Mentre cresce il dibattito sull’impatto ambientale delle grandi infrastrutture digitali, i data center di OpenAI tornano al centro dell’attenzione per una ragione ben precisa: consumeranno tanta energia quanta ne serve a una città intera. Non è un modo di dire, è la fotografia di dove sta andando il settore dell’intelligenza artificiale, che ha una fame di potenza di calcolo difficile da immaginare fino a poco tempo fa.
C’è chi questa espansione la contesta apertamente. Erin Brokovich, per esempio, porta avanti da tempo la sua battaglia contro la costruzione di nuove strutture, che tira dietro consumi enormi e problemi legati all’uso spropositato di acqua. Nonostante le critiche, però, le grandi aziende tecnologiche non hanno alcuna intenzione di rallentare. Anzi, il ritmo degli investimenti sembra accelerare mese dopo mese.
Perché servono così tanta energia e così tanti soldi
Il punto è semplice da spiegare, anche se le cifre sono tutt’altro che semplici da digerire. Ogni nuovo modello di intelligenza artificiale ha bisogno di una quantità impressionante di potenza di calcolo, e questo si traduce in una richiesta di energia che qualche anno fa nessuno avrebbe messo in preventivo. Ecco spiegato il motivo per cui i colossi del settore continuano a versare somme sempre più alte non solo nei server, ma anche nelle reti elettriche e nei sistemi di raffreddamento, che diventano fondamentali quando le macchine lavorano senza sosta.
In questo scenario OpenAI occupa una posizione di primo piano. L’azienda ha messo in conto investimenti complessivi che sfiorano i 640 miliardi di euro entro il 2030. Un dato che colpisce già di suo, ma che diventa ancora più significativo se si considera un dettaglio: parliamo di una cifra superiore di circa il 25 per cento rispetto alle stime circolate solo pochi mesi prima.
Un aumento del genere, in così poco tempo, racconta meglio di tante parole quanto sia in continua evoluzione questo mercato. Le previsioni vengono riviste al rialzo di continuo, segno che la corsa alla potenza di calcolo non ha ancora trovato un tetto. E ogni volta che si alza l’asticella degli investimenti, sale di pari passo anche il fabbisogno energetico delle nuove strutture.


