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Due astronauti italiani cammineranno sulla Luna, e stavolta non si tratta di un’ipotesi buttata lì in una conferenza stampa. A metterlo nero su bianco è stato Jared Isaacman, amministratore della NASA, che durante l’Air, Space & Cyber Conference organizzata vicino a Washington ha collegato in modo esplicito il contributo italiano alla futura base lunare americana con due posti riservati a nostri connazionali nel programma Artemis. Niente nomi, niente date, ma il principio è fissato.
Il ragionamento di Isaacman parte da un punto molto concreto, cioè da cosa la NASA si aspetta dai partner internazionali per tirare su in fretta le infrastrutture che serviranno a vivere sulla superficie lunare. E qui l’Italia ha giocato una carta pesante, firmando lo scorso 31 marzo 2026 a Washington un accordo bilaterale con gli Stati Uniti per lo sviluppo dei moduli abitativi. Un progetto che passa dall’Agenzia Spaziale Italiana e dalle aziende aerospaziali del nostro Paese.
Il modulo MPH, la carta italiana per la base lunare
Il cuore del contributo si chiama Multi-Purpose Habitation Module, abbreviato in MPH. Si tratta di un modulo pressurizzato pensato perché gli equipaggi possano viverci e lavorarci davvero, non solo appoggiarsi per qualche ora. Il coordinamento è dell’ASI, lo sviluppo procede insieme a Thales Alenia Space Italia, e l’obiettivo dichiarato è farlo diventare uno dei tasselli dell’infrastruttura abitativa della NASA sulla Luna.
Numeri alla mano, secondo Isaacman l’Italia metterà sul piatto oltre 4,5 miliardi di euro per realizzare uno dei primi moduli abitativi destinati alla superficie lunare. Proprio a fronte di questo impegno arrivano i due posti per gli astronauti italiani. Chi saranno e su quali missioni voleranno, però, resta una pagina bianca, così come le date degli allunaggi.
Attenzione a non fare confusione con Luca Parmitano, che è già assegnato ad Artemis III, missione prevista nel 2027 per testare la capsula Orion e due diversi lander lunari commerciali. Quel volo, però, non prevede alcun allunaggio. I due posti di cui parla Isaacman sono un’altra cosa.
Lo Statement of Intent firmato dal ministro Adolfo Urso e dallo stesso Isaacman copre la cooperazione sulla superficie lunare a trecentosessanta gradi, quindi non solo i moduli abitativi ma anche sistemi di comunicazione e attività scientifiche. L’orizzonte è una presenza umana stabile vicino al polo sud lunare, costruita pezzo dopo pezzo.
Un canale diretto con Washington che scavalca l’ESA
C’è un dettaglio che vale la pena sottolineare. L’intesa sul modulo MPH è stata siglata direttamente tra NASA e ASI, senza passare dall’Agenzia Spaziale Europea. Fino a oggi le opportunità di volo per gli astronauti europei erano legate ai contributi versati all’ESA, e i finanziamenti hanno storicamente premiato Germania e Francia, che nel bilancio dell’agenzia pesano di più. L’accordo bilaterale apre quindi una strada parallela.
Qualche malumore dentro l’ESA potrebbe nascere, anche se al momento nessuno può dire se avrà conseguenze pratiche su altri progetti. Saranno semmai le reazioni dei vertici europei a chiarirlo. Il governo italiano, dal canto suo, ha precisato già a marzo che l’opportunità di volo ottenuta per via diretta si somma a quelle che potranno arrivare dai rapporti tra NASA ed ESA, come annunciato dal direttore Josef Aschbacher durante la Ministeriale di Brema. Due binari distinti, potenzialmente complementari.
Polo sud lunare, ghiaccio d’acqua e una gara che accelera
Il polo sud della Luna è l’area più ambita della nuova fase di esplorazione, soprattutto per la possibile presenza di acqua sotto forma di ghiaccio. Risorse che servirebbero agli equipaggi, ma anche alle infrastrutture e, guardando più avanti, alla produzione di propellente.
Il modulo italiano potrebbe diventare uno degli elementi della futura Moon Base americana. A maggio la NASA aveva dato il via libera alla prosecuzione dello sviluppo, con l’ipotesi di arrivo sulla superficie lunare nei primi anni del prossimo decennio.
Fonte: TecnoAndroid








