte: TecnoAndroid

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